Ufo Robot

Il 1978 rappresenta un anno di transizioni importanti, per il nostro paese. La memoria rimanda inevitabilmente ai lunghi tre mesi del rapimento di Aldo Moro, che avrebbero condizionato pesantemente la società italiana negli anni a venire.

Ciononostante sono molti i cambiamenti nel costume e nei modelli di riferimento, nati proprio in quell’anno fatidico, che avrebbero influito sulla percezione del mondo, sulle generazioni future e soprattutto sulle rivoluzioni dell’immaginario collettivo.

Uno dei più influenti è sicuramente l’approdo alla tv italiana di Atlas Ufo Robot. Lo storico cyborg che per decenni ha veicolato il principio originale del nuovo rapporto che si sarebbe instaurato tra uomo e macchina.

Ufo Robot non è il primo prototipo di robot approdato in una tv, che già veicolava la lotta del bene contro il male ad opera dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Ciò che contraddistingue Ufo Robot è un concetto rivoluzionario di fantasia al potere, dove la macchina non è più al servizio dell’uomo, ma è parte dell’uomo stesso; parte della forza, dell’intelligenza e della volontà. A questo segue anche una certa identificazione simbolica con dei nomi che richiamano ad una certa mitologia, come Jeeg Robot, Mazinga, Trider G7, Daitarn III, Voltron, Gundam e tanti altri.

La nascita di Ufo Robot, segnava anche una nuova spinta propulsiva, ideologica oltre che commerciale, che metteva il Giappone e la sua anima a metà tra tradizione e innovazione, al centro del mondo, sotto tutti gli aspetti di linguaggio e costume; un fattore che i giovani di tutta Europa, negli anni a venire avrebbero assorbito con maggiore avidità conoscitiva.

Fantasia e ispirazione alla guida di un modello che per la prima volta non era in carne ed ossa, ma in sé Ufo Robot, racchiudeva anche un messaggio parareligioso, poiché ispirato al valore del bene che trionfa sempre sul male; un messaggio universale che intendeva andare oltre la fratellanza umana, per abbracciare anche ciò che la possibile fantasia umana avrebbe potuto concepire, per migliorare il mondo.

Il principio era che: “per sconfiggere il male, bisogna sposare la tecnologia, affinché essa stessa non diventi il male assoluto”.

Il mondo del futuro e suoi scenari apocalittici,potevano essere descritti sotto tante forme e, forse il carattere eccessivamente romantico affidato ai supereroi, è arrivato a rivelare l’incompiutezza della propria dimensione; perché affrontare sempre i cattivi può essere una routine molto stressante. Però il messaggio di un programma come quello era mettere in condizione gli utenti di comprendere che la personalizzazione del “cattivo” è essa stessa una sorta di tecnologia partorita dalla mente umana.

La battaglia doveva necessariamente avere un valore educativo, nel distinguere il bene dal male, ma oggi a 40 anni di distanza, il valore aggiunto di Ufo Robot resta la fantasia: perché il cuore e la mente del robot, colei che era in grado di escogitare la mossa giusta al momento giusto, metaforizzando la forza della volontà con un pugno atomico o un’alabarda spaziale, appartiene all’uomo.

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