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Una vacanza da Facebook riduce lo stress, ma anche la soddisfazione!

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Il tempo libero è una fonte essenziale per mantenere il giusto equilibrio tra mente e cuore; tra lo sviluppo delle predisposizioni e il proprio ruolo sociale. Per anni una larga branca della sociologia si è concentrata sulla funzione del tempo libero, come tempo “liberato dal lavoro“, invidiando in esso la condizione essenziale per vivere bene ed essere un partecipante attiva alla vita sociale.

L’avvento dei social network e in particolare Facebook e Twitter, hanno nuovamente rivoluzionato i ritmi e l’equilibrio tra individuo e comunità. Il potere elusivo a sentirsi parte integrante di una comunità impercettibile, inodore e insapore, ma radicata a livello globale, garantisce un flusso d’informazioni, che si traducono in potere di pensiero.

La possibilità di impostare il proprio mondo etereo, dotato di valori e leggi, senza uscire di casa, seppure ha allargato il campo di conoscenze sociali, sta diventando sempre di più uno strumento di stratificazione del consenso globale e tutto questo resta ovviamente funzionale ad un certo ordine precostituito.

Per chi prende coscienza degli eccessi, così come per chi si lascia guidare dalla rapidità di veicolazione del pensiero, convinto di esserne un utente attivo, Facebook rappresenta comunque una guida; ci rende più soddisfatti, ma ci procura anche molta tensione.

E’ questo che sta alla base di uno studio dell’Università del Queensland, che ha scoperto come l’uso del più grande social network al mondo, stia diventando un motivo di stress per una fette sempre più grande di popolazione mondiale.

L’ipotesi dei ricercatori è che l’interruzione dell’utilizzo di Facebook per un periodo di tempo determinato, aiuterebbe a diminuire i livelli di cortisolo, ovvero l’ormone che genera lo stress.

La ricerca e la sperimentazione hanno coinvolto 138 volontari, di cui 51 uomini e 87 donne, di età compresa fra i 18 e i 40 anni, dividendoli in due gruppi: al primo è stato chiesto di non usare il social per 5 giorni, all’altro di mantenere le proprie abitudini di fruizione e consumo.

Per misurare il livello e le possibili variazioni emotive e psichiche dei partecipanti, i ricercatori hanno effettuato alcune misurazioni a livello organico dei livelli di cortisolo presenti nella saliva. In una seconda fase, ai partecipanti è stato sottoposto un  questionario relativo al livello di percezione del benessere prima e dopo l’esperimento.

I risultati hanno dato delle risposte non proprio chiare: pur avendo diminuito i livelli di cortisolo, l’astinenza da Facebook, sembra abbia anche influito sulla percezione di benessere generale percepito dai partecipanti, che in questo caso non ne hanno tratto alcun vantaggio.

Questo studio potrebbe spingerci a riflettere più seriamente sul perché la comunicazione e il confronto siano sempre in continua evoluzione, determinando anche inevitabili dibattiti pro e contro; ma deve anche stimolare l’abitudine ad un consumo differente, che non faccia scivolare un’intera “community” verso una nuova forma di anomia della comunicazione.

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