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Recensione Jurassic World Il regno distrutto

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Recensione Jurassic World Il regno distrutto

Isla Nublar, l’isola del parco tematico andato letteralmente distrutto in Jurassic World, è ormai prossima alla distruzione a causa dell’improvviso risveglio di un vulcano dormiente. L’eruzione potrebbe spazzare via l’intera popolazione di dinosauri e il Congresso americano è chiamato a decidere se salvare questi animali o se abbandonarli alla crudele sorte di una nuova estinzione.

Mentre il dibattito etico accende gli animi, Claire Dearing, a capo del Gruppo Protezione dei dinosauri, guida una campagna per salvarli dalla catastrofe. Dopo l’incontro con un vecchio e malandato Sir Benjamin Lockwood, storico partner di Hammond, e con il suo pupillo Eli Mills, Claire si imbarca in una missione che non può che essere impossibile: traghettare via gli animali, come in una nuova Arca di Noè, e liberarli in una paradisiaca riserva chiusa al pubblico, in cui i dinosauri potranno vivere in libertà.

Quel che serve per portare a termine la missione è il sistema di tracciamento dei dinosauri ideato da Claire, e che solo lei può rimettere in funzione, e l’aiuto di Owen Grady, l’addestratore che aveva cresciuto Blue, l’ultimo e intelligentissimo velociraptor di Isla Nublar.

Peccato però che la missione finanziata da Lockwood nasconda in realtà, a sua stessa insaputa, il diabolico piano di Mills di catturare gli animali per venderli all’asta come armi a loschi e super cattivissimi individui provenienti da tutto il mondo. Il film parte a spron battuto tra T-Rex e altri innumerevoli “carnosauri”, fughe rocambolesche e 1salti nel vuoto. A questo si aggiungono piogge torrenziali, acque agitate da mostri marini e lava bollente che minacciano la sopravvivenza delle specie redivive.

Claire e Owen, con l’aiuto della paleo-veterinaria Zia Rodriguez e dell’esperto di sistemi informatici Franklin Weeb, affrontano la lava, i dinosauri e i bracconieri in un susseguirsi frenetico di eventi, almeno per tutta la prima parte del film. Nessuno dei personaggi però è davvero degno di nota. Mills non fa mai realmente paura. Il Dr. Ian Malcolm (Jeff Goldblum) è relegato al ruolo di grillo parlante e i personaggi dei nuovi arrivati sono a malapena abbozzati.

Recensione Jurassic World Il regno distrutto
Recensione Jurassic World Il regno distrutto

Unico luogo di respiro: la villa di Lockwood, dove conosciamo l’altrettanto unica sorpresa positiva del film: la piccola Masie, nipote di Lockwood e “identica” alla defunta figlia del magnate. Ah, quasi dimenticavo che al già ferocissimo Indominus Rex del primo Jurassic World si aggiunge una creatura ibrida creata dal genio del Dr. Wu, l’Indoraptor, una vera e propria macchina per uccidere.

La parte seconda di ogni trilogia si vela di distruzione e terrore, per spianare la strada a un capitolo terzo in cui l’ordine viene ristabilito, qualunque esso sia. Ma qui c’è dell’altro. Come dice la stessa Claire nel film: tutti ricordano la prima volta che hanno visto un dinosauro, e in questa pellicola siamo sin da subito troppo lontani dall’indimenticabile stupore negli occhi del paleontologo Alan Grant e della paleo botanica Ellie Sattler del Jurassic Park del 1993.

Purtroppo anche Bayona sembra esserne tristemente consapevole: non basta più un T-Rex, e quindi giù dinosauri sempre più aggressivi, più veloci, più geneticamente modificati. La scenografia è spettacolare, ma non si va oltre il puro intrattenimento, che sazia la nostra “paleo-passione”, ma che potremmo anche definire eccessivo, se non sfacciato, in più di un’occasione. Jurassic World – Il Regno Distrutto supera spesso anche il limite del buon senso, facendoci alzare troppo spesso gli occhi al cielo e abbassando drasticamente l’età media di visione.

Jurassic World

I due sceneggiatori, Colin Trevorrow e Derek Connoly, non hanno di certo aiutato Bayona: il loro script ha dialoghi decisamente sottotono, esclusa qualche battuta ed espressione azzeccata di Chris Pratt, che i due sembrano aver provato a trasformare in un novello Indiana Jones. Su tutte, domina la sensazione che troppa carne al fuoco abbia finito con il diminuire l’effetto sullo spettatore. Tutte le tematiche affrontate arrivano annacquate, e non dalla pioggia che scorre copiosa ogni volta che la situazione si fa disperata: l’amore mai sopito tra Claire e Owen, il filo mai spezzato che lega Owen a Blue (mia più grande delusione), l’etica della salvaguardia delle specie, la pericolosità della genetica.

Considerazioni personali, Jurassic World Il regno distrutto

Che sia spettacolare, visto anche l’incredibile budget del film, non c’è neanche da dirlo, ma questa moltiplicazione di effetti speciali si paga con una notevole perdita di credibilità. Non basta qualche scena azzeccata per parlare di missione compiuta per Bayona and company; l’originalità non è di certo il primo obiettivo di questa tipologia di film, ma lasciare che lo spettatore si culli nel già noto equivale quasi al non averci provato affatto. Si arriva alla fine del film come dopo aver mangiato un hamburger gigante: pieni ma con la consapevolezza che tra un paio d’ore sarà come non aver mangiato nulla. Lo spunto più interessante è quello che il film lancia proprio sul finale, lanciando il prossimo capitolo. Che l’attesa riparta… sperando sempre di evitare l’estinzione.

Trailer Jurassic World Il regno distrutto

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