Home Cinema

Recensione Pacific Rim – La Rivolta

159
Recensione Pacific Rim - La Rivolta

Prima di accedere alla sala per la visione di Pacific Rim – la rivolta mi trovo a tornare con la mente a quello che con la tipica soddisfazione di una trentacinquenne, figlia dei vari robottoni anni 80, avevo visto cinque anni prima: Cina, dalle profondità dell’Oceano Pacifico emerge una misteriosa, gigantesca e spaventosa creatura anfibia che distrugge una dopo l’altra le città costiere del Pacifico. A questo attacco gli uomini reagiscono fondando lo Jaeger Program, un programma volto a creare innovative macchine da guerra destinate alla lotta contro quei mostri marini chiamati Kaiju. Temerari piloti guidano questi giganteschi robot, i Jaegers, rischiando la loro vita chiaramente per proteggere l’intera umanità. Mi ricordo di Mako Mori, vittima dei Kaiju da ragazzina, del veterano Raleigh Becket, pilota di Jaeger che ha assistito alla morte del fratello in combattimento, mentre erano connessi a livello neuronale con il Drift, e dell’uomo al comando del programma Stacker Pentecost, interpretato da Idris Elba.

Ma veniamo a Pacific Rim – la rivolta: sono passati dieci anni dalla battaglia della breccia, il programma Jeager è ormai l’organo di difesa mondiale più efficace per proteggere la terra. Quando i Kaiju attaccano di nuovo, ancor più evoluti di prima, l’unica speranza di salvezza è Jake Pentecost, figlio del deceduto comandante Stacker, che insieme alla sorellastra Mako Mori, a una nuova generazione di piloti e l’aiuto dei già noti Dr. Newton e Gottlieb, dovranno pilotare i Jeagers di seconda generazione per cercare di impedire l’estinzione del genere umano.

Pacific Rim – la rivolta si iscrive nella lunga lista di sequel, prodotto della macchina hollywoodiana che mira a sbancare il botteghino, e come nelle migliori tradizioni riesce a deludere le pur basse aspettative. Non che nel caso del Pacific Rim del 2013 si potesse gridare al capolavoro, ma senza dubbio la mano di un signore che poco meno di un mese fa ha portato a casa 4 statuette all’Academy 2018 si era fatta sentire, proprio come qui se ne è avvertita l’assenza. E sempre in tema di assenza, il film si apre con quella dei protagonisti del primo film, del tutto scomparsi come nel caso di Raleigh Becket, o ridotti a meri ectoplasmi come per quello di Pentecost e di Mako Mori. Completamente out of the blue ci ritroviamo a seguire la storia del figlio di Pentecost, di cui mai avevamo sentito parlare prima, e quella di Amana, una ragazzina hacker di Jeagers. Jake, figlio del leggendario Stacker, ha un passato da pilota di Jeager, ma dopo aver abbandonato l’addestramento è precipitato tra le maglie del crimine.

L’occasione per tornare tra i buoni e mostrarsi degno di suo padre gli viene offerta dalla sorella Mako Mori, oggi a capo di una nuova generazione di piloti che si stanno preparando ad affrontare una nuova e terribile minaccia. Jack si unisce a loro così come il suo ex rivale e compagno di addestramento Lambert, ormai pilota di grande talento, la coraggiosa Jules e la giovanissima costruttrice di Jaeger, Amara Namani, ragazzina orfana e con il prodigioso talento di sapere costruire Jeagers assemblando pezzi di vecchi robot distrutti. L’assenza dei protagonisti del film precedente costringe lo spettatore a fare dei passi indietro in termini di coinvolgimento e i nuovi interpreti non sembrano aiutare poi molto, primo fra tutti John Boyega.

pacific rim la rivoltaLe due storie principali poi, quella di Jake e quella di Amara, pur rispettando tutti i canoni della narrazione cinematografica non riescono mai a convincere, ma d’altronde tutti i personaggi del film risultano privi di spessore. Di quell’elemento umano che Del Toro aveva regalato ai suoi robot per distinguerli dai vari Trasformers non si vede più traccia, come tristemente mostrano i personaggi quando affrontano dialoghi a tratti imbarazzanti. Non ci sono caratteri ma macchiette, e le battute divertenti (poche) si perdono in una sceneggiatura tutt’altro che perfetta. Il personaggio di Jake è così debole che serve solo da ponte con la nuova generazione di piloti ragazzini ed eroi in fieri. L’unica tematica nuova che possiamo rilevare è quella di un nemico interno, non alieno e non mostruoso in apparenza, probabilmente metafora dell’uomo che sta distruggendo da solo il mondo in cui vive, impersonato dal dottor Newton Geiszler, ma la resa resta comunque labile e inconsistente.

Se nel primo film c’erano la catastofe, la fratellanza, il sacrificio, in Pacific Rim – la rivolta quel genere di epicità è del tutto svanita, e tiriamo un sospiro di sollievo nelle battaglie tra Jeagers e Kaiju (per fortuna, tante) che ci riconciliano con l’entusiasmo infantile mai sopito. Mostri giganti, sempre più grandi e sempre più cattivi sfidano i quattro Jeagers superstiti, entrati ormai nel mito e nella leggenda, distruggendo tutto ciò che incontrano, rendendo al suolo intere città, con buona pace di una sedicente popolazione al sicuro in un non meglio precisato luogo. L’azione, specialmente nella seconda parte, di certo la fa da padrona, ma come per quel che riguarda i flashback dei protagonisti al momento della connessione neurale nel Drift, non è che un’eredità per nulla migliorata o rielaborata del film di Del Toro. Belle scene ma già viste, il regista Steven S. DeKnight sembra proprio non essersela sentita ad osare di più e quindi il suo film finisce di diritto nella categoria dei b-movies, anche solo per il fatto che già all’inizio si può intuire come finirà la storia. Un 3d senza infamia e senza lode che però se fatto bene avrebbe potuto regalare allo spettatore quell’emozione che una sceneggiatura poco curata e molto prevedibile hanno mancato di offrire.

Trailer:

JustNews.it è in vendita. Per informazioni [email protected]

RASSEGNA PANORAMICA
Recensione Pacific Rim - La Rivolta
Articolo precedenteShazam! – rivelato il logo ufficiale della nuova pellicola DC Comics
Articolo successivoGhost Rider, possibile serie tv di Netflix?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here