sclerosi multipla

Un team di ricercatori italiani dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia, in collaborazione con l’Ospedale San Camillo di Roma, il San Raffaele di Milano e il Policlinico Universitario di Tor Vergata, ha individuato la proteina la cui azione sarebbe in grado di bloccare, o per lo meno di rallentare, il decorso della sclerosi multipla.

Tale proteina si chiama IL-9 ed è prodotta dai linfociti Th9: quando è presente in misura maggiore nel liquido cerebrospinale delle persone affette da sclerosi multipla, la patologia avrebbe una evoluzione più lenta e anche l’efficacia dei farmaci somministrati ai pazienti sarebbe maggiore.

In altre parole, la proteina IL-9 agirebbe direttamente sulle cellule nervose responsabili dell’infiammazione alla base della sclerosi multipla e questo, come ha spiegato la dottoressa Maria Grazia Grasso della Fondazione Santa Lucia, potrebbe costituire un’importante scoperta per eventuali sviluppi futuri per la cura della patologia.

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, molto spesso invalidante, causata da una risposta “sbagliata” del sistema immunitario degli individui che ne sono affetti. Le difese immunitarie attaccano alcune cellule nervose, danneggiandone gli assoni, ossia la fibre che trasmettono i segnali elettrici, rendendo quindi difficile la comunicazione tra midollo spinale e cervello. I sintomi possono variare molto da una persona all’altra, ma tra i più comuni e diffusi ci sono disturbi della vista, difficoltà di deambulazione e stanchezza cronica.

Secondo l’Atlante mondiale della sclerosi multipla, che ha raccolto i dati di 100 paesi del mondo, e quelli della Mappa Europea della SM, sono più di 1,3 milioni le persone che ne soffrono. Le statistiche indicano che le donne affette da sclerosi multipla sono il doppio degli uomini e che i primi sintomi della malattia compaiono relativamente presto, generalmente in una età compresa tra i 25 e i 31 anni.