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Rimborsi lega: la maxi rateizzazione allo stato e lo stallo del rimborso

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Quarantanove milioni di euro; un somma così incredibile che la maggior parte di noi non riuscirebbe neanche immaginare quanto spazio potrebbero occupare. Immaginare una somma così imponente da pagare, metterebbe prima di tutto una gran paura.

Un incubo per tanti, ma non per tutti, specie per i partiti politici i quali, tramutando i finanziamenti pubblici, in una sorta di rimborso elettorale autoconferito, diventano i custodi di segreti così profondi, da far impallidire qualsiasi segreto di stato.

In questi anni i partiti hanno creato un circo finanziario in merito ai contributi volontari degli elettori, ma viene da sé, che tali cifre non corrispondono proprio al prezzo di un tesseramento annuale.

Una delle formazioni più “eclettiche” sotto questo profilo, è La Lega (ex Lega Nord); Il partito ortodosso e federalista che fu della famiglia Bossi, non ha mai mostrato la stessa durezza nei confronti di tutto ciò che non è celtico né pagano nordico, per quanto riguarda la mobilità delle sue finanze.

Un gruzzoletto che è arrivato negli anni a 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, magicamente spariti dalle casse del Carroccio.

I rimborsi elettorali sono diventati un caso esploso qualche anno fa, mettendo il partito e il cerchio magico “bissano” al centro di un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato da parte della Lega  e risalente agli anni in cui il senatùr, dispensava panem et circenses ai suoi familiari e fedelissimi, accusando la solita Roma Ladrona di non “lavurà, lavurà, lavurà”!

Ora dopo tante battaglie legali, arriva la sentenza che prevede una maxi rateizzazione davvero sensazionale: i 49 milioni potranno essere restituiti in comodissime rate annuali da poco più di 600mila euro, per 80 anni.

Giustizia sommaria è fatta, con buona pace di sovranisti e neo-pentastellati, ormai lontani dal verbo grillino; molti non sanno però che l’accordo raggiunto dal partito di Matteo Salvini e la procura di Genova, non permetterà allo Stato di rientrare completamente della somma dovuta ai contribuenti.

Lo spiega Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore associato di Pratica della strategia e imprenditorialità dell’università Bocconi di Milano, intervistato da Wired, illustrando le ragioni di una sentenza costretta (se così si può dire) a sottomettere il diritto penale alla ragion di stato. “La Lega non restituirà mai i 49 milioni che deve perché, dice Carnevale Caffè, verserà nelle casse pubbliche ogni anno l’1,2% del totale, ossia un terzo degli interessi che lo Stato dovrà garantire a chi sul mercato concederà in prestito quella stessa cifra. Soldi che servono per poter pagare pensioni e stipendi”.

Certo è che un mutuo così agevolato per una somma così mostruosa, dovrebbe essere denunciata dagli stessi contribuenti, che non vedranno i loro soldi restituiti, ma solo fatti girare; che almeno servano per far girare un’economia già bloccata da un debito pubblico forzato, una mancanza di sovranità monetaria e una conseguente impossibilità di produrre lavoro, tranne per Bossi (promosso a Senatore) e i relativi figli e adepti.

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