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Recensione Thelma di Joachim Trier

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Recensione Thelma di Joachim Trier

Ispirato a “Carrie” di Stephen King, il film di Joachim Trier indaga sui turbamenti adolescenziali e sul desiderio di essere accettati

Il cinema horror è stato spesso bollato come produzione di genere, volto

a terrificare o a scatenare profondi turbamenti per la sua eccessiva truculenza. I più tipici temi del cinema horror sono stati già affrontati da registi come Romero, Carpenter e Craven, rivisitando spesso il genere in chiave sociologica ma mantenendo l’ingrediente essenziale, vale a dire l’orrore scatenato dall’ignoto, che le teorie lovecraftiane definiscono come la paura primordiale dell’uomo.

L’ignoto è centrale anche in Thelma, acclamato film di Joachim Trier, che si lascia ispirare da Carrie di Stephen King, già portato sul grande schermo da Brian De Palma e, più recentemente, da Kimberly Peirce.

Il valore aggiunto del film di Trier non è soltanto legato a un’equilibrata regia, alla fotografia e alla tecnica quasi documentaristica ma soprattutto all’enorme allegoria che circonda il potere di Thelma, una Carrie nord-europea che si ritrova, come l’eroina di Stephen King, ad affrontare i primi turbamenti adolescenziali, legati in particolar modo alla sua omosessualità, e a fronteggiare, allo stesso tempo, la mentalità conservatrice di una famiglia che, paradossalmente, le permette di vivere da sola per motivi di studio, a Oslo, ma che la invita a non bere alcolici e ad adottare un comportamento diverso rispetto a quello della maggior parte dei suoi coetanei.

thelma recensioneL’incontro tra Thelma e Anja è il primo passo verso l’ignoto, verso la scoperta della sessualità. Questa scoperta non può che portare Thelma a un profondo sconvolgimento emotivo. Dall’altro lato, è sempre Anja a coinvolgerla nelle serate tra amici e a consentirle di conoscere i piaceri della loro età, come alcol e tabacco. Quando però è travolta dalle emozioni, ecco che Thelma mostra di essere affetta da attacchi di epilessia. Le visite mediche non confermano questo sospetto: si tratta di qualcosa di più complesso, qualcosa che ha a che fare con il soprannaturale e che la scienza non può spiegare. Thelma è dotata di poteri telecinetici: con la sola forza del pensiero, è in grado di spostare non soltanto gli oggetti ma anche le persone. La famiglia di Thelma ne è consapevole e suo padre aveva cercato già di farla finita quando lei era ancora piccola. Ma qualcosa più forte di lui l’aveva fermato. E quando Anja scompare, grazie all’incontenibile volontà di Thelma, la verità diventa sempre più palese.

Al di là dell’elemento fantastico o soprannaturale, Thelma narra il conflitto diffusissimo tra la diversità e l’omologazione. Non si tratta soltanto di diversità sessuale: è piuttosto una diversità dovuta al modo di pensare trasmesso da una famiglia dalla mentalità chiusa che preferisce celare la verità dietro sorrisi e bugie. Thelma, da tutto ciò, impara a essere se stessa, ad accettarsi così com’è e a non farsi condizionare da nessuno.

Il suo percorso di formazione, oltre che di educazione sessuale, non è di certo privo di ostacoli e di sofferenze ma quando si accorge di non avere altra scelta che guardare avanti, Thelma sceglie di essere indipendente e di sbarazzarsi una volta per tutte della sua famiglia. Questo atto liberatorio le consente di essere se stessa e di dominare il suo potere, senza però soffocare tutti quegli impulsi che la renderebbero spontanea e genuina. In tutto ciò, Anja rappresenta per Thelma la trasgressione allo stato puro, sia per la liberazione sessuale sia per l’accettazione dei propri poteri soprannaturali.

Il percorso di Thelma si conclude, quindi, in modo ambiguo: la cancellazione della famiglia implica la totale adesione alla vera Thelma, capace di andare per la propria strada, libera da ogni inibizione.

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