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“La Mélodie” e la forza della musica secondo Rachid Hami

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La melodie
La melodie

La forza della musica, come riscatto e rivalsa contro le proprie insicurezze; solo una delle tante potenzialità che l’arte suprema può dare a chi ha la semplicità di abbandonarsi ad essa.

Questo e altro condito da incredibili colpi di scena, scandisce il tempo de “La Mélodie”, il nuovo film del regista esordiente Rachid Hami, presentato Fuori Concorso alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia e che sarà nelle sale italiane dal 5 aprile.

I passaggi ritmici e narrativi sono quelli dei canoni del cosiddetto cinema di riscatto: Simon un violinista di successo (Samir Guesmi) che, a un certo punto della vita abbandona le scene, perché deluso del mondo che lo ha cullato, si ritrova a insegnare musica in una scuola di Parigi. I suoi metodi tradizionali e il contesto difficile da cui proviene la maggioranza degli allievi, non ottiene alcun risultato convincente, tranne che per uno degli allievi:

Arnold (Alfred Renely), un outsider  dalla doppia natura, timida e spregiudicata al tempo stesso. Tra i due nasce un rapporto veicolato dal talento sempre più evidente che il maestro riconosce nell’allievo.

Il ragazzo di strada scopre la semplicità di un animo sensibile,  attraverso l’amore tattile ed ematico dello strumento; un elemento che favorirà la costruzione del gruppo all’interno della classe e restituirà a Simon l’energia necessaria per ottenere la fiducia degli allievi e riscoprire la passione per la musica e la sua forza spirituale.

La Mélodie ha una trama che trascina come una melodia, il cui significato semplice, non intende chiudersi in elucubrazioni tematico-stilistiche su arte e modelli; il film ha una forza trascinante ed emotiva capace di mostrare la potenza della musica classica, che non è necessariamente un linguaggio per intellettuali, ma una forma di esplorazione dell’animo che, dallo strumento veicola vibrazioni e tensioni elettriche capaci di ammaliare chiunque. Che sia un teppista o un disilluso cinico, la scintilla, per il regista algerino è la passione autentica, capace di sciogliere il cinismo dello spettatore più prevenuto, proprio come quei ragazzi di strada riescono ad aprire una porta nel cuore disincantato di Simon, la cui apatia non riuscirà a sconfiggere l’empatia.  

La Melodie è uno dei quei film utili al benessere dell’anima, perché la semplicità è data dal valore di un dono divino, come quello della musica, che ricalca il miracolo della creazione e può essere un valido strumento contro l’afasia delle emozioni.

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