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Zuckerberg Vs Commissione Europea: Le risposte che non ti ho detto!

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E’ stato il giorno del “giudizio”, quello trascorso ieri a Bruxelles dove Mark Zuckerberg, ceo e fondatore di Facebook, ha rilasciato la sua testimonianza, durante un’audizione a porte chiuse della Conferenza dei presidenti del Parlamento Europeo.

Il guru del Social Network ha accolto l’invito del presidente dell’Euro-Parlamento Antonio Tajani, a testimoniare davanti alla Commissione, in seguito al ciclone Cambridge Analytica, che  come sappiamo, ha scoperchiato un enorme vaso di Pandora riguardo l’uso illecito dei dati privati degli utenti Facebook da parte di altre società con lo scopo di indirizzare le indicazioni di voto delle scorse elezioni presidenziali americane.

L’udienza è in realtà solo l’ultima di una serie di audizioni già tenute al congresso e in altre sedi americane, ma in quest’occasione pare che sia stato concordato un lasso di tempo inferiore alle precedenti sedute, non sufficienti a rispondere a tutte le domande fatte dai diversi parlamentari di tutti i paesi dell’Unione.

Nel discorso che ha preceduto i quesiti da parte dei presidenti dei vari gruppi, Zuckerberg ha nuovamente ribadito le proprie scuse per quanto accaduto, alternandole ai dati positivi che Facebook fa quotidianamente; come l’introduzione di sistemi di rilevazione che permettono di restare in contatto, in caso di eventi particolari o attacchi terroristici, ma anche il raddoppiamento di 20.000 unità per il team della sicurezza informatica, il cui scopo è garantire la lotta alle Fake News.

Alle affermazioni ampiamente ribadite e in un certo senso vaghe, Mr Facebook ha però evitato di rispondere ad alcune domande fondamentali, provocando una generale insoddisfazione per la semplicità nell’affrontare gli argomenti.

E’ stato lo stesso Tafani a sottolineare la necessità della trasparenza, sottolineando che: “La democrazia non è un’operazione di marketing”; ribadendo in questo caso a Zuckeberg di mandare delle risposte scritte a tutte le domande, alle quali non ha risposto.

Tra le domande principali ne vogliamo segnalare alcune:

Come pensa di tutelare gli utenti che non sono iscritti a Facebook ma che vengono ugualmente profilati? Come questi possono vedere i dati che avete su di loro? Li commercializzate?

Nel 2015, quando ha scoperto il caso Cambridge Analytica, lei ha preso la decisione di non notificare agli utenti. Ci informerà la prossima volta?

Ciò che probabilmente ha giocato a sfavore, oltre al tempo ristretto è stata l’enorme disponibilità data a Zuckerberg sulle domande alle quali rispondere, tralasciando quelle che a suo giudizio meritavano più tempo.

La domanda nasce spontanea: Quanto ha realmente fatto la Commissione Europea per garantire trasparenza e correttezza in questa delicata vicenda? Ma soprattutto perché lasciare questo margine di tempo autonomo in funzione di una sola persona, per dar modo di difendere la posizione di un’azienda, a scapito della sicurezza informatica di milioni di persone?

E’ stata nuovamente messa a dura prova, l’autorevolezza della Politica Europea da parte del gigante transatlantico?

Agli utenti l’ardua sentenza.

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