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a2a9b9d0-e275-11e3-ba28-f1e96d96151d_i_cavalieri_dello_zodiacoIn un adattamento cinematografico il rapporto con l’originale determina spesso la qualità finale. Se per alcuni romanzi è stato necessario dividere il film in due parti (per esempio in Harry Potter e i doni della morte o in Breaking Down) proprio per non tradire il vasto materiale narrativo, nella trasposizione in film da una serie a cartoni il processo di riduzione diventa sempre più arduo. Era stato il caso del pessimo Fist of the North Star, che i fan di Ken il Guerriero non avranno – purtroppo – dimenticato.

La stessa cosa è capitata al reboot della saga dei Cavalieri dello Zodiaco, in uscita nelle sale nel febbraio 2015, in anteprima per Lucca Comics. La serie a cartoni, diventata un cult per la generazione degli anni ’80 e ’90, constava la bellezza di 114 episodi, a cui se ne aggiungevano altri 31, suddivisi in tre parti. Indubbiamente condensare in un’ora e mezza di film un materiale narrativo così vasto non soltanto non è un’operazione semplice, ma risulta alquanto pretenziosa se si considera l’inevitabile confronto con l’originale. Confronto che, purtroppo, esce sconfitto da una gara senza storia. Scegliendo di incentrare tutto su Pegasus e di lasciare ai margini gli altri cavalieri, la storyline appare troppo frettolosa e non lascia spazio agli approfondimenti psicologici dei personaggi, cosa che invece accadeva nella serie animata, in cui ogni puntata poteva esserci un focus su ognuno dei cavalieri. E così, a parte la trasformazione di Lady Isabel, che abbandona una tradizionale passività in nome della propria arbitrarietà e della ricerca della verità, le novità sono ben poche, perlomeno dal punto di vista della sceneggiatura.

Per non perdere il filo della narrazione, sarà necessario aver visto come minimo tutta la prima serie, per ricordare almeno i nomi dei tanti personaggi che affollano trame così complesse. Non ci si può aspettare niente di nuovo, tutto sommato, se si esclude la grafica digitale sfruttata per gli adattamenti di Final Fantasy e più recentemente per Capitan Harlock. Ma l’estetica non è sempre tutto e il divertimento e la riuscita del film sono spesso legati all’empatia con i personaggi. Empatia che, in questo caso, diventa quasi impossibile, vista la durata striminzita rispetto all’abile costruzione del manga originale.

I fan della serie non se lo perderanno ma per gli altri può essere meno che un optional.