Broadchurch è una serie britannica, come lo sono le già trattate Utopia e The Black Mirror. Come le altre, Broadchurch è un piccolo gioiello: per regia, per sceneggiatura e per recitazione. È stata trasmessa lo scorso Marzo dal canale britannico ITV e, come la gran parte delle cose veramente belle, l’arrivo in Italia continua a farsi attendere. È ideata da Chris Chibnall (Doctor Who e Torchwood) e nelle riprese sono impiegati Euros Lyn (all’opera in Sherlock e The Black mirror), e James Strong (come Chibnall ha lavorato a Doctor Who e Torchwood).

I nomi in Italia potrebbero voler dire poco. In realtà, varcato il confine delle Alpi le serie in questione sono ben note, la bravura di chi ci lavora non è da meno. Proveniente da Doctor Who è anche anche David Tennant (noto per essere il decimo dottore nella serie fantascientifica che quest’anno compie la bellezza di cinquant’anni!), coprotagonista di Broadchurch insieme a Olivia Colman.

Broadchurch è un classico giallo. Ambientato nell’omonimo paesino costiero del Regno Unito, la vicenda si muove in un luogo semplice e tranquillo, di quelli dove tutti si conoscono, tutti si incontrano giorno dopo giorno. Alec Hardy (David Tennant) rappresenta quello venuto da fuori, lo sconosciuto. Dopo un caso fallimentare, l’ispettore Hardy si trasferirà nel paesino di provincia e lì si troverà immediatamente davanti a un caso scottante: nella notte che precede il suo arrivo in paese, un ragazzino di undici anni, Danny Latimer, sparisce misteriosamente da casa. Il corpo esanime verrà rinvenuto la mattina seguente lungo la spiaggia… il piccolo è caduto giù dalle immense scogliere che circondano Broadchurch e, questa volta, Hardy non può sbagliare. Ha già fallito una volta e il passato continua a tormentarlo.

Ellie Miller diverrà la sua partner. Un tempo, il posto di Hardy era suo. Adesso è soltanto il vice in comando. Miller è di Broadchurch: conosce tutti e tutti conoscono lei. Quello che può sembrare un valore aggiunto, diverrà durante l’indagine una spada di Damocle: come ogni uomo o donna che risiede a Broadchurch, la sparizione e la morte del piccolo Danny coinvolgeranno (emotivamente e non) l’ispettore Miller, il cui figlio era compagno di scuola e amico del piccolo Danny.

Broadchurch ha un inizio in media res: vediamo subito il piccolo Danny affacciarsi dalla scogliera. Sanguina da una mano ed è chiaro sin dall’inizio che le cose non stanno andando bene.

La regia ci offre subito dopo la sigla un primo piano di Broadchurch e dei suoi abitanti: lo spettatore conoscerà Beth e Mark Latimer (Jodie Whittaker e Andrew Buchan, madre e padre di Danny) e seguirà quest’ultimo mentre attraversa la cittadina e incontra uno ad uno coloro i quali diventeranno poco per volta parte della vicenda: fra loro il Reverendo Paul Coates (interpretato da Arthur Darvill, altro volto noto per un ruolo in Doctor Who), Jack Marshall (il giornalaio di Broadchurch interpretato da David Bradley Walder Frey in Games of Thrones), Susan Wright (Pauline Quirke), Nigel Carter (collega di lavoro di Mark interpretato da Joe Sims).

Quando questo accade, il piccolo Danny è già morto, ma nessuno – eccetto l’assassino – lo sa. Il piccolo era solito uscire presto la mattina per andare a consegnare i giornali prima della scuola. La sua assenza, quindi, non turba la madre. Beth lascerà la propria casa e andrà in giro, come fosse una mattina come le altre… ma non lo è. Non lo è per la famiglia Latimer, non lo è per gli ispettori Hardy e Miller, non lo è per l’intera Broadchurch.

In queste prime scene la regia mostra tutta la sua brillantezza: lo spettatore, dopo aver seguto Mark e conosciuto Hardy e Miller, si troverà con Beth, la madre di Danny, e con lei inizierà ad avvertire il primo sentore che qualcosa non va e la seguirà, passo dopo passo, in una straziante corsa che culminerà nella spiaggia dove il corpicino di un bimbo giace esanime ai piedi della scogliera…

Tre elementi risaltano su tutti: il primo è la regia.  Brillante e decisamente ben studiata, sfrutta appieno la bellezza della Jurassic Coast del sud dell’Inghilterra. Il secondo elemento è la recitazione: la bravura di Tennant è nota a chiunque l’abbia ammirato nel ruolo del decimo dottore o, più recentemente, nel remake di The Fright Night. Al suo fianco, un cast decisamente sopra la media: fra i migliori mi sento di citare Jodie Whittaker e David Bradley. Infine, il coinvolgimento emotivo. Dal primo all’ultimo minuto la serie prende e non vedo come ci possa essere un complimento migliore di questo.

Prenderà, dunque, il tutto sino alla scoperta finale. A proposito del finale, una menzione va al modo in cui è stato gestito: per evitare che trapelassero notizie prima del tempo o, forse, per favorire l’immedesimazione nel giallo, l’intero cast è stato tenuto all’oscuro delle intenzioni degli autori sino all’ultimo momento, quello in cui è stata girata la scena in cui l’identità dell’assassino di Danny viene rivelata. Lo stesso attore coinvolto, ha poi rivelato Olivia Colman, non ha saputo di essere lui il colpevole designato sino a pochi giorni dalle riprese conclusive.

In conclusione, visione assolutamente consigliata. Con o senza doppiaggio. Sono otto puntate in tutto. Malgrado il finale concluda l’intera vicenda (non senza il colpo di scena), il successo è stato tale da garantire alla serie il rinnovo per una seconda stagione. Hardy e Miller sembra proprio che torneranno  a indagare ancora in futuro.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here