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Recensione: “Monuments Men”

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the-monuments-men-locaninaUscita nelle sale: 13 Febbraio 2014

Titolo originale: Monuments Men

Regia: George Clooney

Cast: George Clooney, Matt Damon, Cate Blachett, John Goodman, Bill Murray, Jean Dujardin, Bob Balaban

Produzione: USA 2013

Genere: Azione/Biografico

Durata: 118 min.

1944: durante la Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di uomini va alla ricerca di opere d’arte e tesori trafugati dai nazisti che faranno parte di un progetto di Hitler: il Fuhrer Museum. La missione non è così semplice perchè devono superare le barriere nemiche dell’esercito tedesco. È inoltre una corsa contro il tempo perché il Decreto Nerone è stato approvato: se Hitler morisse e la Germania conquistata, qualsiasi cosa dovrà essere bruciata. Otto eroi quindi affronteranno questa ardua missione capeggiata da  Frank Stokes (George Clooney) che mano a mano recluta i suoi uomini: due storici, un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota e un ebreo che funge da traduttore. Ecco i Monuments Men, un gruppo di topi di biblioteca tanto coraggiosi quanto improbabili.

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“Chi garantirà che il David di Donatello sarà ancora in piedi o che Monna Lisa sorriderà ancora? Chi saranno i loro protettori?” Sono i Monuments Men che grazie al consenso di Roosevelt e Eisenhower iniziano la loro avventura per recuperare le opere d’arte più famose al mondo. La squadra è composta da: Frank Stokes (George Clooney), James (Matt Damon) un conservatore d’arte al MET di New York, Richard (Bill Murray) un architetto, JeanClaude (Jean Dujardin) il pilota, Preston (Bob Balaban) un intellettuale e Walter (John Goodman) uno scultore. Una missione che non è stata mai designata al successo ma milioni di opere d’arte devono assolutamente fuggire dalle mani di Hitler e dell’Unione Sovietica: 20 milioni di uomini sono stati uccisi e quindi lo stato comunista ha deciso di tenere quadri, statue e oro come compenso per le perdite subite.

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Questo è lo scenario di Monuments Men, film diretto da George Clooney e basato su una storia realmente accaduta. Tutti noi abbiamo sempre studiato la Seconda Guerra Mondiale e ancora oggi parliamo di ritrovamenti o testimonianze da parte di chi la guerra l’ha vissuta ed è ancora in vita per raccontarla. Sappiamo dell’esistenza dei lager, della persecuzione degli ebrei e che fine hanno fatto Adolf Hitler e Benito Mussolini. Mai però ci siamo preoccupati delle conseguenze che l’arte ha subìto durante il conflitto: al posto nostro lo ha fatto Robert M. Edsel con il libro “Monuments Men: Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia”  sul quale poi Clooney si è basato per realizzarne la pellicola. Dobbiamo ringraziare 350 uomini che dal 1943 in poi hanno partecipato al ritrovamento di queste opere riuscendo a trovarne più di 5 milioni e a restituirle ai legittimi proprietari, tra privati, musei e chiese.

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Negli ultimi giorni Monuments Men è stato promosso molto dai media suscitandoci aspettative che però durante la visione non vengono appagate. Il cast è a dir poco perfetto, la trama è chiara e trattandosi di eventi storici, molto interessante. Clooney purtroppo non ha dato al film lo spessore che meritava. Si è calato nei panni di regista, sceneggiatore, attore e produttore, compiti che di solito vengono suddivisi tra più persone ma lui ha voluto provare ad essere il factotum perfetto. Il risultato è scarso per la molteplicità dei ruoli svolti dallo stesso regista che di conseguenza ha creato un lavoro abbozzato e superficiale: è il caso di dire che non sempre chi fa da sé fa per tre; a volte bisogna accontentarsi di svolgere una sola attività realizzandola però al migliore dei modi. I dialoghi sono banali e sembra quasi che gli stessi attori abbiano la fretta di voler concludere il film passando velocemente da una città all’altra tra la Germania e la Francia senza soffermarsi su ciò che vedono e vivono. Nessun richiamo a un loro background personale, nessun profilo psicologico: solo semplici soldati che non fanno altro che trovare le opere trafugate viaggiando su furgoni militari attraverso l’Europa.

monuments-men-2A Parigi si trova poi Claire (interpretata da Cate Blanchett) la segretaria che ha lavorato per i nazisti solo di facciata, perché in realtà è una spia della Resistenza. Anche il suo ruolo nella vicenda è alquanto minimo e l’attrice non mostra tutte le ottime qualità che l’hanno resa famosa e apprezzata.

Insomma Monuments Men poteva essere un ottimo apripista per tutti i film che vorranno trattare ancora l’argomento della Seconda Guerra Mondiale, ma Clooney ha rovinato il risultato seppur il messaggio sia chiaro. Doveva essere un film di azione ma se ne vede poca; inoltre i dialoghi sono troppo incentrati su queste opere che, sebbene siano state e siano tuttora di valore inestimabile, hanno involontariamente preso fin troppo la scena, facendo diventare un po’ noiosa tutta la vicenda attorno. Un documentario sarebbe stato molto più esaustivo e approfondito.

Il voto è una sufficienza ma solo per ringraziare Robert Edsel e chi all’epoca, ha ritrovato questi tesori rendendoli disponibili agli occhi degli appassionati di arte nonché a quelli delle generazioni future.

“Hitler voleva tante cose”…”Voleva tutto”

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