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Recensione: Gone Girl – L’amore bugiardo

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Gone Girl – L’amore bugiardo

Uscita nelle sale: 17 Dicembre 2014

Regia: David Fincher

Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Missi Pyle

Produzione: Usa

Genere: Thriller, Drammatico

Durata: 149 min.

Era da ben tre anni che David Fincher non si faceva vedere sul grande schermo con uno dei suoi grandi successi, impegnato nella produzione e nelle riprese di un altro clamoroso successo, questa volta non cinematografico, bensì televisivo, ossia House of Cards – Gli intrighi del potere. Con Fincher c’eravamo dunque lasciati con il bellissimo Millennium – Uomini che odiano le donne, remake americano dell’omonima versione cinematografica svedese. Inoltre, l’anno precedente il regista aveva realizzato un’altra meravigliosa pellicola sulla storia di Facebook e del suo creatore Mark Zuckerberg, The Social Network. Insomma, tutto questo per dire che un film firmato da David Fincher mancava a molti, ai cinefili più incalliti, ai veri intenditori e anche a una grossa fetta del pubblico giovanile, rimasto entusiasta di Fight Club (1996).

Il pluripremiato regista di Seven “resuscita” e si palesa ai suoi spettatori con Gone Girl – L’Amore Bugiardo, in cui figurano come protagonisti Ben Affleck (Argo, To the Wonder) e Rosamund Pike (La morte può attendere, Orgoglio e pregiudizio) nel ruolo dei coniugi Nick e Amy Dunne. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn, che cura, peraltro, la sceneggiatura della pellicola.

Dopo cinque anni di matrimonio, il rapporto tra i coniugi Nick (Ben Affleck) e Amy Dunne (Rosamund Pike) incomincia a incrinarsi. La mattina del loro quinto anniversario Amy scompare misteriosamente, lasciando un vuoto nel cuore del marito e nella loro bella casa nel Missouri. La polizia inizia a indagare su Nick, sospettato di aver fatto sparire e ucciso, con l’aiuto della sorella Margot, la moglie per coprire la sua infedeltà coniugale. Agli occhi del detective Rhonda Boney (Kim Dickens) e dei mass media Nick non può che essere il colpevole. Ma la storia non finisce qui.

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Con Gone Girl – L’amore bugiardo, Fincher confeziona un algido e raffinatissimo thriller psicologico sul rapporto matrimoniale e sull’estensione di quest’ultimo all’interno della società, in questo particolare caso di quella americana. Le sue inquadrature, di una precisione chirurgica, riassumono in loro stesse il messaggio ultimo del film: dietro all’apparenza si cela il nulla. Ed ecco, dunque, che le prime inquadrature del vicinato e di casa Dunne, apparentemente prive di significato, assumono, invece, grande importanza una volta terminato e compreso il film. Esse, in realtà, sono un enorme indizio su quanto potrà accadere durante lo svolgimento della storia, che, per l’appunto, confluirà in una riflessione sull’inconsistenza dei rapporti sentimentali e sulla comprensione viscerale della realtà umana, ridotta a un mero show televisivo in cui non conta più quello che sei ma quelli che dici e come ti presenti a quella massa degli stolti di cui persino Platone parlava ne Il simposio.

In quest’ottica s’inserisce anche la feroce critica che il regista rivolge al mondo della televisione e, in particolare, dei mass media. Fincher mostra aspramente come i giornalisti, i presentatori tv e gli show men siano totalmente disinteressati alla verità e, anzi, la distorcano per raggiungere una maggiore visibilità e un più ampio consenso tra il pubblico. E’ ovvio come questo discorso, nel film circoscritto alla sola società americana, sia facilmente estendibile alla società contemporanea in generale, costituita da squallidi individui e fagocitrice di false apparenze e vuoti discorsi.

4 Commenti

  1. ottime osservazioni, ti trovo particolarmente ferrato in materia… non che non si fosse capito dalla recensione e dal sito in cui scrivi. complimenti. Io continuerò sicuramente ad andare al cinema, ma tu continua a scrivere recensioni, che io sono qui a leggere…
    oggi io ho optato per pasta con il tonno!
    buona domenica anche a te!

  2. Tommaso, conoscendoti, apprezzo la tua critica, che ho trovato molto costruttiva (cosa assai rara di questi tempi). Ovviamente, i nostri pareri concernenti il film collidono dal momento che sono espressione di modi soggettivi, e perciò diversi, di vedere il cinema. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato assai la pellicola di Fincher e, anzi, mi è parso che Ben Affleck, cui è stato affidato un ruolo di estrema superficialità emotiva, in quanto attore di estrema superficialità espressiva, sia perfetto per interpretare Nick Dunne. Rosamund Pike mi ha ricordato molto una delle bionde angeliche predilette dal maestro Alfred Hitchcock, impassibile, algida, glaciale e letale nel suo essere egoisticamente spregiudicata e utilitarista. Detto questo, abbandono il pc per gustarmi un buon piatto di pasta al pomodoro. Buon Pranzo e Buona Domenica! P.S. : Non smettete mai di andare al cinema!

  3. sono in disaccordo… il film, di una durata davvero eccessiva per ciò che deve rappresentare, racconta una storia improbabile in cui le reazioni umane di quasi tutti i personaggi sono strumentalizzate ai fini del racconto. La prima parte del film, in cui ci viene mostrato il dramma che porta poi allo sviluppo degli eventi, mi è sembrata inutilmente lunga, e scritta da una persona completamente diversa da quella che ha scritto il resto della sceneggiatura, sicuramente più piacevole, curata e intrigante, anche se solo per una trentina di minuti… Nick, un personaggio caratterizzato davvero superficialmente, ha un comportamento che mi è sembrato quasi comico inizialmente, tuttavia, in pochissimo tempo, subisce una radicale trasformazione, ai limiti dell’umano, diventando un’altra persona… il mutamento, a mio parere, non è apprezzabile perchè troppo rapido e radicale, non è graduale ma improvviso. La parte centrale del film, che ci spiega come sono andate le cose, è particolarmente interessante e curata, ma scade in un epilogo in cui l’umanità e la razionalità, soprattutto quella degli investigatori, che perdono ogni sorta di interesse per la chiarezza dei fatti, sono azzerate e trascurate. L’ultimo quarto d’ora, sicuramente la parte più pesante e, a mio parere, inutile, di tutto il film, tenta di esplorare come l’animo umano possa sopportare situazioni sentimentali giunte al limite, purtroppo il film si è lasciato alle spalle una serie di reazioni e comportamenti così disumani, nel senso di “senza umanità”, che ha già perso credibilità… Il finale, quasi un deus ex machina, sembra arrivare dal nulla, e mi è sembrato ancora più improbabile di tutto ciò che è stato mostrato in precdenza.

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