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Recensione in anteprima: Tutto sua madre

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442136Tutto sua madre

Regia: Guillaume Gallienne
Sceneggiatura: Guillaume Gallienne
Cast: André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger, Reda Kateb, Götz Otto, Brigitte Catillon, Carole Brenner
Musiche: Marie-Jeanne Serero
Genere: Commedia drammatica
Produzione: Francia / Belgio, 2013
Durata: 85 minuti
Data di uscita (Italia): 23 gennaio 2014

Maman? Maman? Maman? Lo sentiamo spesso nel film, la vediamo spesso, così velatamente androgina e affascinante, la madre di Guillaume, protagonista del nuovo – e ormai, possiamo dirlo, ennesimo – gioiello del cinema francese degli ultimi anni. Ora sul letto, con la sua sigaretta e il parrucchino, ora sul water, ora appare, sostiene il figlio e poi… Scompare.

Guillaume si sente donna. Si sente uguale alla madre, di cui emula gesta e voce, confondendo i parenti. Si veste come Sissi, inscenando irresistibili siparietti in una camera. Non ne vuole sapere di fare cose “da uomo”. Non ama gli sport, non è adatto al servizio militare. Ma cosa vuol dire essere uomini? Il film, tra risate scroscianti (non ricordo una sala così divertita da anni) e un sapore amaro di tacita commozione, ruba il cuore allo spettatore, almeno quello del sottoscritto.

“Tutto sua madre” è un film indipendente, tratto dal one-man-show di Gallienne, talento puro dell’Academie Française. Guillaume, regista e attore, racconta a teatro la sua storia, la commedia della sua vita, alleggerendo la matrice teatrale attraverso un costante e brillante labirinto di flashback sul percorso di vita “reale” del protagonista.

E così vita e teatro si intrecciano inestricabilmente, arrivando fino al cielo, dopo una delle scene più belle del film, quando Guillaume, a cavallo, impara a chiudere gli occhi e a sognare. Impara a non avere più paura del cavallo e di quello che quell’animale rappresenta. Ora è libero di affidarsi all’animale che c’è in lui e di scoprire la sua più intima identità affettiva e sessuale. Del resto bisogna provare, come suggerisce la sagace zia. “Se ti piace un uomo sei gay, se ti piace una donna sei etero”.

In un ribaltamento di ruoli, toccando sapientemente (senza appesantire la materia) temi angusti come il bullismo, Guillaume diventa a suon di gag il piccolo grande eroe di tutti noi. Di tutti quelli che almeno una volta nella vita si sono sentiti vessati e umiliati da qualcun altro.

Questo grande film è una scorribanda di emozioni nel tunnel che porta alla serena accettazione della propria (etero)sessualità. Ho sbagliato il prefisso? Chi ha paura? Quanto ci si può conoscere? Il film, nel bellissimo finale, conferisce grande dignità alla figura della madre, a cui viene dedicata una dichiarazione con i fiocchi. Ma a tutto il film è sotteso un amore sconfinato per l’universo femminile, per le donne dai sospiri riflessivi e dai capelli al vento.

Les garçons et Guillaume, à table! Campione d’incassi in Francia. E se una tantum arrivasse in cima al botteghino una commedia intelligente e non sboccata in tipico stile italico? La speranza è l’ultima a morire… Italiani, non deludeteci!

Voto: VotoVotoVotoVoto

Trailer:

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