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oldboy.remake.posterUscita nelle sale: 5 Dicembre 2013
Titolo originale: Old Boy
Regia: Spike Lee
Cast: Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Sharlto Colpey, Michael Imperioli, Samuel L. Jackson
Produzione: USA 2013
Genere: Azione
Durata: 104 min.

 

Joe Doucett (Josh Brolin) è un dirigente pubblicitario in declino e padre assente, che una notte, ubriaco, viene rapito dal nulla e costretto in un terribile isolamento all’interno di uno strano motel che diventerà la sua prigione per 20 anni. Liberato dal suo incubo, Joe ha una sola ossessione: scoprire la persona che ha orchestrato la sua punizione e capirne il perché. Durante la ricerca incontra Marie, (Elizabeth Olsen) una giovane assistente sociale che lo aiuterà a trovare le risposte alle sue domande.

Old Boy è conosciuto sia dagli amanti dei fumetti che dagli appassionati di film cult. La storia ha iniziato ad affascinare dalla fine degli anni ’90 grazie alla creazione di un manga di otto volumi che raccontava la storia di un uomo misteriosamente rinchiuso in una prigione, con la sola compagnia di una televisione. Nel 2003 il regista Park Chan Wook ha voluto crearne un film sconvolgendo e innervosendo il pubblico di tutto il mondo. Il film era esplosivo, pieno di coreografie di combattimenti di arti marziali, di suspense, tanto che Park è stato soprannominato il “Quentin Tarantino d’Oriente”. Uno dei tanti fan del film era proprio Spike Lee che commenta: “Era una storia particolare, con elementi di mistero e vendetta che non avevo mai visto prima”. Ci sono voluti anni prima che Lee avesse il coraggio di immaginare una storia sua e darne  un’interpretazione personale. “Sicuramente non vuole essere un remake, in quanto ho deciso di rappresentare un uomo che, costretto in un piccolissimo spazio, fa uscire i suoi istinti più primordiali.” In questa pellicola c’è la lotta per trovare la pace interiore, parla di famiglia e crudeltà e durante la visione lo spettatore si chiede che cosa Joe abbia mai fatto di così orribile da rimanere segregato per così tanto tempo. Il film si sviluppa intorno alla vendetta: un tema molto fertile sia in campo cinematografico che in letteratura; basti pensare infatti allo stupendo romanzo di Dumas “Il Conte di Montecristo” e all’omonimo film con Gerard Depardieu nella parte del protagonista.

Due sono i blocchi che compongono Old Boy: l’isolamento e la successiva libertà. Ciò che collega il passaggio tra i due è una donna asiatica, che porta sempre con sé uno strano ombrello: è l’ultima persona che Joe vede prima di essere rapito e la prima quando viene liberato.  Chi sarà mai?

Isolamento: il nostro moderno “Edmond Dantes” ha solamente la televisione come compagna e solo tramite essa viene a sapere che la ex moglie è stata brutalmente uccisa, la figlia è stata data in adozione e lui, secondo i mass media, è il responsabile del massacro. Come è possibile che sia stato accusato lui se si trova in gabbia? Chi lo ha incastrato? E dove si trova la figlia?Chi è il suo carceriere? Troppe domande, troppa paura di non vedere più la luce del sole ma ormai è un ricercato e che futuro avrebbe se riuscisse a evadere? Gli anni passano, il tormento continua senza tregua e sempre quella televisione, l’unico specchio e àncora sul mondo reale lo tiene informato: vede l’America cambiare, dal giuramento di Clinton a quello di Obama, dall’attacco alle Torri Gemelle a Bush, fino ad arrivare ad oggi. Non può parlare con nessuno se non con un topolino e per sentirsi meno solo, crea con il suo stesso sangue un viso su un cuscino; immagine che rimanda al film Cast Away. Quindi tante le sfumature, tante le influenze di vari film senza però perdere una propria identità.

Libertà: una volta che Joe viene misteriosamente liberato e lasciato in un baule in mezzo a una radura, due persone diventano centrali per la sua ricerca: una giovane donna, Marie, che rappresenta la connessione con la realtà e l’umanità, ed il suo amico Chucky, proprietario del bar in cui Joe era solito bere fino allo stremo, che lo aiuta a cercare il suo rapitore tramite Internet e il cellulare; tutti strumenti tecnologici e innovativi che all’epoca del rapimento non esistevano ancora e che il nostro protagonista cerca di imparare a usare. Per facilitarsi il lavoro crea anche una lista di uomini che potrebbero bramare vendetta nei suoi confronti e dopo tante ricerche arriva al nome del suo carceriere che è interpretato dal mitico Samuel L. Jackson. Tra calci, pugni, coltelli e bastonate, si presenta lui, Adrian (Sharlto Compley) l’ideatore della sua lunga e tormentata prigionia, che gli propone una sfida molto particolare. Riuscirà Joe a vincerla?

Oltre a queste caratteristiche, ce n’è una che forse non colpisce subito ma che comunque è importante: la città non ha nome e il motel in cui si trova Joe non ha finestre da cui affacciarsi. Potrebbe essere una metafora che rimanda al non avere una personalità, un’identità, quindi è un non riconoscersi nel proprio corpo e nella propria mente. “È stata una vera sfida trovare le location adatte perché volevamo una grande ma non chiara città” afferma il regista. Oldboy è girato interamente a New Orleans, ma a differenza di molti registi che evidenziano nelle riprese l’atmosfera della città, Lee non vuole che i dintorni siano riconoscibili. “Ho voluto giocare solo su luce e buio, claustrofobia e apertura, libertà e reclusione.” Le scene all’esterno della prigione segreta e quelle al suo interno invece, sono state tutte girate presso l’ex sito della US Navy. Risale ai tempi della Guerra Mondiale ed è formato da edifici di cemento a prova di esplosione, fornendo un perfetto mix di funzionalità e macabro. Una curiosità da sapere è che per comprendere meglio la natura dell’esperienza di Joe, Brolin ha parlato con degli ex condannati a morte ingiustamente e si è dovuto allenare moltissimo per le sequenze di combattimento.

È quindi un film pieno di domande sia per Joe che per il pubblico e soltanto a spizzichi e bocconi viene concesso allo spettatore di avere piccole risposte per poi arrivare a un finale assolutamente inaspettato.

Non chiedere perchè sei stato imprigionato. Chiedi perchè sei stato liberato.

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