the shape of water la forma dell'acqua

Guillermo del Toro è uno dei registi più visionari e poliedrici dell’attuale panorama Hollywoodiano, un vero e proprio “scultore” del cinema che trasforma ogni idea gli passi per la testa in opera d’arte. Dall’adattamento cinematografico di uno dei fumetti più amati di sempre, ovvero Hellboy, alla bellezza esoterica de Il Labirinto del fauno, ogni sua produzione ha sempre presentato una tematica fondamentale al centro di tutto, ovvero un grande cuore pulsante. Non poteva non essere altrimenti anche per La Forma dell’Acqua (The Shape of Water), pellicola presentata in pompa magna l’estate scorsa al Festival di Venezia ed osannata dalla critica con la consegna dell’ambito Leone D’Oro. Il film del regista messicano ha ricevuto ben 13 nomination agli Oscar ed è finalmente giunto nelle sale italiane in occasione di San Valentino, coincidenza forse non troppo casuale poichè come ha dichiarato lo stesso Del Toro, l’amore e l’acqua sono le forze più potenti e malleabili dell’intero universo.

La Forma dell’Acqua vede come protagonista una sensazione Sally Hawkins nei panni di Elisa, una donna delle pulizie affetta da mutismo, che si sente imprigionata in una bolla di solitudine e sofferenza, costretta a vivere una routine quotidiana alquanto blanda. Dopo aver ricevuto l’incarico di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la sua fida collega Zelda, interpretata dal Premio Oscar Octavia Spencer, si imbattono in una mostruosa creatura tenuta nascosta in quanto cavia del governo. Nonostante il severo proibizionismo del suo titolare Richard Strickland, interpretato dal carismatico Michael Shannon, la donna inizierà un rapporto di complicità e romanticismo con il mostro acquatico, generando una love story unica e inimitabile.  Richard è cinico e psicotico, e coltiva un odio profondo verso la creatura, rappresentando così il villain perfetto di una pellicola che di fumettistico ha ben poco. Quello che balza subito all’occhio durante la visione del film è un’estrema attenzione ai dettagli. Del Toro mantiene il design scenografico degli anni ’60, epoca in cui si svolge la storia de La Forma dell’Acqua, ma lo amalgama sapientemente a colori sgargianti, fotografia nitida e a un mondo che sovverte l’archetipo della classica fiaba per bambini. Si tratta di un film tenero, ma che non scade mai nel banale sentimentalismo. Ci sono sequenze oniriche, fatte di danze e musiche tribali, ma c’è anche sesso, sangue e violenza, tutti aspetti che vanno ad incrinare il labile confine tra fantasia e realtà. La Forma dell’Acqua è soprattutto un film politico e sociale, che condivide molte delle sue tematiche con la realtà odierna, ancora offuscata da terrorismo e concetti obsoleti di razza. Un mondo dove l’amore in tutte le sue forme molto spesso viene messo a dura prova.

locandina the shape of water

Il modo in cui Del Toro racconta e mette in scena il rapporto tra Elisa e il mostro acquatico è assolutamente intelligente perchè li tratta alla pari, senza che l’uno possa dominare sull’altro. Sono entrambi personaggi silenti, che comunicano soltanto attraverso la musica e la gestualità e che rendono la propria storia d’amore “reale” agli occhi dello spettatore. Ne La Forma dell’Acqua gli emarginati ed i poveri uomini di colore diventano gli eroi, andando a sovvertire quel determinato periodo storico. Ed è proprio questa la forza dell’incredibile regista messicano, ovvero la volontà di prendersi un rischio enorme nel tratteggiare una sceneggiatura e di finire col sorprendere tutti, soprattutto i più scettici che avevano fortemente criticato le sue ultime pellicole, su tutte Crimson Peak e Pacific Rim. Il film del regista messicano contiene citazioni esplicite a Il mostro della Laguna nera, E.T., Edward mani di forbice, Amelie, La Bella e la Bestia, e a tutto quel filone horror spesso considerato di seconda categoria, ma alla fine dei conti brilla di una propria identità. Soltanto Del Toro poteva riuscire nell’ardua impresa di creare un prodotto del genere: in un mondo dove regna l’ingiustizia, egli vede la speranza, e dove tutti vedono la paura, egli innalza l’amore sopra ogni cosa. Dove gli altri vedono dei mostri, lui vede delle creature amiche.

La Forma dell’Acqua, in definitiva, è un film che merita di essere visto e rivisto per coglierne appieno le sfumature e metabolizzarlo dopo una prima volta che potrebbe lasciarvi straniati. Quest’anno la corsa agli Oscar è affollatissima, caratterizzata da numerose pellicole che hanno visto delle performance sorprendenti come Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, L’Ora più buia, Chiamami col tuo nome e The Post, per citarne alcuni, ma il film di Del Toro possiede tutte le carte in regola per portarsi a casa l’ambita statuetta, oltre a posizionarlo nel luogo che gli spetta di diritto, ovvero l’olimpo dei grandi cineasti. Onore anche a Doug Jones che, alla sesta collaborazione con il regista messicano, si è dovuto sottoporre a ben nove mesi di trucco prostetico per interpretare la mitica creatura acquatica. Senza di lui il film non avrebbe avuto la stessa brezza di vitalità che si è poi vista nel prodotto finale, in barba all’ormai tanto abusata computer grafica dei cinecomics.

Voto 5/5

Trailer:

RASSEGNA PANORAMICA
Voto JustNews.it
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