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Recensione Film: Short Skin di Duccio Chiarini

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Il film Short Skin di Duccio Chiarini gira tutto intorno alla vita sessuale di Edoardo, ragazzo che sta vivendo i difficili anni di passaggio da adolescente ad uomo.

Un giovane scheletrico e mingherlino che abita vicino a Pisa con la famiglia, con la quale vive una situazione tesa, causata dalla tensione tra la madre ed il padre; anche la scelta universitaria lo mette in difficoltà, a causa della sua passione per le lettere e la preferenza del padre per ingegneria.

Il suo principale problema però è il suo pene: possiede un prepuzio troppo minuto, il quale impedisce al glande di fuoriuscirne correttamente, bloccando così la sua vita sessuale, anche quella in solitaria. Edoardo cerca di trascorre l’estate con il suo amico Arturo o a pescare o sulla spiaggia a rilassarsi o a caccia di ragazze, evitando il problema, raggirandolo e agendo quasi come non ci fosse. L’arrivo della sua amica Bianca, per la quale ha da sempre una fortissima cotta, darà inizio ad una serie di eventi che porteranno il ragazzo ad affrontare il suo problema.

Sembrerebbe la trama di una classica commedia americana del tutto incentrata sull’ilarità che può fuoriuscire dalla tematica sessuale e dalla stupidità degli espedienti adolescenziali, il tutto contornato da una buona dose di volgarità ed invece no. Duccio Chiarini narra la sensibilità di un ragazzo, del suo rapporto con il suo corpo e con il mondo che lo circonda, il quale possiede un punto di vista ben più profondo di tutti coloro che gli stanno vicini; la sessualità ha per lui una grandissima importanza, ma non è una tensione fine a se stessa e al raggiungimento del piacere. Questa situazione lo tiene perennemente angosciato ed intimorito di fronte sia al genere femminile, ma anche nel confronto nelle docce con altri uomini, acuendo così il suo carattere introverso ed anche il suo tipico atteggiamento schivo ed umile.

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Il regista non ha avuto paura di affrontare questo tabù, le riprese mostrano esplicitamente l’intimità del protagonista, senza pudore, ma anche senza volgarità, difficile connubio a cui si aggiunge anche la componente attrattiva, più una scoperta che una lussuria. Le riprese mostrano spesso un nudo integrale, senza risparmiare nessuna parte del corpo, così, allo stesso modo, esse mostrano i pensieri più nascosti del protagonista, le sue sensazioni e ciò che sta vivendo al momento.

Molto interessante è il rapporto tra il protagonista e le due figuri femminili con cui si intreccia sentimentalmente. Bianca ed Elisabetta hanno dei tratti diametralmente opposti, sia nel fisico che nella personalità. Mentre una è magra, studiosa, interessata principalmente al suo ingresso all’università e pudica; l’altra ha qualche chilo in più, si vuole godere le vacanze, l’unica occupazione che ha è cantare in una band ed è esplicita negli atteggiamenti verso Edoardo. Le due ragazze di completano a vicenda, sono i due estremi dei desideri del ragazzo toscano, tra l’ansia di perdere la verginità e il sentimento di vero affetto. La contesa nel cuore del giovane è proprio tra questi due aspetti, anche se la valutazione sulle due ragazze cambia nel corso del film, così da capire che Elisabetta non è così superficiale come apparire all’inizio e sua volta Bianca non era una candido fiore come poteva sembrare.

Il film non è però incentrato solo sull’esperienza sessuale del teenager, essa è principalmente una metafora dei suoi timori più nascosti. Il lungometraggio parla della paura, essa è vista come un ostacolo che non permette all’uomo di esprimersi come vorrebbe, di rincorrere i suoi sogni e il realizzarsi nella sua pienezza,  da qui l’analogia con il membro costretto del ragazzo, Edoardo si trova imbottigliato in essa, non si sente in grado di affrontarla e per questo si rintana in se stesso. Nella sequenza della visita dall’andrologo, il dottore pone una domanda al suo paziente, ottenendo una risposta, che se estrapolata dal suo contesto medico, può risultare esplicativa della condizione dell’adolescente:

“Ma di cosa hai paura?” “Di tutto… fa male.”

Questo è il punto nevralgico del film Short Skin, il nesso tra paura e dolore, una relazione di causa-effetto che ostracizza le vere possibilità che il protagonista ha. La lezione che Edoardo impara si articola proprio su questi due punti, scoprendo che qualcosa lo attende subito dopo averli scavalcati: la paura e il dolore nella vita esistono, non possono essere raggirati in alcun modo, essi appariranno senza preavviso e senza poter fare nulla per evitarli, non serve rintanarsi sotto la propria coperta fatta di insicurezze, nascondendosi al mondo. L’unica possibilità per non arrendersi ad esse è affrontarle, uscire dalla paralisi che gli circonda l’anima e scoprire così la gioia dell’esporsi al mondo.

Cast Short Skin

Matteo Creatini , Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo

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