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Felix’s Machine: la grande macchina che mette in contatto la musica con lo spazio fisico

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Felix Thorn è un poliedrico artista di Brighton la cui ricerca negli anni, si è indirizzata verso la sperimentazione di più campi dell’arte, sovrapponendo i piani del suono e dell’immagine, all’interno di una grande performance interattiva, che parte da pittura per confluire verso la scultura e l’elettronica musicale.

Territori diversi e piani di significazione alternata, all’interno del quale è custodita una spiccata passione verso un concetto di “Arte totale”; ma come rientra in questo quadro la musica elettronica?

Il suo linguaggio è racchiuso all’interno di un progetto chiamato “Felix’s Machines“. Uno spettacolo inedito e polivalente capace di fondere l’installazione artistica e la performance musicale, grazie ad un’impalcatura a metà tra l’avveniristico e il vittoriano:  un’ enorme sistema meccanico che grazie all’interazione di più dispositivi digitali, è in grado di utilizzare e produrre molteplici suoni.

Il progetto è stato ufficialmente presentato lo scorso 29 giugno, in occasione della V° edizione del festival Terraforma, nel parco di Villa Arconati di Bollate (Milano). La manifestazione che celebra ogni anno il connubio tra suono, immagine e spazio, ha rappresentato uno scenario altamente suggestivo, per la performance di Thorn, che ha potuto allestire la sua opera all’interno di un labirinto naturale, grazie anche alla collaborazione con la Fondazione Augusto Rancilio.

“Volevo costruire qualcosa basandomi sull’idea di condividere uno spazio fisico con la musica, ha spiegato Felix Thorn, parlando della sua opera. Una volta messi assieme alcuni meccanismi basilari combinati con delle luci sincronizzate, il metodo è divenuto chiaro e si è trasformato in un’ossessione”.

La concezione di base riprende un linguaggio dadaista caro ai contemporanei, perché si serve di oggetti di uso quotidiano per produrre una serie di percussioni accordate e discordanti e vari suoni di frizione, mentre la musica, già scritta in precedenza, rispolvera quel vecchio principio di serializzazione e costruzione melodica delle parti, interfacciandosi alla potenziale libertà del timing automatizzato, meno frequente delle imperfezioni umane.

Il processo stimola alla percezione di numerose variazioni enarmoniche, nel quale l’uomo diventa uno degli ingranaggi funzionali alla creazione artistica. Che tale sistema possa un girono sostituire l’uomo nella creazione di musica o semplicemente aiutare a scrivere e realizzare musica di alta qualità, è una prospettiva verso una concretizzazione del rapporto fra musica e intelligenza artificiale.

 

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