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Facebook in prima linea contro il revenge porn

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Perché ultimamente Facebook e i vari social mostrano il loro potenziale, solo per fare del male? La ragione principale è che bisognerebbe istruire, soprattutto i più giovani, a utilizzare i social network in maniera responsabile. Un altro strumento di conoscenza sarebbe quello di infondere negli utenti la consapevolezza circa l’utilità di mettere costantemente in mostra la nostra vita o le nostre opinioni. Un altro ancora potrebbe aiutarci comprendere, quanto è potente il mezzo di cui disponiamo, tanto da poter influenzare persino il corso delle vite nostre e degli altri.

Una delle piaghe di cui parla a intervalli irregolari è il “revenge porn“: si tratta di video hot privati, che vengono messi in rete da uno dei due partner, a mo di vendetta (revenge), nei confronti del o della povera malcapitato/a, con lo scopo di ledere la dignità e il rispetto.

Secondo un’indagine del The Guardian, su Facebook esisterebbero circa 54mila casi di revenge porn al mese. A queste si aggiunge purtroppo un numero sempre maggiore di ritorsioni sessuali con lo scopo di estorcere denaro, o semplicemente il gusto perverso di diffamare o vendicarsi su di una persona, ma esiste anche una percentuale commessa da donne.

In Italia non vi è ancora una reale consapevolezza di questo fenomeno: è famoso il drammatico caso della 31enne Tiziana Cantone, morta suicida, in seguito alla diffusione di un video che la riprende durante un amplesso, ma ad oggi si parla di molti casi che riguardano anche ragazze poco più che adolescenti, che si lasciano andare al gusto del proibito, subendone anche delle serie conseguenze.

Per contrastare questo fenomeno in Australia è partito un progetto pilota sulla sicurezza in rete, con la collaborazione di Facebook e una locale agenzia governativa, che riscuoterà anche notevoli polemiche.

La piattaforma di Zuckerberg infatti vuol chiedere alle vittime, il caricamento sul social delle foto originali compromettenti fatte circolare indebitamente o illecitamente da altri, con l’intento di renderlo automaticamente leggibile da parte dell’intelligenza artificiale dello stesso network. In questo modo la piattaforma sarà in grado di rintracciare e rimuovere tutte le copie della medesima foto che circolano al suo interno.

Il progetto non mendicherà di suscitare polemiche e perplessità sulla lotta a questo fenomeno, ma potrebbe rivelarsi un primo passo importante circa l’acquisizione di una consapevolezza della stessa vittima, sull’uso responsabile della propria privacy e della propria personalità.

 

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