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Ebola, il primo italiano infettato

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Operatori in azione (Fonte: ctvnews.ca)
Operatori in azione (Fonte: ctvnews.ca)
Operatori in azione (Fonte: ctvnews.ca)

Ebola torna a far parlare di sé con una notizia allarmante, che riporta la paura soprattutto in Italia, dopo l’arrivo di un medico di Emergency, infettato dal virus mentre era in Africa ad aiutare le popolazioni colpite. Il Ministero della Salute ha diffuso una nota in cui viene spiegato che dopo che il test sul medico ha dato esito positivo, l’Unita di Crisi si è attivata, e attraverso la cooperazione tra Farnesina e Aeronautica Militare, il paziente è stato messo in quarantena e trasportato a Roma, preso l’Istituto Nazionale per le Malattia Infettive Spallanzani, che nei mesi scorsi si è dato da fare per trovare una cura che distrugga completamente il virus dell’ebola.

Beatrice Lorenzin, il Ministro della Salute, non appena è giunta la notizia di un italiano infettato, ha avviato le procedure per trasportare in totale sicurezza il medico, in accordo con il premier, e i Ministri della Difesa, degli Esteri e degli Interni. Per il momento, afferma sempre il Ministro, la situazione per il medico infetto non è grave, dato che non ha ancora mostrato febbre e i primi sintomi, e ha ancora il pieno controllo degli arti, segno che il virus è stato individuato tempestivamente. Per questo, è sicura che presto potrà tornare dalla sua famiglia, ovviamente dopo la terapia seguita anche per gli altri pazienti che sono guariti, primo fra tutti l’infermiera americana, dimessa qualche settimana fa dall’ospedale di Dallas.

Cecilia Strada, direttrice di Emergency, spiega che il medico italiano ha avvertito immediatamente il manifestarsi dei primi sintomi, e subito è stata attivata la procedura di contenimento. Ora è a bordo di un aereo specializzato in trasporti di questo genere, che porterà il paziente dalla Sierra Leone a Roma già questa notte. Secondo Strada, il tempo fa la differenza, perché solo così si può ridurre in modo esemplare la probabilità di morte per l’uomo. Afferma, inoltre, che i volontari di Emergency rischiano la vita ogni giorno, perchè nonostante abbiano l’obbligo di indossare la tuta protettiva, il rischio di infettarsi c’è sempre, anche se a una probabilità molto ridotta. Ogni volontario e medico dell’organizzazione tiene un corso di formazione dove viene loro spiegato come comportarsi in questi casi.

Dal Dipartimento di Malattia Infettive intanto assicurano che non ci sono rischi che il virus si diffonda tra la popolazione, la procedura si svolgerà in tutta sicurezza e lo Spallanzani era pronto per questa evenienza già da tempo, quando era stato confermato che il virus era approdato in Europa dentro il corpo di alcuni medici e infermieri, in altri Stati vicini. Rischio pari a zero, dunque, per l’Italia, che ha avuto la fortuna di procedere immediatamente con il trasporto e le cure necessarie.

di Alessandro Bovo

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