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Recensione: Black Sails

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Quindici uomini, quindici uomini,
sulla cassa del morto.

Yoh, oh, oh! E una bottiglia di Rhum!
Quindici uomini, quindici anime,
sulla cassa del morto.

Yoh, oh, oh! Black Sails era una delle serie che attendevo con più ansia. Come si è già scritto, Starz (la “mamma” dei vari Spartacus) ha pensato questa serie come un prologo ideale per il libro L’Isola del Tesoro di Louis Stevenson. Non entro nel merito letterario, se la serie è prequel o meno non saprei dirlo, quello di cui posso certamente scrivere è questo intrigantissimo pilot in cui ci viene presentato il Capitano Flint (Toby Stephens) e la sua ciurma.

Le prime scene ci vedono a bordo della Walrus, la gloriosa nave del più temuto dei pirati. La Walrus è vicina ad una imbarcazione e la ciurma si prepara a un arrembaggio che si concluderà nel sangue.
A bordo della Walrus c’è però qualcosa di strano e lo avvertiamo subito: finito l’arrembaggio, il capitano si ritira nella sua stanza e un uomo del suo equipaggio, Singleton, arringa la ciurma contro il “capitano tiranno” e i suoi “salari da fame”. Singleton potrebbe quasi essere scambiato per un sindacalista non si trattasse di un pirata “grosso, brutto e cattivo” che aspira a prendere il posto di Flint.
Veniamo dunque a conoscenza del fatto che a giorni l’equipaggio si riunirà e sceglierà se ammutinarsi o meno. Questa scelta verrà presa tramite un voto e Flint sa già che avere i voti necessari a mantenere il proprio ruolo sarà difficile.

Chiederà allora a Gates (Mark Ryan), uno dei suoi uomini più fidati, di cercare una soluzione. Quando la Walrus sbarcherà a New Providence, la terra dei pirati, Gates chiederà a Eleanor Guthrie (Hannah New) un aiuto economico per acquistare la fiducia in Flint dei membri dell’equipaggio che sembrano propensi a sostenere Singleton.
Eleanor intrattiene per conto di suo padre rapporti con i molti filibustieri di New Providence, acquista la merce dei loro bottini e la rivende. Fra i Guthrie e i pirati ci sono molti interessi e, forse riconoscendo il valore di Flint, forse per altro, Eleanor accetta di aiutare Gates. Il tentativo di Gates fallirà, in quanto il capitano Vane (Zach McGowan) aiuterà Singleton, sperando così di liberarsi dello scomodo rivale. A Flint non resterà che accusare Singleton di tradimento e risolvere la faccenda in un brutale duello, di quelli che su Starz riescono bene da tempo immemore.

Cosa dire di questa nuova serie? Da un lato, i pirati sul piccolo schermo – anime a parte – mancavano senz’altro e la storia di Flint e di John Silver (anche lui presente nella puntata) è certamente interessante. La trama si snoda mischiando personaggi realmente esistiti (Vane è uno di questi) e altri immaginari (quelli nati dalla mente di Stevenson e non solo) e ha tutti gli elementi di base per essere una bella storia di pirati: un tesoro da cercare, cattivi filibustieri da cui guardarsi le spalle, la marina inglese da cui stare alla larga e tutta una serie di elementi cruenti e loschi figuri che riescono a ricreare perfettamente l’atmosfera.
Dall’altra parte, Starz non si smentisce: oltre alle scene d’azione, sono due e entrambe ben realizzate (con tanto di schizzi di sangue sulla telecamera), condisce la narrazione con scene erotiche e omoerotiche che farebbero a gara con le controparti HBO. Questo rende Black Sails una produzione per un pubblico maturo, discostando sostanzialmente il target da quello del libro: Stevenson scrive per il figlio e il suo è un libro per ragazzi.

Questo non può essere un difetto, anche perché New Providence è quello che è ed i protagonisti delle vicende sono pirati, assassini e prostitute. Una di esse, Max (Jessica Parker Kennedy) incrocerà il nuovo cuoco (ne siamo proprio sicuri? Chi conosce John Silver, interpretato da Luke Arnold, non può che dubitarne) della Walrus e insieme intraprenderanno la loro personale caccia al tesoro. Il tutto dopo l’incontro tra John e “Barbanera”.
In conclusione, Black Sails non è una serie per tutti, ma lo è senz’altro per gli amanti delle storie di pirati – quelle vere, ricordando chi è il pirata e da dove nasce il suo mito – e delle serie d’azione alla Spartacus.

Il lavoro di scrittura di Michael Bay è egregio e la recitazione è a tratti molto buona (in altri casi, come per Eleanor, bisogna semplicemente “entrare nel personaggio”). Il Flint che vediamo a fine puntata è il vero Flint, ambizioso e senza scrupoli, e la scena dello scontro con Singleton vale da sola la visione della puntata. Un plauso inoltre alle musiche, che si avvalgono del lavoro di Bear McCrearyThe Walking Dead: sono azzeccate e accrescono la bellezza dell’atmosfera che si avverte guardando questo pilota.

Voto da 1 a 5: 3,5

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