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Recensione Loro, Silvio Berlusconi secondo Paolo Sorrentino

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Recensione Loro, Silvio Berlusconi secondo Paolo Sorrentino

Il film del Premio Oscar Sorrentino si concentra sugli anni più decadenti di Berlusconi, tra le serate con Apicella, i festini e il difficile rapporto con la moglie Veronica. Il tutto in uno sfarzo tipico delle regge dei grandi imperatori.

I film di Paolo Sorrentino si riconoscono senza troppa difficoltà: estrema cura estetica; regia perfetta, con movimenti della macchina morbidi; poca azione e tanti dialoghi, arguti, spesso ironici, richiamando il Fellini dei tempi migliori.

Questo accadeva per La grande bellezza e accade anche per Loro. Suddiviso in due parti, non si può certo dire che il soggetto scelto offrisse pochi spunti: la vita sregolata di Silvio Berlusconi, tra le feste con le sue ragazze; le barzellette sui comunisti; le canzoni duettate con Apicella; l’esuberanza di un leader politico che è anche un imprenditore di successo, brillante, divertente, ironico ma anche auto-celebrativo e narcisista nonché, infine, un uomo incapace di invecchiare, per niente disposto ad accettare il proprio declino.

Tutto questo, in sintesi, è Silvio Berlusconi. Ma nel film di Paolo Sorrentino si parte da tutt’altro versante.

Loro 1 guarda anche a tutti gli altri, a tutti quelli che fanno parte dell’entourage di Berlusconi: sono i politici che si fanno ricattare da donne che hanno ingravidato ma sono anche autentici buoni a nulla che cercano un posto migliore attraverso le conoscenze, attraverso gli incontri giusti al momento giusto. E poi c’è il misterioso “Dio”, qualcuno che addirittura, in quanto a potenza, supera nientemeno che lo stesso Berlusconi.

Quando però è Lui a entrare in scena, è inevitabile che i riflettori si spengano altrove e che si accendano soltanto dove Lui canta, ride, scherza e racconta barzellette. Alla personalità eccentrica di Berlusconi si aggiunge un Toni Servillo che non fa altro che gigioneggiare e che pare più un imitatore che un interprete.

L’azione è ridotta all’osso e basata soltanto sulle stravaganze di Berlusconi e sui suoi tentativi di sedurre una ragazza – una ospite dei suoi festini – che potrebbe essere sua nipote. Non una parola sul caso Ruby, su cui la stampa ha sprecato fiumi di inchiostro, ma è chiaro come sono andati i fatti. In Loro 2 – la parte dedicata ai festini – si sottintende che qualcuna di quelle ragazze accettasse le avances di Berlusconi, anche se rimane tutto tra le righe.

C’è poi la questione più umana, il rapporto con Veronica Lario. Veronica è l’unica che vede Silvio per quello che è: lo accusa di aver riempito le sue reti di pubblicità e di quiz stupidi. Per non parlare delle sue ospiti poi piazzate in qualche fiction o addirittura in parlamento.

Silvio è consapevole di quanto questo sia sbagliato o immorale, eppure lo fanno tutti: la differenza è che lui lo ha fatto meglio degli altri. Silvio sa come vendere sogni: proprio all’inizio della seconda parte, chiama una casalinga e la convince a comprare una nuova casa. Sa come manipolarla perché conosce molto bene i bisogni degli italiani. È consapevole di quali siano i desideri dell’italiano medio e in quali valori sappia e voglia rispecchiarsi.

I contenuti di Loro – da considerarsi come un unico film, nonostante sia diviso in due parti – si riducono a questo. Poi non c’è più altro. C’è soltanto la stessa fatidica domanda che si era posta anche Nanni Moretti nel Caimano: «Da dove vengono tutti quei soldi?»

Già, come è nata la fortuna di Silvio Berlusconi? Stando a quello che si dice nel film, sarebbe stato suo padre a prestargli trentamila lire, che lui avrebbe poi trasformato in un capitale enorme. Ma anche in questo caso ci sono enormi sottintesi: soldi della mafia? Corruzione?

Ai posteri l’ardua sentenza, sembra dire Sorrentino, che in Loro non fa altro che riprendere i temi della Grande bellezza, trasferendoli però su un personaggio reale. Le domande sono sempre le stesse: davvero tutto questo sfarzo, questo lusso e questi festini in compagnia di ragazze così belle ma anche così frivole può portare un uomo a sentirsi meno solo? Sorrentino lo sa che, dietro all’apparenza, si nasconde tanta e profonda solitudine.

recensione loroDi questo ne pare consapevole anche il Berlusconi di Loro, sebbene sia tutt’altro che disposto ad ammetterlo.

L’operazione di dividere in due il film – è perfino troppo scontato dirlo – non può che essere legata a fini commerciali: la durata complessiva di quasi tre ore e mezzo poteva essere ridotta tagliando la gozzovigliante prima parte, volta a rappresentare tutto quello che avviene a chi aderisce al berlusconismo puro, ma in questo Sorrentino e la produzione del film sono tali e quali al personaggio che vogliono rappresentare.

Loro, dunque, non aggiunge nulla di nuovo a quello che già si sapeva: non risponde o si limita a sottintendere la risposta alla domanda fondamentale («Da dove vengono tutti quei soldi?») e, avendo a disposizione ben oltre tre ore di film, avrebbe potuto mostrare qualcosa di inedito, per esempio un Berlusconi in ascesa o il giovane Berlusconi che muove i primi passi nella politica.

Rappresentare soltanto la decadenza di un personaggio che, in un modo o nell’altro, ha segnato gli ultimi trent’anni della storia italiana, era la strada più semplice per evidenziare la profonda solitudine di un uomo che possiede il grande talento di sapersi vendere – e in tal senso la telefonata alla casalinga lo dimostra – e di saper vendere però qualunque altra cosa, oltre che se stesso.

Sorrentino non rischia; e nella sua versione italiana di The Wolf of Wall Street realizza quello che nel Caimano di Nanni Moretti sarebbe rimasto un film incompiuto. La differenza tra i due momenti storici è però notevole: il Caimano risale a ben prima dello scandalo Ruby e del famigerato “bunga bunga”, mentre Sorrentino aveva la possibilità di mostrare come si fosse arrivati a quel punto e perché per Lui fosse necessario organizzare tutti quei festini in compagnia di quelle ragazze vuote, pronte ad avvinghiarsi ai pantaloni del politico di turno per fare carriera

La risposta è – ancora una volta – sottintesa: è l’eterna lotta dell’Uomo con il Tempo ma è anche il vizio di tutti i potenti, che fin dall’Antica Roma hanno sfruttato la propria ricchezza per nutrirsi di piaceri tanto estremi quanto effimeri.

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