La parola come strumento per la comunicazione d’idee; ovvero la collaborazione tra esseri pensanti. Era il lontano 1993; mentre l’Italia si trovava alle prese con il dopo-Tangentopoli, la BT Services, azienda di comunicazione inglese, lanciava uno spot televisivo il cui messaggio era che i più grandi successi della razza umana sono stati ottenuti, grazie alla capacità di comunicazione e di immaginazione. Imparare a parlare, oggi sembra una frase scontata; eppure è proprio in quest’epoca di comunicazioni sempre più veloci e poco attente al senso, che tale slogan ha una valenza maggiore. Ma questo era un discorso che la stessa BT si pose a lungo; forse per questo, la frase aveva la voce del grande astrofisico Stephen Hawking. Lo scienziato, da poco scomparso, già allora lottava contro una malattia degenerativa, che costringeva una mente così libera a restare ingabbiata in un corpo immobile, nel quale il sintetizzatore vocale divenne lo strumento essenziale per dare voce a un mondo infinito, come l’universo.

La storia però non finisce qui, perché lo spot ebbe un grande successo e tra i suoi estimatori c’era un certo David Gilmour, che ormai aveva preso le redini dei suoi Pink Floyd dopo l’uscita di scena di Roger Waters e che rimase talmente colpito da quel messaggio, da maturare un’idea molto coraggiosa.

L’occasione si presenta nel 1994, in occasione  della pubblicazione del quattordicesimo e anche ultimo album della band, “The Division Bell”.

In mezzo all’universo di suoni, armonie e immaginazione che ogni brano innesta nell’ascoltatore, vi è una canzone in particolare che suscita emozioni sconvolgenti. Il brano è Keep Talking e ripercorre quel tema di watersiana memoria, sulla complessità della comunicazione, che è il lei motiv del concept album “The Wall”.

I canoni sono sostanzialmente i tipici della strutturazione armonica e compositiva della band; introduzione ricca di effetti profondi ed evocativi, tappeto musicale estremamente arioso, una base ritmica programmata al sequencer, sulla quale si appoggia l’inconfondibile ed elegante chitarra di Gilmour, ma all’improvviso  compare un salpe estratto proprio dalla pubblicità dell’anno precedente, dove la voce  sintetizzata di Hawking si insinua docilmente all’interno della dimensione psichedelica dei suoni, in un’esoterica mescolanza di senso e utopia.

Un esperimento di suono, concetto e teoria, del quale lo stesso Hawking rimase piacevolmente colpito, essendo stato da sempre un grande ammiratore della band inglese, con cui condivideva un pensiero preciso, il potere dell’immaginazione.
Poco più di vent’anni dopo l’esperimento si ripete, con la pubblicazione di “The Endless River”; un album studio che riprende le tracce scartate dal precedente “The Division Bell”, più qualche novità, tra cui proprio il brano Talkin’ Hawkin’, che riprende la seconda parte del testo dello spot televisivo del 1993, come a suggellare il pensiero e il concetto di potere della parola, in un mondo ipoteticamente più evoluto e maturo.

Pink Floyd e Stephen Hawking, fisicamente non sono più tra noi, ma è sempre importante ricordare come due mondi apparentemente contrapposti riuniscano musica e scienza a un concetto universale: la facoltà dell’essere umano di creare la realtà prima nella mente e poi nella materia, per elevarsi verso le stelle senza necessariamente restare collegato alle ambizioni della vita materica; perché solo l’immaginazione può renderci liberi.

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