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Approfondimento: Rosetta, la sonda che ha conquistato la cometa

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galassia

Il suo viaggio era iniziato ben dieci anni fa, nel (ormai) lontano duemilaquattro. Nessuno avrebbe mai pensato che in dieci anni ci saremmo evoluti così tanto, dal punto di vista tecnologico. E invece, in questi dieci anni si è passati dal Motorola V3 al Samsung S5, che in comune avevano solamente il fatto di essere i più venduti al mondo, tanto diversi tra loro ma contemporaneamente molto simili. Era sempre in quell’anno che Roberto Baggio diceva addio al mondo del calcio, mentre Silvio Berlusconi diventava Presidente del Consiglio per la seconda volta.

Contemporaneamente a tutto ciò, la sonda Rosetta era partita, per raggiungere la cometa “67P/Churyumov-Gerasimenko“, come era stata identificata, senza sapere se sarebbe mai giunta a destinazione. Una volta partita, in sette anni ha orbitato attorno al sole cinque volte, mentre per acquisire velocità ha dovuto compiere due flyby vicino alla Terra e al pianeta Marte. Il flyby è un metodo utilizzato per aumentare la velocità, e consiste nel sorvolare a pochi chilometri di distanza un pianeta, scattando delle foto per studiarne il suolo. Attraverso questo metodo, si è potuto studiare il suolo di Marte e riprendere molte immagini della Terra, ricominciando poi la corsa verso la cometa a velocità più alta, necessaria per raggiungerla e planare.

Rosetta ha fatto la sua prima sosta due anni fa, nel duemiladodici, a causa della lontananza del Sole. Per recuperare energia, dalla base hanno inviato l’ordine di procedere all’ibernazione, addormentandosi per trentuno mesi, cioè per oltre due anni.

Ma a differenza di quanto crede la maggior parte delle persone, Rosetta è solo la sonda che deve trasportare Philae, il lander che effettivamente atterrerà sulla cometa e inizierà a estrarre i campioni. I due nomi non sono stati decisi a caso, ma è un augurio che come la stele di Rosetta e l’obelisco di Philae hanno permesso di tradurre e comprendere i geroglifici, queste due apparecchiature aiuteranno gli scienziati a scoprire importanti novità sul sistema solare e l’intero universo.

Fonte: SimonaRuffini

A gennaio di quest’anno, Rosetta ha inviato il primo segnale dopo l’ibernazione, risvegliandosi e ripartendo nel suo inseguimento, pronta ad atterrare sulla cometa. Da maggio la sonda aveva iniziato a mettersi nella giusta traiettoria per raggiungere il suo obiettivo, quando distava ancora due milioni di chilometri. Infine, a luglio, sono arrivate le prime immagini, ancora a grande distanza, che hanno permesso di capire la struttura della cometa, individuando così il luogo più adatto per atterrare. Il tutto non sarebbe stato possibile senza alcuni “amici” di Rosetta, montati sulla sonda appositamente per garantire la riuscita della missione: l’avvistamento sarà possibile grazie a Virtis, costruito da Finmeccanica, che avrà il compito di inviare le prime immagini della cometa, studiandone la composizione. Giada, invece, figlio dell’Università di Napoli, dovrà raccogliere dei campioni e analizzarli in loco, inviando poi i dati alla centrale. Infine, proveniente dall’Università di Padova, Osiris, che dovrà scattare delle foto per mostrare quella parte di mondo ancora inesplorato.

Ad agosto era stato previsto l’avvistamento e Rosetta avrebbe iniziato a orbitare attorno alla cometa, in seguito Rosetta avrebbe lasciato andare Philae, che si sarebbe agganciata al suolo tramite degli arpioni. Da lì, avrebbe iniziato i suoi studi, inviando le informazioni alla sonda, la quale poi li avrebbe inviati alla Terra.

A novembre, finalmente, il sogno degli scienziati che hanno condotta la missione è divenuta realtà. Immediatamente, la notizia è stata resa pubblica attraverso Twitter, e i dati sono iniziati ad arrivare. Philae è atterrata nel giro di sette ore, avanzando sempre più piano, con la sola forza di inerzia, in quanto i missili che aveva in dotazioni non sono partiti, per un problema tecnico. I primi problemi ci sono stati quando ha dovuto ancorarsi al suolo, dato che la bassa gravità della cometa l’avrebbe rimbalzata e fatta dirigere altrove, mandando all’aria la missione. Nonostante qualche imprevisto, il lander è ancora funzionante, e ha iniziato subito a trasmettere i dati, primo fra tutti il suono captato a bassissima frequenza, impossibile da udire per l’uomo, attraverso il quale si è potuto misurare il campo magnetico della cometa.

La cometa 67P (Fonte: sci.esa.int)
La cometa 67P (Fonte: sci.esa.int)

Ieri, la base ha dato il via allo studio del suolo, attraverso il trapano speciale di origine italiana. I campioni saranno analizzati immediatamente, prima che sia troppo tardi, ovvero prima che Philae esaurisca l’energia. Difatti, non è detto che il lander possa continuare a inviare informazioni a lungo, in quanto è rimasta danneggiata dall’atterraggio, e la distanza dal sole impedisce una completa ricarica. Il problema degli ultimi giorni è il fatto che non si è a conoscenza dell’esatta posizione del lander, il quale in queste ore viene ricercato da Rosetta durante la sua orbita. Inoltre, Philae è in una zona in ombra, e i pannelli solari (anch’essi italiani) non possono assorbire molta energia.

Nella giornata di oggi, invece, Philae ha esaurito l’energia. Si è spento all’una e mezza di questa mattina, ora italiana, ed entrata in stand-by. Per le sessanta ore di lavoro, però, ha inviato tantissimi dati e informazioni utili. La speranza, ora, è che i pannelli solari riescano a ricaricare la batteria, in modo che per l’estate dell’anno prossimo possa riattivarsi. Questa è la seconda sosta per la sonda, dopo quella di due anni fa, a casa della distanza dal sole.

La riuscita della missione, unica nel suo genere e ormai storica, è stata anche grazie all’impegno italiano, che ha contribuito con apparecchiature fondamentali per la corsa e la successiva analisi dei campioni. Oltre alle apparecchiature, il made in Italy lo si trova anche tra i membri dello staff, che per dieci anni non hanno mai smesso di seguire Rosetta e Philae, speranzosi che sarebbe giunta a destinazione. Ora, la sonda si trova a una distanza pari a cinquecento milioni di chilometri dalla Terra, e nonostante ciò, è riuscita a inviare i dati fino a quando ha potuto. Rosetta continua a orbitare attorno alla cometa, dando la caccia al lander, il quale si è spostato di qualche metro per dare più luce ai pannelli.

In seguito a questi campioni, gli scienziati potranno capire la struttura della cometa, e attraverso la sua storia, ricostruire forse i pezzi che ancora ci mancano per capire finalmente la formazione dell’universo e l’inizio della vita su questo pianeta. 

di Alessandro Bovo

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