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Ultimo Tango a Parigi: dal 21 maggio la versione restaurata

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Alcuni film rivestono per l’occhio più curioso, un senso particolarmente soffuso e quasi idealizzato; come se il ricordo di quella storia e quelle immagini sgranate, sulla pellicola, entrassero direttamente in contatto con la nebbia sentimentale della nostra memoria.

Il valore intrinseco di questo stato di cose è la drammaticità poetica, che una grande opera suscita in chi ne gode; di esempi ne abbiamo un’infinità, ma in questo caso particolare, il ricordo va a uno dei più grandi registi italiani: Bernardo Bertolucci.

E’ uno dei suoi capolavori che ancora oggi, suscita una forte curiosità introspettiva: stiamo parlando di “Ultimo tango a Parigi”, il film che consacrò un giovane cineasta parmigiano nell’Olimpo del Cinematografia internazionale.

Era il 1972, quando ancora “Novecento”, il suo capolavoro, non era ancora nato e questo trentunenne di sinistra, prendeva un icona universale come Marlo Brando per metterlo in un appartamento abbandonato nel centro di un a Parigi fumosa e malinconica, assieme ad una giovanissima Maria Schneider.

Il risultato è una danza di contraddizioni e provocazioni, che mette realmente a nudo, non solo i corpi, ma anche le anime di due perfetti sconosciuti, nel pieno di una stagione sociale piena di cambiamenti repentini di costume e ideologismi.

Un gioco di specchi di istintualità che sta per tornare nei cinema, in una versione completamente restaurata, per riproporre la straordinaria bellezza e immutata potenza nella realtà dell’oggi.

E’ stato lo stesso Bertolucci a presentare il progetto in anteprima, rivelando alcuni particolari e curiosità circa la genesi di un film che, con i suoi 87 miliardi di lire d’introito, rappresenta ancora il più grande incasso del cinema italiano.

“I film che sono andati meno bene, forse, sono molto amati da me”, ha rivelato il regista, spiegando come grazie a quelli, riuscì però a realizzare ciò che voleva.

Confessioni che si fanno più intime, quando Bertolucci rivela l’idea alla base del Film, frutto di un personale sogno erotico: “Il sogno era quello di incontrare una donna mai vista prima, in un appartamento deserto a Parigi, e iniziare un rapporto che si ripeterà sempre identico a se stesso”.

Ultimo Tango a Parigi ha segnato uno spartiacque tra eccessi e tabù, sesso e potere, borghesia e ribellione; L’impatto culturale sulla società del tempo, si riflette sino a oggi, tanto che il corpo bianco e nudo della compianta Schneider, riesce ad essere mille volte più intrigante e sensuale, di molti nudi degli anni a venire.

E’ il concetto stesso di sesso psicologico e istintivo, prima ancora che fisico, che determina una sovrapposizione fra più livelli, in grado di rivelare alle generazione, il potere della seduzione e la seduzione del potere.

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