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Recensione: La mafia uccide solo d’estate

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la-mafia-uccideLa mafia uccide solo d’estate

Regia: Pierfrancesco Diliberto
Sceneggiatura: Michele Astori, Piefrancesco Diliberto, Marco Martani
Cast: Pif, Cristiana Capotondi, Ginevra Antona, Alex Bisconti, Claudio Gioé, Ninni Bruschetta, Barbara Tabita, Rosario Lisma
Genere: Commedia
Produzione: Italia, 2013
Durata: 9o minuti

Pif – che qui firma regia e sceneggiatura col suo vero nome, Pierfrancesco Diliberto – è noto ai più per il suo passato nella trasmissione Le Iene e per il programma di MTV Il testimone, con il quale dal 2007 gira l’Italia (e il mondo) con telecamera a mano e uno stile ironico e intelligente. Preceduto dal Premio del pubblico al recente Festival di Torino, c’era sicuramente attesa per il suo esordio dietro la macchina da presa, accompagnato però anche dal timore tipico per chi passa da un media all’altro come in un salto nel buio (anche se ha alle spalle esperienze da aiuto regista) e invece il risultato è più che positivo.

Nel film seguiamo la vita di Arturo (da bambino interpretato da Alex Bisconti), nato a Palermo e concepito la notte nella quale Michele Cavataio fu ucciso da un commando capitanato da Riina e Provenzano. Ne seguiamo la vita alle elementari con il suo amore per la compagna di classe Flora (Ginevra Antona), la sua insana passione per Giulio Andreotti – elevato a maestro di vita – e l’aspirazione a diventare giornalista grazie all’amicizia con il “collega” interpretato da Claudio Gioé. Ritroviamo poi Arturo trentenne (Pif) tra gli anni ’80 e i ’90, nei quali cerca di barcamenarsi tra lavori semplici e compromessi, fino a quando non trova la grande occasione di riavvicinarsi a Flora (Cristiana Capotondi) seguendo la campagna elettorale di Salvo Lima.

Questa trama, che parrebbe a metà tra il racconto di formazione e la favola romantica, su un amore nato da bambini e coltivato in maniera romantica da Arturo per molti anni, viene  indissolubilmente legata – e “sabotata” – dai fatti di mafia che caratterizzarono la Sicilia, e Palermo in particolare, dagli anni Settanta fino alle stragi di Capaci e Via D’Amelio del ’92. Quello che ne viene fuori è un film originale, una commedia intelligente, contraddistinta dall’ironia garbata e dallo sguardo fintamente ingenuo del Pif televisivo che riesce in un’impresa affatto semplice: trattare temi seri e importanti con spirito leggero. Lo fa smitizzando i capi mafia,  uomini ottusi e volgari, con scene divertenti (come quella del condizionatore), mentre attraverso semplici episodi spogli di retorica, passa in rassegna alcuni dei personaggi della lotta alla mafia di quegli anni, dei quali riesce a esaltarne l’umanità: dal commissario Boris Giuliano (eccezionale la scena dell’iris alla panna) al Generale Dalla Chiesa.

la mafia uccide solo d'estate

Il percorso di Arturo si intreccia sistematicamente con questi ultimi o con la mafia stessa e risulta alle volte fin troppo programmatico e scoperto nei suoi intenti. Non mancano poi ingenuità di scrittura e regia sparse per il film (come la rivedibile scena d’apertura) e la recitazione dei bambini non è sempre all’altezza, ma queste lacune sono ampiamente compensate dalla capacità di Pif di passare con naturalezza, senza scarti bruschi di tono e senza perdere in coerenza, da scene tragiche come quelle degli attentati alla tragicomica vita personale del protagonista e alla sua storia d’amore. Il più grande merito del film è proprio qui: essere riuscito a narrare una storia personale collocandola in un affresco più grande, in quello che diventa alla fine un film “resistente” che chiede di non dimenticare e di non girarsi dall’altra parte. Pif non lo fa però con arroganza o in maniera didascalica, ma mette il suo protagonista (e se stesso) all’interno di un processo di crescita che passa attraverso la sofferenza e la presa di coscienza, confezionando quella che potrebbe essere definita, con un neologismo, “commedia di impegno civile” con un finale dall’impatto emotivo molto forte nonostante la sua semplicità (o forse proprio grazie ad essa).

Anche dal lato prettamente tecnico il film si può considerare riuscito, dato che Pif ha avuto l’intelligenza di attorniarsi di maestranze solide che potessero sopperire alla sua mancanza d’esperienza: al montaggio c’è infatti Cristiano Travaglioli, collaboratore fisso di Paolo Sorrentino, alla fotografia Roberto Forza (tra gli ultimi titoli i due film di Albanese e Romanzo di una strage), mentre la bella colonna sonora è firmata da Santi Pulvirenti (rimanete in sala durante i titoli di coda per sentire la bella canzone in siciliano realizzata appositamente per il film).

La mafia uccide solo d’estate rappresenta quindi una piacevole sorpresa e una boccata d’aria fresca nello stagnante paesaggio della commedia italiana. Pif ha dimostrato di saper portare la propria comicità e il proprio “personaggio” all’interno di una narrazione compiuta, alla quale si perdonano volentieri ingenuità e piccole sbandate.

 

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Trailer:

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