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Recensione The Utopia Experiments, prima stagione

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Recensione The Utopia Experiments, prima stagione

The Utopia Experiments è una graphic novel, un romanzo grafico dai toni onirici e surreali al cui interno è presentata la più grande cospirazione mondiale mai esistita: dall’11 Settembre alla contaminazione degli Ogm, l’autore della novel sembra conoscere a fondo la regia occulta dietro i principali disastri e le tragedie presentatesi nel ventunesimo secolo.

Coincidenze, forse, ma in grado di trovare terreno fertile fra gli amanti delle tesi complottistiche. Ecco quindi che il primo volume della novel diventa un punto di convergenza per nerd paranoici, informatici annoiati, ragazzini ribelli, uomini d’affari e Becky. Per tutta questa gente la rete diventa il punto di aggregazione ideale.

Becky (interpretata nella serie da Alexandra Roach) è la figlia di uno scienziato morto prematuramente a causa di una rarissima e terribile malattia che si tramanda di padre in figlio. La ragazza è fermamente convinta che dietro la malattia vi sia un disegno cospirativo e che The Utopia Experiments sia molto più che una semplice novel. A rendere ancor più viva questa idea, il fatto che della novel in questione esista un seguito ma che esso sia quasi introvabile.

Quando un uomo che si fa chiamare Bejan (Mark Stobbart) annuncia di essere in possesso del famigerato numero 2 di Utopia, Becky e gli altri, sino ad allora in contatto tramite web, decidono di incontrarsi in un bar di periferia: con Becky ci saranno Ian Johnson (Nathan Stewart-Jarrett, noto per essere il Curtis Donovan di Misfits) e Wilson Wilson (Adeel Akhtar), l’uomo che non ha alcun bisogno di un nickname. Un quarto elemento, l’undicenne Grant (Oliver Woollford), deciderà di non presentarsi all’incontro e muoversi d’anticipo per rubare il manoscritto dall’appartamento di Bejan per il semplice gusto di poterlo leggere senza rivelare agli altri di essere un bambino.

Ma facciamo un passo indietro: per descrivere la bellezza di questa serie britannica, scritta da Dennis Kelly e trasmessa da Channel 4, non si può tralasciare la meravigliosa e onirica atmosfera che avvolge ogni singolo fotogramma. Si guardi per esempio la scena d’apertura: siamo in un negozio di fumetti, fra adolescenti brufolosi e timidi. Nnon è un negozio qualunque, il proprietario è il primo ad essere venuto in possesso dell’introvabile secondo numero di The Utopia Experiments. Che non si tratti di una semplice novel è chiaro allo spettatore sin dall’arrivo nel negozio della bizzarra e male assortita coppia composta da Arby (interpretato da Neil Maskell) e Lee (Paul Ready), due sicari incaricati dal Network, una misteriosa organizzazione segreta, di recuperare The Utopia Experiments ed eliminare chiunque sia mai entrato in contatto con esso. L’arrivo di Arby e Lee nel negozio di fumetti, in una cornice di colori e luci che rendono la scena del massacro a cui daranno vita surreale e scioccante al contempo, coinciderà con la prima volta in cui Arby – che lo ammetto, è il mio personaggio preferito – pronuncerà la domanda che diverrà una costante per tutte e sei le puntate di Utopia:

“Where is Jessica Hyde?”

E mentre lo spettatore si chiederà Chi è Jessica Hyde piuttosto che Dove ella si trovi, le sorti di questi due poco raccomandabili amici, del Network, di un ignaro dipendente del ministero della salute (Michael Dugdale, interpretato da Paul Higgins), di Becky e degli altri personaggi fin qui presentati si intersecheranno attorno ai due cardini della serie: la novel e Jessica Hyde.

Considerazioni personali

Il punto di forza, come già detto, è la straordinaria atmosfera in cui la serie si immerge sin dall’inizio e in grado di mischiare a dosi massicce di violenza e realismo colori, luci e suoni in grado di rendere la serie un unicum dove il grottesco è un perfetto arricchimento delle vicende in essa narrate. La scrittura è brillante, così come la regia. La trama, intrigante seppur non originalissima a un primo sguardo, verrà snocciolata in maniera sapiente poco alla volta fra colpi di scena pensati e resi in maniera ottima. Il cast, composto da attori che in Italia sono perlopiù sconosciuti, si dimostra molto più che all’altezza. È difficile non farsi catturare dai personaggi, dal loro carattere e dalle vicissitudini che si troveranno ad affrontare fra fughe, assassinii, torture e perdite, momenti di euforia e sconforto.

Utopia rientra a pieno titolo fra i must see, dunque. Un’opera eccellente anche se forse non è per tutti. Per tematiche e situazioni – molte delle quali tristemente realistiche – si addice a un pubblico adulto. La prima stagione, andata in onda nel 2013, è composta da sei puntate ed è inedita nel nostro paese. Anche qualora venisse doppiata, comunque, si consiglia la visione in lingua inglese con l’ausilio dei sottotitoli in italiano.

La serie è stata rinnovata per una seconda stagione. Utopia non ha ancora smesso di dire la propria.

Trailer

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