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Roger Waters al Circo Massimo: tra spettacolo, interattività e impegno civile

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Roger Waters ritorna in Italia, con la tipologia spettacolare e poliedrica a cui ci ha abituato. Il bassista compositore e anima dei Pink Floyd, da sempre all’avanguardia nell’ infondere una serie di messaggi attraverso un concetto modernista di “opera d’arte totale: un linguaggio che ebbe il suo riscontro in The Wall, dove ogni forma di tecnologia fu utilizzata per introdurre lo spettatore nel cuore pulsante dello show e della psicologia di Pink, protagonista dell’opera. Con questo linguaggio, Waters è tornato a Roma, nello splendido teatro del Circo Massimo, davanti a decine di migliaia di spettatori, per concludere il tour estivo “Us and Them“: un percorso visuale e sensoriale che unisce musica, arte contemporanea, parola e immagine.

Come per The Wall, il percorso multimediale punta al pieno coinvolgimento sensoriale del pubblico, stimolandone rabbia, risveglio e coscienza. Qui però il muro dell’incomunicabilità è stato ufficialmente abbattuto e il nostro ex Pink Floyd, si espone anima, corpo e cuore come mai prima d’ora, per gridare al mondo la necessità di risvegliarsi dalla barbarie dilagante, che nella guerra ha la sua massima espressione e che, continua a contaminare le epoche.

La meraviglia e la ribellione,  legata ad un gigantesco, quasi infinito schermo che domina il palco, riesce ad amplificare persino le immagini dei musicisti, arricchendo ogni brano della storia band inglese di idee, messaggi, colori, fotografie e filmati, ampliando di gran lunga la semantica psico-sensoriale di ogni canzone.

I “noi e loro”, decantati dal compianto Richard Wright nel brano che corona “The Dark side of the moon”, percorre strade, vola su spazi eterei e plana sul mare, per carpirne il respiro, mettendo il pubblico in una condizione di estasi e attenzione all’unisono; tutto è scandito da quella materia immobile che è il suono.

Da sempre grandi pionieri, assieme al compositore Karlheinz Stockausen della disposizione fisica e acustica dei suoni, i Pink Floyd hanno sempre fatto della perfezione fonetica e sonica, il loro punto di forza principale, riuscendo a garantire da sempre una suggestione emotiva e visuale unica e originale.

Presto però lo show entra in azione, in toto: ed è qui che la potenza della musica, le scenografie e il grande schermo da 66 metri per 12,  vengono utilizzate come strumento per comunicare il carattere politico della manifestazione. Uno spettacolo che vuol fare sognare e viaggiare, ma “deve” concentrarsi sui tempi di stretta attualità: la guerra, l’immigrazione, la violenza, il denaro e l’avidità. Waters ha pensato ad una lunga installazione artistica, senza limiti né confini, senza il bisogno di una galleria, e dove artisti e  pubblico, sebbene separati da un grande palco, restano uniti in un unico respiro, nell’ area sonora quadrifonica a cui il Circo Massimo fa da amplificatore.

C’è la condanna a Putin, alla politica criminale israeliana, alle guerre in Siria, ma soprattutto c’è lui, quel Donald Trump impresso sul maiale aerostatico, il cui epiteto; “Trump è un maiale”, campeggia sul Maxi-schermo.

Waters non è nuovo a tali estremismi ideologici e non ha mai nascosto il potere della musica, che non può essere solo intrattenimento. Egli ha sempre voluto che lo spettatore fosse il più possibile coinvolto, attraverso tutte le suggestioni possibili e lo afferma chiaramente: “Se non prendete posizione, dice Waters, se non scegliete di opporvi, di fare politica, di partecipare, lascerete che chi ci governa distrugga questo pianeta”.

C’è la denuncia, ma anche la volontà di “resistere”, opporsi alla violenza e all’ignoranza; restare per restare umani è il messaggio che veicola la seconda parte dello spettacolo, e da questo messaggio nessuno è escluso; che sia un leader o un cittadino qualunque.

Tutto questo diventa parte di quel concetto di “opera d’arte totale”, con il più alto tasso di impegno sociale e politico che il rock abbia visto dal Live Aid, ma è anche rock, nella forma e nella sostanza, senza vie di mezzo, senza compromessi e, nonostante sia finita ad essere seguita, passando attraverso il Metal detector, per quelli come Waters è ancora uno strumento in grado di cambiare il mondo.

Speriamo che sia stato più accettato, anche da quella parte di opinione pubblica, che ha storto il naso per il messaggio #proportiaperti, dei Pearl Jam, poche settimane fa e soprattutto che non ci siano sindaci che chiedano l’arresto di Mr Waters, al “ministro” Salvini; il quale, tra l’altro non ha potere né sui porti, né sulle forze dell’ordine.

 

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