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Sfondo Death Note1Death Note

Regia e sceneggiatura: Toshiki Inoue
Character design: Masaru Kitao
Musiche: Hideki Taniuchi
Produzione: 4 ottobre 2006 – 26 giugno 2007
Episodi: 37 da 23 minuti

Il Plot

Chi non ha mai sperato di riuscire a cambiare il mondo?
Guardiamoci attorno: disprezzo, ingiustizia, dolore. Chi dovrebbe portare l’ordine e applicare la legge spesso non può o non sa farlo e il mondo in cui viviamo finisce con l’essere degno di essere definito “uno schifo”.
È questo il pensiero con cui ci viene presentato Yagami Light, studente liceale che possiede tutte le qualità per poter essere definito un modello da seguire: brillante nello studio, viene più volte indicato come il migliore studente del Giappone, come un fratello e un figlio perfetto e come un giovane di successo, sia con le ragazze sia con gli amici. Lo osserviamo per la prima volta all’interno della sua aula, intento a svolgere uno dei soliti compiti che gli vengono assegnati durante le mattine passate fra i banchi di scuola. Lo ascoltiamo mentre riflette e la sua riflessione è la stessa con cui si è aperto l’articolo: “questo mondo fa schifo”.
Mentre riflette, il suo sguardo si perde nel vuoto fuori dalla finestra ed è allora che nota qualcosa cadere sull’erba. Quando va a recuperarlo, si accorge che si tratta di un piccolo quaderno nero con un titolo macabro e insolito: Death Note, il “Quaderno della Morte”.
All’interno, un insieme di regole che sembrano comporre un gioco macabro e perverso, uno scherzo di cattivo gusto.

Alcune delle regole:

  • The human whose name is written in this note shall die. (L’umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà).
  • This note will not take effect unless the writer has the person’s face in their mind when writing his/her name. Therefore, people sharing the same name will not be affected. (Questo quaderno non avrà effetto a meno che chi scrive non abbia in mente il viso della persona mentre scrive il suo nome. Quindi, eventuali omonimi non verranno colpiti).
  • If the cause of death is written within 40 seconds of writing the person’s name, it will happen. (Se la causa della morte viene scritta entro 40 secondi dopo aver scritto il nome della persona, questa si verificherà).
  • If the cause of death is not specified, the person will simply die of a heart attack. (Se la causa della morte non è specificata, la persona morirà semplicemente di arresto cardiaco).

Sembra un gioco. Leggendo le regole, però, Light non può che porsi una domanda: e se fosse vero? Il potere di togliere la vita solo scrivendo un nome in un quaderno è talmente grande da elevere un uomo ad un livello superiore, quasi divino. Ma come insegna un celebre (e pavido) Parker, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Light si approccia al quaderno con sufficienza, ritenendolo soltanto un gioco. Sa, però, che se una vittima deve esserci, questa deve meritarsi la sua giustizia. In quei minuti, la televisione sta trasmettendo un notiziario: un uomo si è barricato in una scuola, ci sono ostaggi e probabilmente delle vittime. Il volto dell’uomo è in primo piano, la scuola sullo sfondo. Light conosce il suo nome e il suo cognome. Possiede tutto ciò che, a detta di chi ha scritto le regole nel Death Note, serve per poter usare il potere del quaderno della morte. Decide di tentare.
Passano i primi secondi, gli scappa un sorriso… non succede niente, almeno all’apparenza. Un’apparenza che dopo un poco svanisce e incontra una sconcertante verità: il quaderno uccide davvero.
Scioccato, Light tenta di replicare il suo gesto. Chiunque veda il proprio nome finire su quel quaderno perde la vita. È allora che iniziano i dubbi.
Light  sa ciò che vuole e con l’evolversi della storia diverrà sempre più freddo e sicuro di sé. Questa sicurezza, però, non è innata. In uno dei flashback delle prime puntate ci vengono mostrati i suoi dubbi: togliere la vita a un uomo è un potere grande, troppo grande. Chi è lui per decidere chi deve vivere e chi deve morire?
Lo scoramento viene superato immediatamente, come se fosse figlio di un attimo di smarrimento: non è il potere quello che conta, è l’uso che se ne fa. Per Light, l’uso è chiaro: vuole ripulire il mondo, rinnovarlo… e del nuovo mondo vuole esserne il dio. Nasce così Kira, traslitterazione della parola killer: è così che il mondo lo vede, come un assassino da giudicare e condannare come tutti gli altri. Ma nel silenzio delle loro stanze, Light ne è certo, gli uomini e le donne che alla luce del sole lo disconoscono approvano ciò che fa.

L’opera

Death Note (Desu Nōto) è originariamente un manga ideato e scritto da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata (di quest’ultimo sono i disegni) pubblicato in Giappone a partire dal 2003. In Italia è edito da Planet Manga (costola della Panini Comics) e la pubblicazione parte nel 2006.  L’anime, diretto da Tetsurō Araki e animato da Madhouse, si compone di un totale di 37 episodi e segue con un elevato grado di fedeltà il manga. Si presenta come un prodotto di qualità elevata sotto il profilo tecnico e fa del suo fiore all’occhiello un’atmosfera brillantemente ricreata con l’ausilio di una stupenda colonna sonora: tolto l’opening, uno dei migliori mai ascoltati a detta di chi scrive, le vicende sono accompagnate da temi sonori costruiti ad hoc per i personaggi che, l’uno dopo l’altro, si fronteggeranno nel piccolo schermo.

Death note

A proposito di conflitti, quello a cui si assiste in Death Note è proprio questo: un duello, lungo e incessante, dove non sono tanto il bene e il male a fronteggiarsi. Light, nella sua perversione, è convinto di essere nel giusto. Il conflitto a cui assistiamo è quello fra due diverse declinazioni di bene: ciò che è giusto secondo la morale di un solo uomo (morale che, come sottolinea lo stesso Light, non è solo sua, è ampia e condivisa seppur nascosta nel silenzio dei pensieri più celati) e ciò che lo è seguendo l’etica comune.
Da una parte avremo Light, il suo quaderno e la mano che lo ha spinto per noia nel mondo degli uomini: quella di Ryuk, lo shinigami – dio della morte – che ci verrà presentato come un personaggio terzo, che è condannato a seguire il “possessore” del death note sino al giorno in cui egli morirà senza alcun diritto ad accedere all’inferno o al paradiso.
Dall’altra parte le inermi forze dell’ordine che assistono poco per volta agli effetti distruttivi della mano di Kira: apparentemente inspiegabili, le morti di decine di criminali per arresto cardiaco non possono essere del tutto casuali, questo è chiaro, ma accertare una responsabilità di qualcuno è impossibile. Per questo chiedono aiuto a Elle (d’ora in avanti mi riferirò a lui come L.) , cervellotico e bizzarro investigatore, celebre per riuscire a risolvere i casi più impensabili. L., il suo vero nome e il suo cognome sono ignoti, lo spettatore lo conoscerà poco per volta, quando gli verranno presentate le sue manie (i dolci, il modo di stare seduto, l’abitudine di muoversi a piedi scalzi, di celarsi dietro lo schermo di un computer e di camuffare la propria voce,…). Quello che è immediatamente chiaro sin dalla sua prima apparizione, che nell’anime avviene nel secondo episodio, è l’abilità di questo personaggio in grado, in poco tempo, di mettere alle strette Light, inaugurando con il ragazzo – di cui non conosce l’identità – una guerra psicologica che porterà più volte quest’ultimo sul punto di compiere dei passi falsi.
Death Note è anche questo: la “guerra” sui generis a cui danno vita questi due personaggi dall’intelligenza fuori dalla norma, una guerra il cui esito sarà incerto sino alla fine e appassionerà certamente lo spettatore spingendolo a proseguire nella narrazione.

Punti di Forza e di debolezza

I punti di forza dell’anime sono senza dubbio la sua originalità e la profondità della storia, le animazioni come si ribadirà sono convincenti e accompagnate da un comparto tecnico di tutto rispetto. L’introspezione e i colpi di scena non mancano, come non mancano le possibilità di immedesimazione per lo spettatore: nel corso della storia, ci si troverà a scegliere da che parte stare e a reagire di conseguenza dinnanzi alle scelte di Light durante la sua personalissima corsa verso la creazione di un nuovo mondo. Il ritmo è serrato e la vicenda non annoia, bensì cattura, rendendo la storia sempre più intrigante e complessa man mano che le puntate scorrono.
I difetti, comunque, non mancano. Chiariamo subito che si tratta di un anime di qualità elevatissima e assolutamente consigliato. I punti deboli sono essenzialmente due. Il primo è relativo all’info dump, il mucchio di informazioni che vengono “scaricate” sullo spettatore sono spesso eccessive e, a detta di chi scrive, fuori luogo. Le macchinazioni di Light e L. sono belle perché complesse, machiavelliche, condite dall’ambiguità morale che contraddistingue le vicende. Farle seguire da una spiegazione minuziosa del cosa sia successo mina il coinvolgimento e il fascino delle stesse sino a tradire un po’ quella sacrosanta regola dello “show don’t tell” alla base di ogni narrazione di qualità.
Il secondo difetto va cercato nella struttura dell’opera: essa è divisa in due fasi. Il primo atto è quello che va dalla puntata numero uno alla ventisettesima, il secondo segna l’avvio della storia verso la sua “lenta” conclusione, mostrando le conseguenze di tutto ciò che si è evidenziato nella prima parte della vicenda. Questo secondo atto, che segue un evento importantissimo che non sto qui a riportare per amore di non rovinare la sorpresa, conta le puntate che vanno dalla ventottesima sino alla trentasettesima (l’ultima) e conduce alla risoluzione complessiva del plot tramite l’introduzione di nuovi personaggi e nuove dinamiche. Pur precisando come la trama si mantenga ampiamente sopra la media per qualità e coinvolgimento, va detto che questa seconda parte è un po’ troppo affrettata (non a caso ho usato il virgolettato nel definire “lenta” la strada verso la conclusione) e non riesce a garantire alle new entry la medesima caratterizzazione e il medesimo spessore dei vecchi personaggi. Un peccato, certamente, in quanto personaggi come Mello e Near avrebbero meritato uno spazio maggiore.

Il comparto tecnico

Il design è curato e rispecchia fedelmente quello del manga, Masaru Kitao in questo mantiene lo stesso stile di Obata. Bello e dannato Light, bizzarro e trasandato L., orripilanti e decadenti gli shinigami. Stessa cura, come già detto, la si nota nelle animazioni, nelle scelte di regia e delle musiche di accompagnamento, queste ultime prodotte da Hideki Taniuchi. Questi e altri nomi, legati a Madhouse, concorrono alla produzione di un’opera che sotto il profilo tecnico è eccellente.
Una menzione va inoltre fatta per il simbolismo religioso che impregna l’intera opera, ad accostare una volta di più il “potere” conferito al portatore del quaderno a quello di un dio.
Gli episodi, come ribadito, sono 37 e ognuno di essi ha una durata di circa 23 minuti.

Altri media

Liberamente ispirate al manga sono anche tre produzioni cinematografiche: il primo film si intitola semplicemente Death Note (2006, diretto da Shusuke Kaneko) e ricalca fedelmente il manga narrando la storia sotto forma di flashback di un Light ormai non più liceale. Il sequel, Death Note: The Last Name (2006 e anch’esso diretto da Shusuke Kaneko), conduce la storia ad un finale che è sostanzialmente diverso da quello del manga. Su quest’ultimo, si omette si aggiungere altro per evitare di rovinare la sorpresa sul finale del manga/anime originale. Nel 2008 è uscito anche L change the World (2008, diretto da Hideo Nakata), uno spin-off che si concentra sugli ultimi giorni di vita di L. e che lo vede alle prese con un caso del tutto nuovo. Nel 2009 Warner Bros ha acquisito i diritti della serie, col proposito di dar vita a un remake in salsa hollywoodiana.
Sono inoltre usciti alcuni videogiochi strategici per Nintendo DS.

La commercializzazione dell’anime

In Italia i diritti per la commercializzazione della serie animata vennero acquistati da Panini Video e l’anime venne trasmesso in chiaro su Mtv Italia durante l’anime night del martedì. Al contempo, la Panini pubblicò l’opera in nove DVD. La trasposizione italiana venne curata da Anton Giulio Castagna e Maria Teresa Di Blasi e si mostra fedele all’opera originale, eccezion fatta per alcuni dialoghi che risultano alleggeriti una volta condotti alla lingua nostrana in quanto ritenuti troppo spinti. È del 18 Marzo 2013 l’annuncio della Dynit circa l’acquisto della serie animata. La stessa Dynit ha affermato di avere in programma una nuova edizione in DVD in uscita entro la fine dello stesso 2013.

Conclusioni

Death Note è un anime bello, completo e avvincente. È originale in ogni suo aspetto e presenta un’atmosfera a suo modo unica. Caratterizzato da riflessioni interessanti e tematiche mature, spinge lo spettatore a interrogarsi sulle varie declinazioni del bene e sul labile confine che separa quest’ultimo dal male.
Da vedere e rivedere, i 23′ scarsi di ogni episodio scivolano via e trainano verso il prosieguo della storia. Una storia che è talmente bella che non si può non rimproverarle l’eccessiva sveltezza con cui si risolveranno gli intrecci una volta superate le prime ventisette puntate. Light e L. sono due dei più bei personaggi mai creati su carta e l’anime riesce a meraviglia a trasporli sul piccolo schermo e a renderli vivi.
A distanza di anni dall’uscita originale, la visione è assolutamente consigliata a tutti coloro che non abbiano avuto modo di vederla.

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