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Speciale: Rosemary’s Baby, il film di Polanski compie 50 anni

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Speciale: Rosemary’s Baby, il film di Polanski compie 50 anni

Cinquant’anni fa usciva un cult movie che avrebbe aperto la strada per il filone della New Horror. Un film maledetto che conserva ancora la sua grande attualità

Ci sono orrori che non possono avere un volto. Non può averlo l’Anticristo, frutto dell’unione blasfema tra un’umana e Satana, giunto sulla Terra per scatenare l’apocalisse. Proprio perché restano senza volto, questi orrori sono in grado di inquietare ancora di più. Lo sapeva bene Roman Polanski, che nel suo Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York mostra soltanto lo sguardo allucinato, colmo di un orrore indicibile, senza volto, di Rosemary Woodhouse, appena diventata madre.

Mai però maternità fu più dolorosa. Il trasferimento nella nuova casa di New York sembra segnare l’inizio di una nuova vita felice per i coniugi Woodhouse. Guy (John Cassevettes) è un attore di teatro che ha già recitato anche in TV. Rosemary (Mia Farrow) è invece una semplice ragazza di campagna che ha deciso di seguire Guy nella Grande Mela.

L’incontro con i vicini, i Castevet, cambia però qualcosa. Roman e Minnie Castevet sono due anziani coniugi che mostrano un sacco di premure per Rosemary, fino a diventare alquanto invadenti, imponendole il loro medico e allontanandola dalle sue vecchie amicizie.

Dall’altro lato, Guy ottiene finalmente la parte, a prezzo però di un’insolita cecità improvvisa dell’attore designato in precedenza. Il successo di Guy e la gravidanza di Rosemary non sono, infatti, eventi separati: il patto col Diavolo è segnato e il nascituro potrebbe essere nientemeno che l’Anticristo.

La complicità di Guy è evidente per lo spettatore ma non per Rosemary, che soltanto poco alla volta si avvicina alla verità, al prezzo di un’enorme sofferenza.

Speciale: Rosemary’s Baby, il film di Polanski compie 50 anniSono tutti tasselli fondamentali per comporre un horror di grande livello, sorretto da ottime interpretazioni e da una sceneggiatura piena di dialoghi, con un ritmo che non ricerca colpi di scena ma l’immedesimazione totale nell’incubo di Rosemary.

Al di là dell’adesione al genere horror, in direzione di una sorta di gotico moderno, Rosemary’s Baby porta dietro di sé anche quell’aura di maledettismo non nuova a certi film hollywoodiani.

Per Polanski la lavorazione del film fu tutt’altro che una passeggiata. È vero che, a fronte di un budget basso (3 milioni di dollari), il film sbancò i box office dell’epoca (33 milioni di dollari incassati). Dall’altro lato, però, Polanski dovette affrontare i capricci artistici di John Cassevettes. I due avevano un modo del tutto diverso di porsi di fronte al film: mentre Polanski amava studiare tutto nei minimi dettagli, Cassevettes non disdegnava l’improvvisazione. Difatti le improvvisazioni erano all’ordine del giorno nei film diretti da lui stesso, ma per Polanski questo voleva dire non lavorare in serenità.

In realtà al posto di Cassevettes ci sarebbe dovuto essere Robert Redford, che fu però scartato a causa di una controversia contrattuale con la Paramount. Redford avrebbe affiancato Mia Farrow qualche anno dopo, nel 1974, nel Grande Gatsby.

Sempre a proposito del maledettismo di cui si è accennato, fu proprio l’attrice a raccontare che l’attore Sidney Blackmer (Roman Castevet nel film) non era molto convinto che fosse positivo scherzare con il diavolo.

Aveva ragione: prima il produttore William Castle fu costretto a ricorrere a un intervento chirurgico; poi ci fu l’omicidio della moglie di Polanski, Sharon Tate, nel 1969, per mano della famiglia di Charles Manson. Il compositore della colonna sonora, Krzysztof Komeda, morì dopo una misteriosa caduta, qualche mese dopo l’assassinio di Sharon Tate.

Come se ciò non bastasse, il Dakota, la location usata per le riprese come appartamento dei coniugi Woodhouse, fu lo scenario dell’omicidio di John Lennon nel 1980.

Si tratta, insomma, di tante strane coincidenze che non hanno fatto altro che incrementare l’aura di maledettismo del film, tanto da farlo diventare un cult. Dal canto suo, Polanski è ritornato sull’argomento del satanismo nella Nona porta (1999), meno evocativo di Rosemary’s Baby ma con un messaggio molto ben chiaro: che si tratti di adorazione di Cristo o di adorazione di Satana, poco importa, ma è il fanatismo a essere dannoso.

Speciale: Rosemary’s Baby, il film di Polanski compie 50 anniEppure, Rosemary cerca, in qualche modo, di ribellarsi a questo fanatismo. Rosemary è sconvolta soprattutto perché suo marito ha accettato di fare un patto col Diavolo e di usarla per generare l’Anticristo, il figlio di Satana. La donna come mero strumento di procreazione.

Il palazzo in cui si trasferiscono i Woodhouse è abitato solo da anziani. Questa infiltrazione nella vecchia generazione può leggersi già come adesione a una mentalità bigotta e chiusa. Mentre Rosemary cerca di mantenere vivo il suo amore per la libertà e per l’espressione più autentica della sua femminilità (il coito con Guy avviene addirittura quando lei è svenuta: in realtà è stata drogata), dall’altro lato emerge, da parte di suo marito, una totale rassegnazione a vendere l’anima al Diavolo pur di completare la scalata professionale.

Ma la domanda di Polanski – e in un certo senso anche di Ira Levin, autore del romanzo da cui il film è tratto (il più venduto del decennio) – è un’altra, e si evince dalla copertina di un numero del “Time” sfogliata da Rosemary, pubblicata davvero nell’aprile del 1966: «Is God dead?».

La vera domanda è questa: Dio è morto? E dunque, in un ambiente in cui la presenza di Dio è messa in discussione, è inevitabile che il Male prenda il sopravvento. È quello che accade anche nell’altro grande film della New Horror, L’esorcista (1974), sempre sul rapporto tra l’uomo e il Male. Ma mentre nell’Esorcista si intravvede la possibilità di allontanare l’orrore, grazie all’intervento di un adepto di Dio, in Rosemary’s Baby questa possibilità non è considerata affatto: tutti sono parte integrante del complotto; e se qualcuno ne è fuori, in qualche modo è destinato a morire.

Sola contro tutti, Rosemary riesce ad arrivare alla verità e ad avere le prove della complicità di Guy con i suoi vicini satanisti. Di fronte all’orrore senza volto dell’Anticristo, frutto di un’unione diabolica, Rosemary è sconvolta ma accetta, suo malgrado, di essere la responsabile della nuova apocalisse. A quel punto, la forza che aveva mostrato fino a quel momento viene meno e la porta a convertirsi a quella situazione, a negare il ruolo di donna consenziente nell’atto della procreazione.

Pressoché inosservato il sequel del 1976, uscito solo per la televisione, Guardate cos’è successo al figlio di Rosemary, che ritrova Ruth Gordon (Premio Oscar come miglior attrice non protagonista nel 1969) nei panni di Minnie Castevet. Nel 2014, il remake, la mini-serie tv con Zoe Saldana.

Trailer

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