Home Recensioni

Recensione, Black Mirror prima stagione

1030
Recensione, Black Mirror prima stagione

Cos’hanno in comune la tecnologia, un uomo – un politico – , un maiale e un rapporto sessuale? La risposta la trovate nel lato oscuro dello specchio.

Black Mirror nasce 2011. In quell’anno, il produttore britannico Charlton Brooker ideò per Endemol una miniserie che si poneva come obiettivo mostrare il lato oscuro dell’umanità e di ciò che più di ogni altra cosa ha condizionato la vita negli ultimi decenni: la tecnologia.

In realtà, quando si parla di Black Mirror piuttosto che di una serie televisiva in senso stretto sarebbe forse più corretto parlare di un format. Ognuna delle tre puntate che compongono la stagione (due in tutto, finora) è slegata dalle restanti: ha una propria trama, un proprio cast e persino il mondo in cui è ambientata la vicenda narrata è unico e diverso di puntata in puntata.

Il mondo descritto è ora il nostro, ora una deriva dispotica dove a farla da padrona troviamo sempre lui: il progresso. Non c’è nulla che possa resistere alla fiumana del tempo, lo scrivevano gli antichi e lo osserviamo ancora oggi. Black Mirror parte da questa inesorabile certezza per delineare delle storie uniche, dove la vita di ogni uomo o donna porta i segni di ciò che altri uomini e donne hanno sperimentato. Un mondo dove ogni componente negativa è portata all’estremo, dove la perfezione lascia spazio ad elementi distopici.

La serie unisce elementi tipici della fantascienza e ad aspetti più marcatamente ritrovabili nella letteratura distopica (su tutti, impossibile non citare 1984 di George Orwell e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury).

Per comprendere la potenza comunicativa del format di cui si scrive è bene partire dalle origini. Black Mirror, come detto, è una miniserie. Ogni episodio può essere considerato alla stregua di una opera cinematografica e, vuoi per la cura nei dettagli, vuoi per la trama e per emozioni che suscita nello spettatore, il paragone pare tutt’altro che azzardato.

Conviene partire dall’origine in quanto la puntata di apertura dello show, National Anthem (la serie è stata trasmessa in italia da Sky Cinema 1 e l’episodio in questione è da noi conosciuto col titolo di Messaggio al Primo Ministro), rappresenta un perfetto manifesto per ciò che la serie ambisce a essere: una dissacrante e inquietante analisi della nostra società, di ciò che siamo e di ciò che andremo a essere.

L’episodio si apre in piena notte: il primo ministro britannico è Michael Callow (Rory Kinnear). Immaginate la scena: uno degli uomini più potenti del mondo dorme di fianco alla moglie. Dalle sue mani pende una parte del destino del mondo e, senza dubbio, quello del suo paese. È un uomo potente e rispettato ma, come tutti i politici, la sua forza deriva dal consenso e il consenso nasce dalla comunicazione. Callow viene svegliato da una telefonata. Una voce appartenente al suo staff lo avverte che la principessa Susanna (Lidia Wilson), figlia della regina d’Inghilterra, è stata rapita la sera precedente. Il rapitore ha già fatto pervenire la propria richiesta, una richiesta che interessa in prima persona il Primo Ministro Callow.

Gli attimi che seguono, Callow che riceve il messaggio e lo spettatore che diviene partecipe della richiesta sono difficilmente descrivibili. Callow e lo spettatore sono l’uno di fianco all’altro, davanti a loro un video che ritrae la principessa Susanna in lacrime. Intorno a loro, lo staff presidenziale è in imbarazzo. “Loro sanno già” viene da pensare. Ma cos’è che sanno? Provate a indovinare. Non ci riuscireste.

La tensione cresce, i dubbi sovvengono. A spezzarli, la più assurda delle richieste alle quali si possa pensare. Affinché la principessa possa tornare a casa, il rapitore non chiede denaro, non chiede favori. Vuole soltanto che il primo ministro Callow vada in diretta sulla televisione nazionale e lì, davanti ai sui cittadini ed elettori, abbia un rapporto sessuale con un maiale.

Trattenere una risata è impossibile, lo ammetto. Appare impossibile, inoltre, non pensare a ciò che oggi è agli occhi del mondo (per noi italiani in modo particolare) il politico medio: il rapporto con un maiale può sembrare l’ideale contrappasso. Lo stesso Alighieri, forse, difficilmente avrebbe potuto ideare di meglio.

Dietro l’epocale What the fuck, però, si nasconde ben altro. Black Mirror 1×01 mostra come una notizia possa sfuggire di mano e come l’uomo più potente del paese, il primo ministro, possa trovarsi in balia della rete, dei social e di ciò che la gente pensa. Il primo ministro cercherà in ogni modo di risparmiarsi la gogna mediatica, ora cercando di arginare il diffondersi del video in cui è annunciata al mondo la richiesta, ora tentando in tutti i modi di beffare il rapitore. A far da sfondo, tecnologia e comunicazione. Si tratta dell’uomo contro la macchina: impiega più tempo una squadra delle forze speciali a raggiungere un edificio o un twit a partire dallo smartphone di un’ambiziosa giornalista? E se il rapitore non venisse preso, se la notizia trapelasse… come reagirebbe l’opinione pubblica? Il primo ministro vivrà sulla propria pelle le pressioni mediatiche e le vicende di susseguiranno fra speranze e disillusione sino all’inevitabile epilogo.

Un sottotitolo ideale potrebbe essere: quanto impiega la comunicazione di massa a stravolgere la vita dell’uomo più potente del mondo. Vedere per chiedere.

La prima stagione di Black Mirror si compone dei seguenti episodi:

  • 1×01 – The National Anthem (Messaggio al Primo Ministro);
  • 1×02 – 15 Millions of Merits (15 milioni di celebrità );
  • 1×03 – The Entire History of You (Ricordi pericolosi).

Mentre il primo episodio si svolge in un contesto molto simile al nostro, il secondo e il terzo sono ambientati in un futuro molto distante. Rispettivamente, le puntate trattano del significato della parola talento al tempo dei talent show e della manipolazione dei ricordi. Impossibile non citare i molteplici rimandi alle opere di Orwell o ai 15 Minutes of Fame di Andy Warhol.

In onda su Channel 4, la prima stagione di Black Mirror viene insignita nel 2012 del prestigioso International Emmy come miglior miniserie prodotta al di fuori degli Stati Uniti. Alla prima stagione ha fatto seguito una seconda. Quest’ultima passerà alla storia, fra l’altro, come la serie nella quale è stata di fatto anticipato il successo di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle alle politiche del 2013. Per i più impazienti, in attesa di trattare la seconda stagione di Black Mirror, la puntata in questione si intitola The Waldo Moment e in Italia è conosciuta col titolo di Vota Waldo!

Come sempre, vedere per credere.

Mirko Pasca

JustNews.it è in vendita. Per informazioni [email protected]

RASSEGNA PANORAMICA
Recensione, Black Mirror prima stagione
Articolo precedenteBaby K: c’è anche Tiziano Ferro nel nuovo video “Sei sola”
Articolo successivoIl superudito della cavalletta verde

1 commento

  1. bomba assoluta, la seconda della prima stagione è una delle cose migliori che abbia visto negli ultimi anni. seconda stagione un pò in calando, ma l’ultimo episodio è inquietantemente vicino alla nostra realtà politica.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here