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Recensione Mary e il fiore della strega

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Recensione Mary e il fiore della strega

Una magica avventura sulla tradizione dei migliori film dello Studio Ghibli: Mary e il fiore della strega.

La giovane Mary Smith ha i capelli rossi e le lentiggini e deve affrontare l’inizio del nuovo anno scolastico, senza genitori, nella casa della prozia. Mary non sa come fare per non annoiarsi e cerca in tutti i modi di rendersi utile o di trovare un amico, ma l’unica cosa che le riesce bene è combinare guai e farsi deridere da Peter, un ragazzo che abita nel paese vicino, a causa sempre dei suoi capelli rossi.

Quando però Mary si imbatte in una bizzarra coppia di gatti, ecco che scopre l’esistenza di un fiore bellissimo e di rara bellezza. Senza sapere che cosa sta per fare, Mary lo raccoglie e da quel momento si ritrova catapultata in un’avventura fantastica all’insegna della magia, volando su una scopa un po’ disubbidiente e finendo nientemeno che in una scuola di magia ubicata sulle nuvole.

L’esperienza del regista Hiromasa Yonebayashi presso lo Studio Ghibli di Miyazaki e Takahata si nota subito. Gli elementi fondamentali ci sono tutti: la definizione delle immagini; la presenza portante dei personaggi femminili, tanto coraggiosi quanto fragili e insicuri; la mescolanza perfetta tra realismo e magia…

Recensione Mary e il fiore della stregaQuesti sono stati gli ingredienti che per trent’anni hanno permesso allo Studio Ghibli di dettare una linea di continuità tematica tra tutti i suoi film, da Nausicaa della Valle del Vento fino al capolavoro La città incantata.

Yonebashi, ad ogni modo, si era fatto già apprezzare per Arrietty (2010), il film giapponese di maggior incasso nell’anno della sua uscita, e per Quando c’era Marnie (2014).

In Mary e il fiore della strega, non mancano i richiami ad altri film o romanzi di successo, il primo fra tutti è Harry Potter. La piccola Mary, in effetti, capita proprio in una scuola di magia. Però qui tutti i compagni rimangono sullo sfondo, e anzi non hanno nemmeno un nome. C’è soltanto la famigerata materia insegnata dal Piton di Harry Potter, Pozioni, qui chiamata Chimica. Allo stesso tempo, inoltre, pare inevitabile pensare alla coppia di gatti come a una nuova versione del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie.

Mary e il fiore della strega è ispirato a un racconto per bambini

Non si tratta di una scopiazzatura: Mary e il fiore della strega è ispirato a un racconto per bambini, La piccola scopa di Mary Stewart, risalente addirittura al 1971 (ristampato da Rizzoli come Mary e il fiore della strega, in libreria dal 29 maggio 2018). Se c’era, dunque, una fonte, si trattava più probabilmente di Lewis Carroll che di J.K. Rowling.

Al di là delle citazioni o presunte tali, il messaggio del film – come d’altronde è evidente nella filosofia di Miyazaki-Takahata – sottolinea quanto le differenze vadano apprezzate e quanto sia fondamentale essere soltanto se stessi. Alla fine di una straordinaria avventura, Mary avrà imparato ad accettarsi per quello che è, e a vedere nei suoi capelli rossi e nelle sue lentiggini non tanto un elemento di distinzione in negativo ma qualcosa capace di renderla speciale: i capelli rossi, infatti, sono i tratti caratteristici delle streghe. Mary non ha mai saputo di esserlo né crede di poter diventare una strega. Ma in fondo la vera magia non è da trovarsi negli incantesimi ma soltanto dentro se stessi, dentro il proprio cuore.

Questa è la chiave di lettura di tutto il film, un’immensa gioia per gli occhi, come ormai i grandi film d’animazione giapponesi hanno abituato tutti i fan di ogni generazione.

«Abbiamo fatto di tutto per rendere Mary e il fiore della strega un’esperienza in grado di suscitare emozioni e meraviglia nel pubblico», ha detto Hiromasa Yonebayashi. «Penso che sia una storia che parla di bambini che dovranno vivere nel tempo a venire. È una storia che parla di come si vive in un mondo in cui la magia del XX secolo ha perso il suo potere.»

RASSEGNA PANORAMICA
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