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Spotify contro i “furbetti” di Premium

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Tempi duri per i contenuti in streaming, ma soprattutto per la musica on line. Non sono state apportate nuove e ulteriori modifiche al consumo e alla condivisione della cosiddetta “musica liquida“.

La notizia che è rimbalzata in questi ultimi giorni riguarda il terremoto all’interno di Spotify. La piattaforma di condivisione e fruizione della musica in streaming, è intervenuta con il pugno di ferro verso gli utenti che utilizzano diverse versioni contraffatte di Spotify Premium. Per chi non lo conoscesse, si tratta della versione ampliata, la quale al prezzo di 9,99 euro al mese, fornisce la possibilità di fruire dei contenuti musicali, anche quando si è offline e senza interruzioni pubblicitarie.

Tutto questo accade proprio alla vigilia del debutto del nuovo gigante svedese della musica, a Wall Street, ma nello stesso momento in cui i vari store digitali come iTunes e Weezer, venivano subissati da pesanti recensioni critiche, che rivendicavano l’infondatezza di queste informazioni.

Il dato che è emerso è inevitabilmente pesante: circa due milioni di utenti, pari al 2,3% degli iscritti al servizio free, ha utilizzato o utilizza, la versione “craccata” dell’abbonamento Premium, scaricando l’applicazione da vari portali on line.

Le azioni sono state immediate, utilizzando i toni morbidi di una mail, in cui Spotify comunica, la disabilitazione del sistema, a causa di anomalie rilevate, sulla propria app. I toni tendono a inasprirsi nella seconda parte del comunicato quando, si avverte l’utente che, in caso di ripetute violazioni, l’azienda si arrogherebbe il diritto di sospendere o cancellare l’account.

Una mossa che molti degli utenti non hanno gradito, sfogandosi sui social network, con insulti e critiche sulle azioni intraprese dalla società.

Il problema di Spotify, ora che ha una quotazione in borsa, è comunque palese. Per garantire l’efficenza del servizio e incrementare il fatturato, essa deve attuare un controllo più capillare, anche perché tutto questo potrebbe ripercuotersi sugli utenti che rischierebbero di avere costi aggiuntivi nel servizio, sia in termini di pubblicità, che in termini di abbonamento.

 

 

 

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