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Wild Wild Country, la nuova docuserie Netflix su Osho

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E’ il 1981, quando un guru indiano acquista un ranch di più duecento chilometri quadrati, sul quale fondare una nuova comunità autogestita, dove praticare l’amore libero e la “meditazione dinamica”, per ricercare un modello di vita alternativo all’ordinaria omologazione della società di massa.

Il luogo in questione è il Big Muddy Ranch, mentre il santone è uno delle figure più controverse e influenti della spiritualità orientale in occidente:Bhagwan Shree Rajneesh, meglio conosciuto con il nome di Osho.

La storia di questo controverso e provocatorio personaggio è da sempre oggetto di ampie discussioni, tra i sostenitori che insieme a lui perseguirono il modello di uomo definito “spiritualista capitalista“, libero dagli stereotipi sociali e sessuali, imposti dalla società e coloro che vedevano in lui, uno dei più clamorosi inganni della storia.

Netflix ha deciso di dare una voce nuova a questa storia, con Wild Wild Country; il nuovo film documentario in sei episodi, che ricostruisce la vicenda, a partire dalla fondazione della comune, tra le proteste dei 40 abitanti della vicina città di Antelope.

Le proteste si trasformano in breve tempo in un aperto conflitto, tra i seguaci di Osho, detti Rajneeshees e gli abitanti della cittadina. Da questo scontro emergono le personalità di Osho e  della sua segretaria e portavoce  Anand Sheela, disposta a ricorrere a qualsiasi espediente, per la realizzazione della comunità.

La volontà di non dare un giudizio morale è molto rilevante; lo spettatore  viene messo in condizione di entrare all’interno dei personaggi, specie Sheela, che viene intervistata in una foresta della Svizzera dove si è rifugiata, in seguito alle accuse di tentato omicidio, frode e violenza favore della comunità.

L’ex segretaria di Osho racconta la sua vita al fianco del guru con un’ innocenza tale da indurre il pubblico a rivalutare radicalmente il ruolo avuto dal santone all’interno delle vicende.

Il ritmo procede su piani alternati emotivamente, dove la possibilità di prendere una posizione per i poveri cittadini, soggetti a quest’inaspettata invasione, si scontra con il conflitto geografico e culturale, sintomo del clima di paura e tensione di un’America rurale, durante il boom degli anni Ottanta, sembra non aver ancora attecchito le sue radici di un prosperità pungente e in alcuni casi illusoria.

L’esordio della nuova serie Netflix, in un momento storicamente delicato della storia americana mette lo spettatore davanti a una serie di scomode domande, sulla società, la cultura, la morale, ma anche su se stesso. E’ proprio lo sguardo atterrito del bambino che chiude la porta alla vista di Osho, mentre passeggia indisturbato, descrive quello che è il sintomo più vecchio, ispirato, forzato e dichiarato del costume sulla sua società: la paura dell’altro.

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