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Una scuola cinese introduce per la prima volta il riconoscimento facciale

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Sentiamo parlare spesso di come i sistemi di sicurezza debbano essere rafforzati, anche a costo di violare in qualche modo la propria privacy, o l’accesso a contenuti privati. In diversi paesi, questo è quello che accade quotidianamente; pensiamo agli Stati Uniti e alle varie normative, introdotte dopo l’11 settembre, per garantire (a loro parere) la sicurezza nazionale, fino allo scandalo Cambridge Analytica. Molti regimi adottano misure sempre più restrittive di controllo e, tra essi una delle più rigide è la Cina. Il gigante del nuovo capitalismo è noto per non essere particolarmente morbido con i suoi cittadini; specie per quanto riguarda il controllo dell’informazione e i diritti dei lavoratori.

Ciò che ancora non si sapeva è che tale controllo parte proprio dalla scuola, non solo attraverso l’istruzione di regime. Esiste una scuola superiore nella città di Hangzhou, dove la sorveglianza delle classi è garantita attraverso il riconoscimento facciale.

L’istituto superiore “Numero 11″, ha infatti adottato un sistema di videocamere installate in ogni classe le quali, ogni 30 secondi effettuano una scansione completa sul volto degli studenti. In questo modo è possibile registrare le presenze, notare i movimenti, controllare che l’alunno stia leggendo o scrivendo, seguirlo nei suoi spostamenti in bagno o in biblioteca o in sala mensa. Il software è in grado di registrare le presenze, analizzando addirittura le espressioni per capire lo stato d’animo dei ragazzi.

La rigidità di questo sistema di controllo, viene giustificata dalla necessità di impedire comportamenti devianti, distrazioni, ma soprattutto dimostrare come l’evoluzione tecnologica del continente, rappresenti una componente essenziale del nuovo sistema intelligente di gestione del comportamento nelle aule.

Il software memorizza le azioni e movimenti anche fuori dall’aula, usando il sistema di riconoscimento per effettuare anche operazioni non ordinarie, come, pagare il pranzo alla mensa o  prendere in prestito un libro dalla biblioteca.

Tutto avviene secondo il vicepreside, nel pieno rispetto della privacy, poiché le immagini e i dati vengono archiviati all’interno di un server interno alla scuola. L’esempio della scuola di Hangzhou, possiede le caratteristiche di un esperimento sociale e ha già creato numerosi consensi, tant’è che altre scuole stanno per introdurre lo stesso sistema.

 

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