Home Cinema

Recensione Maria By Callas: In Her Own Words

65
recensione maria callas film

“Non sono un angelo e non pretendo di esserlo. Non è uno dei miei ruoli, Non sono nemmeno il diavolo. Sono una donna e un’artista seria e vorrei essere giudicata per questo.”

Potrebbe essere sintetizzata in queste poche riflessioni, la natura di un personaggio, la cui vita è destinata a diventare essa stessa un’opera d’arte, senza digressioni, né sofismi socio antropologici. Questa è Maria Callas o forse è uno degli aspetti particolari, di due personalità parallele e contrapposte, nella costante lotta per affrontare direttamente la complessità del suo destino.

Eppure se a quarant’anni dalla morte della grande soprano ellenica, musicisti, musicologi, storici e registi si sono concentrati sulla sua figura, è perché la “Casta Diva” non ha mai smesso di esprimere nella sua intimità, i tratti inquieti e romantici delle eroine che ha interpretato, nel corso della sua luminosa carriera.

Anche questo è “Maria By Callas: In Her Own Words”, il nuovo documentario del regista Tom Wolfe e sarà nelle sale dal 16 al 18 aprile.

Dopo Aver incontrato molti gradi protagonisti della nostra epoca, come Placido Domingo, Sting e David Cronenberg, il giovane regista ha deciso di affrontare di petto una delle figure più complesse e trasversali della musica contemporanea, con lo scopo di esplorare la vera Callas, attraverso il ritratto della fragile e determinata Diva, attraverso le confessioni, che attraverso la sua stessa voce, descrivono il conflitto perenne tra due personalità: Maria e Callas; la prima è una donna fragile alla ricerca di una famiglia e una vita tranquilla; la seconda è la “Divina”, con la sua insaziabile sete da palcoscenico.

Presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, il documentario ripercorre la vita della Callas, prendendo spunto dalla fitta corrispondenza di lettere, e interviste che vanno, da quelle rivolte al marito Battista Meneghini, prima sostegno e poi quasi nemico della sua sensibilità, alla testimonianza dell’insegnante di canto Elvira De Hidalgo.

Uno spazio importante è dedicato alla lunga storia con Aristotele Onassis; il più grande e tormentato amore della sua vita, di cui compare l’unica lettera d’amore mai scritta.

Tra interviste alle tv americane ed europee e i momenti più intimi e custoditi nella flebile opacità del Super 8, traspare sempre di più la personalità di una donna fragile ma passionaria, avventurosa ed esploratrice dei sentimenti più intimi; una donna divisa dalla passione per la musica e il desiderio di essere amata come una persona semplice e avere una famiglia.

“Avrei voluto studiare, essere un’intellettuale ma non ho avuto tempo. Ero sempre sul palco, diceva la Divina; ho cantato in modo istintivo, ogni sera è stato diverso. Sono stata nel punto più alto della fama e non è un luogo comodo”. La responsabilità del suo percorso artistico, tende a scontrarsi, in più momenti, con i suoi rimpianti, ma con la consapevolezza di avere avuto una famiglia calorosa, ma troppo grande: Il suo pubblico.

Un lavoro costato circa tre anni di lavoro e ricerca, che Wolfe ha seguito girando per il mondo alla ricerca di quanto più materiale possibile. Il risultato è un archivio di più di quattrocento ore di video inediti, ricchi di riflessioni, tormenti e passioni raccontate dalla voce “nuda” della medesima artista, tranne alcuni passaggi che, nella versione italiana, sono narrate dalla voce di Anna Bonaiuto.

Maria Callas- Medea

La musica è protagonista, cosa non comune per un film-documentario e, anche in questo caso sfrutta materiale inedito, messo a disposizione da associazioni e persone vicine alla Callas. La Divina si espone, non si ritrae e racconta senza mezzi termini luci e ombre di una carriera trasversale, che ha abbracciato anche il cinema, grazie alla Medea di Pasolini, ma che cercava sempre di mantenere un profilo molto preciso e a tratti conservatore, sul suo lavoro e la sua vocazione precisa. Le grandi ovazioni e i riconoscimenti si affiancano a delusioni e stanchezza, debilitandone anche il fisico e, per un periodo anche lo spirito. Anche il pubblico che l’ha osannata e condannata, viene descritto nella sua interezza e anche incoerenza; la profonda malinconia con la quale è lei a descrivere, quel 2 gennaio 1958, quando una bronchite non curata, costrinse la diva ad un obbligo morale, prima che sociale: rinunciare a rappresentare “Norma”, senza quella leggerezza e soavità melodica che Vincenzo Bellini ha regalato al mondo: “Lo devo principalmente a Vincenzo, prima che a me”, diceva, confidando che pubblico e stampa non si sarebbero rivoltate come la curva di uno stadio.

Questo sarà uno dei primi eventi che incrinerà profondamente il suo equilibrio interiore, mettendola davanti alla dura consapevolezza di non riuscire a gestire il peso di tanta popolarità.

C’è la spontaneità e la vivacità, che non nasconde la solitudine e lo stesso Pier Paolo Pasolini che la sceglierà per il ruolo di Medea, riuscirà a costruisce un ritratto profondamente umano, dando alla Callas un altro possibile orizzonte da sperimentare.

Se c’è una cosa che mette sempre d’accordo sia Maria che Callas è il senso della misura e in questo lavoro Tom Wolf riesce a mettere in luce dei punti che sono sempre stati poco chiari.

L’inquietudine di una donna alle prese con un destino che irrimediabilmente la sovrasta, non si pone mai in contrapposizione con il rimpianto di una vita normale e soprattutto spiega, senza troppe analisi, come il talento eccezionale di Maria Callas, sia riuscito a coinvolgere un pubblico globale ed eterogeneo, anche tra i non cultori dell’opera. Questo perché la sua perfetta meticolosità melismatica, nel veicolare il corpo in base alla voce, esprime un linguaggio nuovo, nel dramma e nella musica in generale: in questo mondo il cinismo e la competizione sono parte di questo mondo, ma all’orizzonte c’è sempre l’amore; quella forza immanente che “Maria” restituisce al personaggio di Maddalena de Coigny, nell’opera Andrea Chénier, di Umberto Giordano e che lei stessa avrebbe voluto scoprire nella sua luminosa e tormentata vita fuori dal palcoscenico.

JustNews.it è in vendita. Per informazioni info@justnews.it

RASSEGNA PANORAMICA
Recensione Maria By Callas: In Her Own Words
Articolo precedenteDragon Ball Super – e se Broly fosse canonico?
Articolo successivoDogman; il nuovo film di Matteo Garrone, ispirato a una storia vera

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here