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Recensione: Magic in the Moonlight

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Uscita nelle sale: 04 Dicembre 2014

Regia: Woody Allen

Cast: Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden, Hamish Linklater

Produzione: Usa

Genere: Commedia, Drammatico

Durata: 97 min.

Ogni cinefilo si mette il cuore in pace quando nelle sale arriva il nuovo film di Woody Allen. E’ da ben 49 anni che questo geniale artista ci regala annualmente una raffinata perla cinematografica. Ovviamente, anche il caro Woody ha avuto alti e bassi, benché la percentuale dei primi stacchi ancora largamente quella dei secondi. Molti hanno ritenuto un flop film come Vicky, Cristina, Barcelona o Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni o, più recentemente, il tanto criticato e ripudiato To Rome with Love che, nonostante tutto, il sottoscritto ha avuto modo di apprezzare dopo quattro, attente visioni. Aveva risollevato l’animo a tutti, belli e brutti, buoni e cattivi, con quella gemma di Blue Jasmine, coronato con il premio oscar all’attrice protagonista Cate Blanchett.

E’ trascorso il solito anno di frenetica attesa e il Leonardo Da Vinci del cinema invade il grande schermo con la pellicola Magic in the Moonlight, ambientata nel Sud della Francia (Provenza) a fine anni ’20. Allen è evidentemente affascinato dalle atmosfere francesi cariche di charme e sensualità degli anni più belli, scoppiettanti e isterici del XX secolo, come abbiamo già avuto modo di constatare in quello che, a mio giudizio, è il migliore film del regista nel nuovo millennio, vale a dire Midnight in Paris.

Stanley (Colin Firth) è un prestigiatore, specializzato nello smascherare finti medium. Quando il suo amico di vecchia data Howard (Simon McBurney) viene a trovarlo a un suo show sottoponendo alla sua razionale e logica attenzione il caso di Sophie Baker (Emma Stone), una presunta “genuina”, Stanley si reca in Provenza, ospite della graziosa zia Vanessa (Eileen Atkins), per smascherare la frode ordita da questa giovane ragazza americana e dalla madre (Marcia Gay Harden) a scapito di un’ingenua e ricca famiglia del Sud della Francia. La rigorosa logica e il puntuale raziocinio di Stanley, però, non possono prevedere l’intensità della scintilla d’amore che scoppierà tra l’impulsiva, umile e istintiva Sophie e l’Aristotele degli anni ’20.

Woody Allen con questa perla gioca più che mai con i rapporti interumani, utilizzando come pretesto la magia e l’illusione. La vita, e in essa l’amore, è tutta un grande spettacolo di magia, in cui le regole della fisica si annichiliscono momentaneamente, ingannando tutti, prestigiatori e spettatori, del fatto che vi sia un mondo ultraterreno, una metafisica astratta in cui convergiamo una volta defunti.

Immagine: Wikipedia
Immagine: Wikipedia

Al nichilismo del razionale Stanley, in cui è lampante l’identificazione del regista stesso mediante la metamorfosi, metaforicamente parlando, nell’attore britannico Colin Firth, si contrappongono la speranza e le passioni impulsive di Sophie. In tal senso è significativo anche il fatto che il primo sia un prestigiatore di successo e accreditato, mentre la seconda una semplice e rude truffatrice. Conseguentemente, di fronte a una simile “battaglia” riguardo a una dissimile e contrastante visione del mondo, è quasi impossibile che non riaffiori alla mente quello scontro di correnti che si esplicò a ca-vallo tra il XVIII e il XIX secolo, vale a dire quello tra “illuministi” e “romantici”. I primi, difatti, sostenevano il predominio della ragione sulle passioni, viceversa i secondi. Stanley è un illuminista. Sophie una romantica. La loro storia d’amore terminerà con il canonico e vissero felici e contenti o le loro divergenze confluiranno in un triste finale?

Il nuovo film di Woody Allen è una frizzante, divertente, gradevole e intensa commedia romantica, magistralmente interpretata da Colin Firth, benché scimmiotti palesemente lo stile recitativo del regista, ma anche da Emma Stone, gracile venere sensitiva e incantatrice. I più troveranno Magic in the Moonlight eccessivamente spensierato e leggero. Perciò, andate a vedere questa perla con la testa sgombra da qualsiasi pregiudizio sul regista o, peggio ancora, sul film stesso. Lasciatevi trasportare dal pungente ed esilarante sarcasmo di uno dei più solidi colossi della storia del cinema.

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