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Telegram Vs Russia: controllo dei dati e lotta al terrorismo

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La diatriba globale fra social network e piattaforme per la comunicazione di vario genere, continuano a tenere alta l’attenzione e anche la tensione, riguardo il Vaso di Pandora che è uscito fuori, dopo lo scandalo di Cambridge Analityca e Facebook. Il modo in cui le piattaforme hanno agito, riguardo il trattamento dei dati personali, rispetto alle ultime elezioni americane e il timore che ha pervaso gran parte del mondo globalizzato, ha inevitabilmente aperto nuove riflessioni, ma anche nuove forme di controllo, anche sui quei nomi che non erano ancora stati “colpiti” da presunte accuse di natura politica o economica.

Da questo fiume in piena sembra non esserne uscito indenne neanche Telegram, in relazione ad una serie di accuse, proveniente dal ex blocco sovietico.

La piattaforma messaggistica, parallela e alternativa a WhatsApp è stata accusata dalla Russia di favorire in quale modo i terroristi, offrendo loro uno strumento efficace di comunicazione, senza correre il rischio di essere sorvegliati dalle autorità competenti. Le autorità russe hanno deciso di bloccare quindi Telegram, in attesa di ulteriori indagini, scatenando però la reazione dello stesso gigante della comunicazione il quale, a sua volta, ha trasferito i propri servizi sui Google e Amazon, attraverso il sistema cloud, impedendo quindi alle autorità di poter agire sui contenuti, immagazzinati in un sistema globale.

E’ stato proprio il fondatore di Telegram, Pavel Durov, a rifiutarsi di dare alle autorità russe, i codici e le chiavi di decrittazione dei messaggi di tutti gli utenti. La sua decisione non è rivolta a mettersi contro una potenza straniera, piena di contraddizioni interne, soprattutto per quanto riguarda la libertà di opinione; bensì ad una constatazione di fatto.

Secondo Durov, la decrittazione dei messaggi privati di alcuni utenti, non porterebbe alcuna conseguenza utile nella lotta  all’antiterrorismo, poiché gli stessi, che ormai hanno acquisito solide competenze anche informatiche, non avrebbero molti problemi a spostarsi su un’altra app di messaggistica protetta.
Di conseguenza la consegna delle chiavi di decrittazione, costituirebbe di fatto una strategia inutile, dal momento che per fare ciò, dovrebbero bloccare l’intero sistema di Google e Amazon.

Nonostante ciò si stima che la Russia abbia comunque bloccato circa 16 milioni di indirizzi IP, quasi tutti appartenenti ad Amazon Web Services e Google Cloud; ma pare che sia abbastanza facile per gli utenti, aggirare il sistema.

Il problema principale è più che altro un problema strutturale, relativa ai sistemi operativi:  se Apple con iOS o Google con Android, cedessero alle pressioni russe, bloccando l’app di Telearma, ci sarà una nuova battaglia commerciale fra i vari colossi del web e tutto questo andrà a discapito degli utenti russi, i quali non riusciranno ad attivare la piattaforma o ottenere gli aggiornamenti.

 

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