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20.000 days on the earth, l’odissea musicale di Nick Cave

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By David Shankbone (David Shankbone) [CC-BY-3.0], via Wikimedia Commons

By David Shankbone (David Shankbone) [CC-BY-3.0], via Wikimedia Commons
By David Shankbone (David Shankbone) [CC-BY-3.0], via Wikimedia Commons
Tra le tante figure di spicco della storia della musica rock, Nick Cave, leader dei The Bad Seeds, è quello che, più di ogni altro, ha saputo esplorare così tanto gli abissi della mente da ritrovarsi ai confini con la follia. E a metà strada tra follia e realtà è 20.000 days on the earth, film diretto da Ian Forsyth e Jane Pollard e incentrato su una giornata fittizia del cantautore australiano, la ventimillesima, ovvero il giorno dell’inizio delle registrazioni di Push the sky away, ultimo album in studio di Cave, risalente al febbraio 2013.

Si tratta di un vero e proprio omaggio a Nick Cave e al suo percorso artistico. Ma non è la solita celebrazione della rock star maledetta. Cave appare in tono dimesso, quotidiano, in un mix tra realtà e finzione che si avvicina ad altri docu-film, come One plus one di Jean-Luc Godard sui Rolling Stones e The song remains the same di Peter Clifton sui Led Zeppelin.

La vera protagonista è però la memoria, anche se non si tratta di un semplice revival nella carriera di Nick Cave.

«La memoria», ha detto Nick Cave, «è quello che siamo, e la nostra anima, la nostra ragione nell’essere vivi, sta nell’aggrapparci ad essa.»

Una vera e propria odissea nella musica, quella del duo Forsyth-Pollard, con Cave che diventa un Leopord Bloom del nuovo millennio che dimostra tutta la sua umanità attraverso un racconto in presa diretta, un flusso di coscienza che lo accompagna sulla strada dei ricordi, verso gli anni felici dell’adolescenza e la passione per la musica, ma anche verso momenti tristi come la morte del padre, quel padre che lo vide solo un paio di volte, di cui solo la seconda fu un’esibizione vera e propria.

Suo padre lo definì un angelo, ed è proprio in un film sugli angeli, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, che Nick Cave canta Crime & the City Solution – Six Bells Chime.

Premiato allo scorso Sundance Film Festival di Salt Lake Cirty e presentato al Torino Film Festival, 20.000 days on the earth oscilla tra filmati d’archivio e quotidianità. Un docu-film tutt’altro che convenzionale in cui Nick Cave ha modo di scavare dentro se stesso anche grazie all’aiuto di Darian Leader, il suo psichiatra, a cui si racconta con sincerità.

Un viaggio nel sottosuolo della mente e della carriera di un artista che, per sua stessa ammissione, si definisce «un megalomane con una bassissima stima di se stesso».

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