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Recensione: “I Frankenstein”

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49162Uscita nelle sale: 23 Gennaio 2014

Titolo originale: I, Frankenstein

Regia: Stuart Beattie

Cast: Aaron Eckhart, Yvonne Strahovski, Bill Nighy, Jai Courtney, Miranda Otto, Caitlin Stasey

Produzione: USA/AUSTRALIA

Distribuzione (Italia): Koch Media

Genere: Action/Fantasy

Durata: 93 min.

Adam (Aaron Eckhart), la creatura portata in vita dal Dottor Frankenstein, è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri grazie alla genetica. 200 anni sono passati dalla sua nascita e si ritrova catapultato in una guerra tra Demoni e Gargoyles che lottano per contendersi il futuro dell’umanità. A sua insaputa porta con sè la chiave della vita eterna e le due fazioni faranno di tutto per ottenerla, chi per un obiettivo e chi per un altro. Da un lato Naberious (Bill Nighy) re dei Demoni che da anni cerca di dare la vita a corpi umani privi di anima, con l’intento di possederli e creare così un enorme esercito di immortali; dall’altro Leonore (Miranda Otto) regina dei Gargoyles che ha il compito di eliminare la stirpe dei nemici e al tempo stesso, deve decidere il destino di Adam. A spalleggiare la creatura c’è la scienziata Terra (Yvonne Strahovinski), l’unica umana e l’unica che vedrà in lui un lato tutt’altro che mostruoso.

Dai produttori di Underworld, una nuova darkstory: stavolta si tratta della mitica creatura di cui si è sempre parlato nei libri ma mai nei film. I Frankenstein prende spunto dal graphic novel di Kevin Grevioux e dal personaggio romanzato da Mary Shelley.  “Adam, così viene chiamata la creatura, si trova in conflitto tra forze immortali e il protagonista deve trovare il proprio scopo nella vita; deve quindi capire chi è, e per farlo, dovrà prendere decisioni difficili per diventare la persona che sa di essere”, così dice il regista Stuart Beattie che subito si è appassionato all’idea del film dopo aver letto la sceneggiatura. Partendo da una base, egli ha poi creato un’atmosfera molto gotica in cui il genere umano si trova letteralmente assediato da queste creature che rappresentano la luce e l’oscurità. Tra Demoni e Gargoyles troviamo la creatura che oltre alle tante cicatrici, ha un aspetto umano, quello dell’attore Aaron Eckhart. Beattie aggiunge:“Ho voluto dare vita a un nuovo mondo con creature mai apparse sugli schermi; abbiamo già visto vampiri, licantropi o gli zombie e io volevo qualcosa di diverso. Gargoyles e Demoni erano quindi la scelta perfetta e idonea per dare il tocco di originalità”. È difficile dare un nome alla città che fa da campo di battaglia; ha le fattezze di una metropoli europea che nonostante sia contemporanea, ha un aspetto molto fantasy. Per dare vita a tutto ciò, Beattie ha voluto girare in Australia, più precisamente a Melbourne che geograficamente ha le caratteristiche che il regista cercava: un’ampia tela composta da molti edifici e da visuali perfette, il tutto grazie a un territorio molto versatile. Insieme ad Eckhart (che lo abbiamo visto in film come Thank you for Smoking e Batman), troviamo un cast di alto livello: Bill Nighy, Miranda Otto e Yvonne Strahovski. Il primo ha interpretato molti ruoli durante la sua carriera, ma il più recente è sicuramente quello di Victor in Underworld. Miranda Otto invece la conosciamo grazie al Signore Degli Anelli e alle Verità Nascoste. Infine Yvonne Strahovski che ha recentemente interpretato il ruolo della bella ma velenosa Hannah Mckay nella serie Dexter.

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Durante il film la cosa che attrae lo spettatore è sicuramente l’azione; è un action movie certo, ma in questo caso vale davvero la pena di complimentarsi per il risultato: tra effetti speciali, creature mitiche (riportate sul grande schermo in modo così veritiero) e ambientazione, ogni battaglia sembra reale e soprattutto molto coinvolgente. Ognuno di noi avrà immaginato come sarebbe potuto essere un gargoyle; nessuno però lo avrebbe reso così autentico in ogni suo aspetto come è stato fatto in questo film. La parte affascinante di entrambi gli eserciti, è la loro trasformazione : hanno prima una forma umana ma appena lo scontro inizia, prendono subito le loro sembianze reali, il tutto in pieno volo e in modo repentino. Insomma, perfetto.

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Tra le altre cose, Aaron Eckhart, per rendere la creatura molto più combattiva e credibile, ha dovuto apprendere l’arte del combattimento Kali con i bastoni, un’arte marziale molto difficile che ha richiesto un allenamento di tre mesi per cinque giorni a settimana.

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Per quanto riguarda invece la storia, l’idea in sé è perfetta e chiara ma non è resa come ci si aspetterebbe. L’azione è un’arma sicuramente vincente ma ha il rovescio della medaglia: è così d’impatto e marcata, che tutto il resto passa in secondo piano. La realizzazione della trama è infatti un po’ lenta e i dialoghi altrettanto scontati. Un vero peccato! Se non avesse questo grande e fastidioso neo, I Frankenstein sarebbe potuto essere un film perfetto sotto tutti i punti di vista. Poiché per questa pellicola hanno collaborato gli stessi produttori di Underworld, la loro impronta si vede molto e il paragone viene quindi spontaneo: in entrambi i film la lotta tra specie è indiscutibile e molto bella da vedere, ma Underworld ha quel fattore in più e quel “non so che” che ci lascia la voglia di rivederlo. Ogni personaggio ha la propria personalità, il proprio bagaglio di esperienze che viene raccontato in ogni minimo dettaglio, dandoci la possibilità di metterci nei loro panni o di scegliere da che parte stare. Del resto è uscito parecchi anni fa e magari siamo fin troppo abituati a quella saga, che la nostra testa non ne accetta altre; oppure è un semplice fatto che niente più ci stupisce. Il regista di I Frankenstein ha più volte sottolineato che si tratta più di una lotta interiore del protagonista, una sua ricerca personale della propria identità: beh, a parole lo abbiamo capito ma il problema è che non viene trasportato sullo schermo, proprio perché si è dato più importanza alla parte visiva che alla psicologia di Adam. Da un lato c’è un bella esplosione ma dall’altra, purtroppo, implosione. Lo spettatore deve fare quindi un notevole sforzo per capire la dinamica interna di ogni personaggio e il pensiero costante “magari tra poco arriva la svolta” non viene mai appagato. Nonostante tutto è un film che si prende la piena sufficienza e che si salva proprio grazie agli effetti speciali e all’atmosfera gotica.

Voto: VotoVotometto_voto_opacityvoto_opacity

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Prima che uscisse il film, Aaron Eckhart è venuto a Milano per la conferenza stampa del film e noi di Justnews eravamo presenti. L’attore è entrato in sala con un sorriso smagliante e per tutto il tempo, ha accettato di buon grado le varie domande prendendosi anche in giro da solo. Di seguito riportiamo alcune parti dell’intervista:

Sig.Eckhart, è stata la creatura a venire da lei o viceversa? Mi hanno contattato per entrare a far parte del cast; ho letto il copione e mi sono subito innamorato del ruolo di quest’uomo che cerca il suo scopo nella vita, l’amore e la sua anima. Sono un fan del libro di Mary Shelley che scrive di una creatura non voluta dal suo stesso creatore e dalla società. Allora ho pensato: come ci sentiremmo nella sua posizione? Come ci sentiremmo a non essere amati ma considerati solo dei mostri e senza un valore?

Come ha vissuto la creatura? Prima di interpretarla ho immaginato come sarebbe potuta diventare; di solito si pensa a Frankenstein come ad un uomo alto e grosso, con cicatrici e bulloni sul collo: noi abbiamo preferito invece renderlo più accessibile, atletico ed energico, perché comunque si tratta di un action movie dove lui deve difendersi e combattere. Quello a cui ho pensato è stato a quando ero un teenager e al fatto che mi sentivo brutto come tutti i ragazzi a quell’ età. Cioè pensi che il tuo naso e le tue orecchie siano troppo grandi, ti guardi allo specchio e pensi che nessuno ti ami. Riportando poi tutto a Frankenstein, ho ritenuto che fosse una storia di ogni teenager che cerca di scoprire il proprio ruolo nella vita e che nonostante tutto, la bellezza è relativa.

Poichè I Frankenstein proviene dagli stessi produttori di Underworld, ha notato delle somiglianze?  Sì certo, a partire dal cast in cui in entrambi i film è presente Bill Nighy; inoltre è ambientato in un’ atmosfera molto simile a quella di Underworld. A differenza di Kate Beckinsale io non sto bene con i pantaloni in pelle! Ci ho provato ma non era un bel vedere! (risata generale in sala)

Nella sua carriera ha interpretato sia i ruoli del good guy che del bad guy: quale preferisce? Non c’è un personaggio migliore rispetto ad un altro: tutti hanno le loro caratteristiche e sono troppo diversi per dare una preferenza. Mi piacciono molto tutti. Io poi di solito non vado mai a vedere i miei film perchè non mi piace riguardarmi. Smetto di essere quel dato personaggio nel momento stesso in cui ho finito di girare; poi penso subito al film successivo. 

Tra tanti film che conosce degli scorsi anni, ce n’è uno in particolare in cui avrebbe voluto recitare? Tutti quelli in cui non ho recitato! (risponde ridendo) Scherzi a parte: penso che sarebbe Ritorno a Cold Mountain. Mi è piaciuto moltissimo.

Perchè non usa i social network come fanno molti attori? Non sono un fan dei social e della tecnologia. Da poco però mi sono iscritto a Twitter; lo uso più che altro per pubblicare le foto che realizzo: la fotografia è la mia passione. Al momento penso di aver scritto 22 tweet in totale e non arrivo nemmeno a 10.000 followers. Tra l’altro alcuni mi hanno fanno notare di averne più di me! La cosa mi fa ridere perchè è vera! Aiutatemi a raggiungere i 10.000!

A conferenza terminata, Aaron si lascia fotografare con tutti i presenti ai quali chiede il loro nome e si presenta con umiltà. “Thank you for coming” continua a ripetere sorridendo. Un uomo molto disponibile, elegante, educato e soprattutto semplice.

Rossella Cassano di Justnews con Aaron Eckhart:

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La mostruosità non è dettata dall’aspetto fisico, quanto piuttosto dalle azioni che si compiono.

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