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Riforma sul copyright digitale: l’appello della cultura italiana all’Europa

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L’appello italiano alla riforma europea sul diritto d’autore, prende corpo attraverso le voci più disparate della penisola. Molte le personalità nel mondo della cultura e dello spettacolo che hanno aderito alla petizione internazionale con cui si chiede all’Unione Europea di rivedere la nuova direttiva proposta sul copyright digitale.

Alla vigilia della riunione con la quale il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, discuterà oggi sulle nuove direttive sul diritto d’autore digitale, molte sono state le voci di dissenso nate spontaneamente riguardo a questa decisione, recepita da più fronti, come una forma di censura preventiva e una minaccia alla libertà di espressione.

Due in particolare sono gli articoli incriminati, riguardante la nuova regolamentazione, approvati lo scorso 18 giugno, dal Comitato affari legali del Parlamento europeo. Il primo è l’articolo 11, noto come Link-tax prevede che gli editori possono chiedere ed esigere un compenso da qualunque sito, social o blog voglia condividere anche il solo link alla notizia. Una norma che limiterebbe, secondo gli oppositori, la libertà alle piccole realtà del web, rispetto ai giganti, come Google, Facebook e altri.

Il secondo è l’articolo 13 ed è relativo alle violazioni del diritto d’autore; in particolare esso disciplina la responsabilità dei siti e delle piattaforme, riguardo ai contenuti condivisi dagli utenti. In sostanza, anche l’utilizzo di un’immagine per creare un meme, suscitando l’attenzione verso quella pagina, potrebbe diventare passibile di censura e punibile con una pena pecuniaria.

Molte iniziative sono state anche, per cosi dire estreme: è il caso della community italiana di Wikipedia che ha deciso per protesta contro Strasburgo, di auto-oscurarsi. Anche le associazioni per i diritti civili, come Electronic Frontiers Foundation molti altri precursori della libertà di espressione in rete, capitanati dal co-fondatore di Wikipedia, Tim Berners-Lee hanno lanciato le loro diverse campagne di sensibilizzazione e firmato appelli diretti proprio al Parlamento Europeo di Bruxelles.

La protesta e il dissenso internazionale ha fatto breccia anche in Italia e non solo nella comunità di Wikipedia. Diversi esponenti della politica e della cultura hanno inviato un appello ai parlamentari europei: tra i tanti spiccano i nomi trasversali di Massimo Banzi co-foundatore di Arduino, il radicale Marco Cappato, Luca Carabetta, vice presidente della commissione Attività produttive alla Camera e il fondatore di H-Farm, Riccardo Donadon.

La tutela della libertà di espressione e in particolar modo della sopravvivenza delle piccole aziende del web, verrebbe messa a rischio, anche se la stessa Commissione Europea ha dichiarato che le nuove direttive non minaccerebbero in alcun modo la sopravvivenza o la libertà d’espressione dei singoli. L’Italia si è messa comunque in prima fila nel chiedere al Parlamento Europeo di invertire la rotta o comunque modificare la norma poiché presenta troppe anomalie.

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