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Speciale: Il Signore degli Anelli

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Speciale: Il Signore degli Anelli

Il colosso Amazon ha investito la bellezza di 250 milioni di dollari per produrre la serie tratta dai romanzi di Tolkien, che completerà le due trilogie di Peter Jackson. Nessun ritorno del vecchio cast e poche notizie, finora, sulla trama. La serie andrà in porto non prima del 2020.

Da quando la Terra di Mezzo è arrivata sul grande schermo, le opere di J.R.R. Tolkien hanno goduto di una popolarità sempre più crescente. Questo era dovuto soprattutto al grandissimo successo dei tre film del Signore degli Anelli, pietre miliari del cinema di intrattenimento, oltre che di quello fantastico, consacrate dai numerosi Oscar per Il ritorno del re.

il signore degli anelliL’avvento di Tolkien al cinema, sotto forma di un kolossal, è stata la svolta per la carriera da regista di Peter Jackson, che da allora, a parte il remake di King Kong e Amabili resti, si è dedicato all’universo tolkieniano con grande dedizione. Talmente tanta, però, che ha pensato di approfittarne e di sfruttare gli Hobbit, i Nani e gli Orchi per incassare sempre di più. E così, con la trilogia de Lo Hobbit, ha cercato di bissare il successo di quella del Signore degli Anelli. Con esiti molto differenti.

La prima valutazione che va fatta riguarda il rapporto tra il film e il romanzo: non si può pensare che, in una trasposizione, tutti i contenuti di un romanzo possano ritrovarsi in un film. Negli ultimi anni, ci sono state le eccezioni di Harry Potter e i Doni della Morte, un romanzo suddiviso in due film, mentre ciascuno degli altri sei della saga riprendeva il rispettivo romanzo; e stesso discorso è valso per Breaking Down, della saga di Twilight, nonché per Hunger Games – Il canto della rivolta, entrambi suddivisi in due parti. Non ci vuole un grande acume per capire che sono scelte dettate soltanto da esigenze commerciali. Ma se con Il Signore degli Anelli il rapporto uno a uno (romanzo-film) era fondamentale perché l’opera era suddivisa in tre volumi (La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re), ecco che, con Lo Hobbit, i conti non tornavano: a un romanzo di circa quattrocento pagine corrispondevano ben tre film, per un totale di qualcosa come sette o otto ore. A quel punto era chiaro che i film non fossero fedeli al testo e che, sempre per esigenze commerciali, si cercasse di ammiccare al Signore degli Anelli inserendo i vari Legolas, Saruman e Galadriel nonché l’amore impossibile tra l’Elfo Thaurin e un Nano per rendere più vendibile il prodotto.

Il risultato però è stato un altro: il tradimento dei fan di Tolkien, quelli che a quei testi erano davvero affezionati e che non avrebbero mai potuto concepire un’unione tra razze diverse (invito implicito ad accettare la diversità), banalità che a tutti si deve fuorché a Tolkien. In sostanza, Lo Hobbit, proprio per la dilatazione in tre film, mostrava gravi limiti di sceneggiatura: un ritmo lento nel primo film e una sceneggiatura allungata a dismisura nel secondo, per diventare infine prolissa nel terzo, la manifestazione del vuoto totale di questa trilogia.

lo hobbitEcco la seconda valutazione: il confronto tra le due trilogie. Perché oltre a questo, come se non bastasse, si aggiungeva la mediocrità del cast: il Frodo di Elijah Wood era stato rimpiazzato con l’inespressivo (e talvolta antipatico) Bilbo di Martin Freeman (noto per il ruolo del Dr. Watson nella serie TV Sherlock); il carisma dell’Aragorn di Viggo Mortensen da Richard Armitage, un odioso Thorin Scudodiquercia; e infine, lo scioglilingua della compagnia dei Nani. Più facile ricordarsi i sette di Biancaneve.

A salvarsi dal cast precedente, dunque, c’erano Ian McKellen nei panni di Gandalf il Grigio e i già citati Saruman (Christopher Lee), Galadriel (Cate Blanchett), Elrond (Hugo Weaving) e Legolas (Orlando Bloom), assenti però nel romanzo di Tolkien, e Gollum (Andy Serkins).

Insomma, questa seconda trilogia, prequel della prima, voleva riflettere l’epicità del romanzo di Tolkien ma in realtà, della Terra di Mezzo, conservava ben poco. Nemmeno la computer grafica era stata sufficiente per salvare un’operazione commerciale che, invece di confermare il talento di Peter Jackson, non faceva altro che sminuire tutto quello che di buono aveva fatto.

La domanda lecita allora diventava questa: Peter Jackson è davvero un regista visionario oppure aveva azzeccato soltanto per caso Il Signore degli Anelli? E perché Lo Hobbit ha deluso i fan?

Non ha deluso per gli incassi, questo è certo. Tant’è che il marchio della Terra di Mezzo continua a fare gola e questo ha portato Amazon ad acquistare dagli eredi di Tolkien, per la bellezza di 250 milioni di dollari, i diritti per realizzare una serie tv ispirata ai romanzi del padre della Terra di Mezzo.

Non si tratta di un remake del Signore degli Anelli, che comunque non avrebbe molto senso, ma della trasposizione degli altri libri, incentrati su quello che accade tra Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Libri postumi come I figli di Hurin o Il Silmarillion, che coprono un arco cronologico poco noto ai non lettori di Tolkien.

Per esempio, proprio nel Silmarillion si spiegano tutte le origini di Sauron, il Signore Oscuro che, nel Signore degli Anelli, brama tornare in possesso dell’Unico Anello. Nel film si deve dare per scontato tutto e ci si limita a dire che Sauron aveva creato un anello per poter domare tutte le razze. Secondo alcune interpretazioni – anche in virtù dell’epoca a cui il romanzo di Tolkien appartiene – l’Anello rappresenterebbe la minaccia della bomba atomica e il conflitto ideologico tra Stati Uniti e Unione Sovietica iniziato nel secondo dopoguerra, la cosiddetta Guerra Fredda.

Ad ogni modo, la serie tv di Amazon si farà: verso il 2020 si dovrebbe riuscire a vedere qualcosa. Ben cinque saranno le stagioni. Ma è probabile che nessuno del cast originario rivestirà i panni dei membri della Compagnia dell’Anello: non lo farà Orlando Bloom, né Elijah Wood, né tanto meno Viggo Mortensen. Resta invece uno spiraglio sulla possibilità dell’ennesimo ritorno di Ian McKellen nei panni di Gandalf. E d’altronde la vecchiaia, in questo caso, è un requisito indispensabile per interpretare un personaggio così avanti negli anni.

amazon signore degli anelliUn po’ scettici si sono mostrati Andy Serkins e John Rhys Davies (il Nano Gimli), lontani dal progetto e convinti che sia indirizzato soltanto al successo commerciale, più che a quello artistico.

Quanto all’artefice di tutto, Peter Jackson, è certo che non si occuperà della regia né della sceneggiatura. Al massimo potrebbe essere coinvolto nella produzione. Ma d’altronde la sua supervisione potrebbe risultare essenziale, visto che la Terra di Mezzo è stato il suo mondo per ben sei film.

I fan di Tolkien, quindi, potranno trovare in questa serie tv la più grande e completa trasposizione dell’universo tolkieniano, dalle origini alla distruzione di Mordor.

Le aspettative sono molto alte. Si spera soltanto che gli effetti speciali non prendano il sopravvento sulla coerenza della sceneggiatura e che non stravolgano, in qualche modo, la Terra di Mezzo, un mondo alternativo con leggi, idiomi, razze, popoli, culture e abitudini che, per la minuziosità con cui è stato costruito, non è poi così tanto diverso da quello reale.

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