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Recensione: “Sotto una buona stella”

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locandinaUscita nelle sale: 13 Febbraio 2014

Regia: Carlo Verdone

Cast: CarloVerdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio, Simon Blackhall

Produzione: ITALIA

Genere: Commedia

Durata: 106 min.

Federico Picchioni (Carlo Verdone) è un uomo di mezza età che lavora per una holding finanziaria e vive in una bella casa con la giovane fidanzata Gemma (Eleonora Sergio). Dal precedente matrimonio ha avuto due figli: Lia (Tea Falco) e Nicolò (Lorenzo Richelmy) che vivono con la madre. Improvvisamente la ex moglie muore e in più si scopre che il suo capo ha falsificato dei documenti portando la società alla bancarotta. Federico si ritrova quindi disoccupato e con i figli da mantenere: non avendo più disponibilità economiche, decide di ospitarli a casa sua senza il consenso della fidanzata. Questo cambiamento improvviso porta malumori e litigi tra Gemma e i due adolescenti ed il povero Federico si ritrova a fare il mammo casalingo. Tutto sembra andare storto finchè arriva la nuova vicina di casa Luisa (Paola Cortellesi), una tagliatrice di teste che con la sua effervescenza e solarità porterà una ventata di aria fresca nella famiglia Picchioni.

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Carlo Verdone torna sul grande schermo con il suo nuovo film Sotto una buona stella in cui lo ritroviamo come sempre nella parte del protagonista. Anche stavolta il suo intento è quello di parlare della vita quotidiana, dei problemi annessi e della crisi che ormai è entrata a far parte nella trama di molti film italiani. L’inizio di Sotto una buona stella promette bene e il classico tragicomico di Verdone prende il sopravvento, ma da lui ci saremmo aspettati qualcosa in più. Tea Falco e Lorenzo Richelmy che rivestono i panni dei due figli non sono granchè credibili; sembrano quasi forzati nei loro ruoli rompendo di conseguenza l’incantesimo della comicità facendoci tornare nel mondo della realtà e finzione. Lia, una ragazza madre con una figlia di 3 anni abbandonata dal padre, avrebbe dovuto spiegare meglio la sua situazione, renderla più seria; lo stesso vale per Nicolò, un aspirante cantante che cerca di aver successo nel campo della musica e diventare famoso. Tutto avrebbe dovuto focalizzarsi proprio su di loro, perché i loro personaggi danno voce a due problematiche attuali e di un certo spessore. “Tu non stai bene” e “non è un paese per giovani” , sono frasi che vogliono enfatizzare il malessere di noi cittadini e l’apatia che caratterizza ormai i giovani costringendoli a espatriare per trovare se stessi e migliorare il proprio futuro. Il problema è che Falco e Richelmy sono (volutamente o meno) lasciati da parte, comparendo di tanto in tanto solo per mettere i bastoni tra le ruote al padre, quando invece avrebbero dovuto farsi valere di più.

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Senza nulla togliere al regista che si mostra sempre adatto e credibile al proprio personaggio, dobbiamo dire che chi è invece l’anima del film e colei che regge ogni vicenda è la Cortellesi. È grazie al suo personaggio se la storia rimane in piedi regalandoci scene comiche e battute irriverenti. Lei è il collante, colei che ripara qualsiasi cosa (nel vero senso della parola), sia gli elettrodomestici rotti in casa Picchioni, che i danni causati dal cast: quindi la tuttofare dentro e fuori dal set. Benchè il duo Cortellesi/Verdone funzioni in modo sinergico e perfetto, sono proprio le scene riguardanti i due figli che fanno crollare tutto. Lo spettatore passa infatti da momenti di divertimento a momenti di staticità e nonsense.  L’unica scena più toccante è quando Federico partecipa di nascosto a un’audizione del figlio che non viene ascoltato e addirittura rifiutato. È qui che inizia a instaurarsi un legame tra padre-figlio, legame che poi purtroppo si perde via. La Cortellesi ha inoltre un proprio passato e presente che vengono raccontati talmente bene che è proprio la storia di Luisa a diventare la protagonista indiscussa del film. Quando c’è lei sulla scena lo spettatore riprende vita.

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Per finire, se l’intento del film italiano è ormai quello di contribuire alla questione della crisi e della disoccupazione, allora deve farlo bene e con estrema profondità e credibilità. Da apprezzare è però il finale che ha due letture, una ottimistica e una pessimistica, ma entrambe dettate dalla realtà odierna. La buona stella è quindi Paola Cortellesi aiutata certo dalla grande spalla di Carlo Verdone ma Sotto un buona stella rimane un film sufficiente quando avrebbe potuto raggiungere il massimo dei voti.

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