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Il crollo in borsa di Tesla e i tweet compromettenti di Elon Musk

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Un piano spericolato per soli 17 giorni; tanto è durato il tentativo di privatizzazione di Tesla da parte di Elon Musk. A quanto pare il CEO e fondatore della casa automobilistica elettrica, dell’azienda aerospaziale SpaceX e di Bitcoin Code, ha fatto il cosiddetto passo più lungo della gamba. 420 dollari per titolo ai soci per realizzare il delisting; questo è l’ammontare della proposta fatta dallo spericolato e imprevedibile imprenditore, attraverso una serie tweet senza filtri finiti poi sulle bacheche, oltre che dei suoi collaboratori, anche dei suoi 22,6 milioni di follower.

Il caso ha voluto che tali messaggi siano finiti anche nel mirino delle autorità e in particolare del dipartimento di Giustizia americano, il quale ha a sua volta aperto un’indagine per frode. L’ipotesi di reato arriva dopo le indiscrezioni raccolte da Bloomberg, secondo il quale Musk, per conseguire  la privatizzazione di Tesla, abbia investito dei fondi, rassicurando il consiglio di amministrazione  sul fatto che la strada migliore per Tesla fosse quella di rimanere in Borsa.

La possibile privatizzazione però non deve aver fatto breccia nei mercati finanziari, cosicché dopo giorni, il titolo ha subito un crollo immediato del 5 %. Neanche il tempo di celebrare la vendita del primo biglietto per la luna, che la visionarietà del giovane magnate sudafricano ha cominciato a vacillare sotto il peso della burocrazia e della fragilità dei mercati.

Ma i guai per Mr. Tesla non finiscono qui. Sembra che quasi contemporaneamente all’indagine giudiziaria, sia arrivata anche una sonora denuncia per diffamazione, indirizzata a lui medesimo da Vernon Unsworth, il sub inglese che è stato a capo della squadra che ha salvato i i ragazzi intrappolati quest’estate, in una grotta in Thailandia.

Una vicenda entrata nel cuore e nella memoria collettiva, che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso e a cui lo stesso Musk aveva contribuito, facendo costruire addirittura un sottomarino di salvataggio che avrebbe dovuto portare i ragazzi in salvo.

Un’ operazione giudicata non idonea da parte dello stesso Unsworth che per questo si era beccato una serie di insulti, via tweeter da Musk che lo definì un pedofilo. A causa di questa reazione impulsiva è partita una bella accusa per diffamazione presentata alla corte federale di Los Angeles, che richiede un risarcimento di ben 75mila dollari.

Non si tratta di una cifra problematica per Elon Musk, ma sicuramente rimette in gioco un genio non più tanto visionario, il cui potere mediatico e finanziario rasenta i primi afflati di un delirio di onnipotenza?

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