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Ulysses-A Dark Odyssey: un poema epico rivolto al futuro

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Una metropoli moderna, che diventa lo scenario di una mitologia apocalittica e misteriosa: la battaglia, il sangue e la vicenda di un antieroe alla ricerca della sua amata; l‘Odissea, che attraversa le epoche, riscrivendo il mito, attraverso nuove e antiestetiche chiavi di lettura.

Questo è Ulysses – A Dark Odyssey; ovvero un rivisitazione goth-thriller del poema epico di Omero, diretto dal giovane regista e musicista Federico Alotto, uscito nelle sale il 14 giugno.

Un’intrigante rilettura epica ambientata in una dispotica città del futuro:è il 2020 e la città sarebbe Torino, ma viene chiamata Taurus City, all’interno della quale si dipana la vicenda del protagonista e il suo peregrinare oscuro e ossessionato come il suo dilemma; Penelope.

All’interno di questa città al limite dell’apocalisse, vige il dominio corrotto e spietato di Michael Ocean, interpretato da Danny Glover, a cui si contrappone Il soldato Johnny, soprannominato Ulysses, ma anche “Nessuno“, rappresentato da Andrea Zirio, che assieme al regista ha firmato anche la sceneggiatura.

Il sondato rientra dal fronte dopo sette anni, portando sul corpo e nell’anima i segni della guerra. Al suo rientro scopre che la moglie Penelope (Anamaria Marinca) è scomparsa; egli è quindi costretto a iniziare una nuova battaglia personale, alla ricerca della donna amata.

In questa Odissea egli può confidare del supporto del suo fedele compagno d’armi Niko (Drew Kenney), con il quale condividerà esperienze incredibili, imbattendosi in personaggi davvero surreali. Si va da un venditore di Kebab al “dio dei venti” Aeo; da un’enigmatica e provocante transessuale di nome Hermes, all’oracolo “The Seer”, che vede li aiuterà a ricordare il suo passato e che è interpretata da Skin degli Skunk Anansie. Ognuno di questi personaggi, nel bene e nel male, riuscirà a restituire a Ulysses, un frammento della sua storia della sua storia dimenticata.

Nonostante i riferimenti testuali possano rimandare alla celeberrima dimensione mitologica ellenica, lo scenario è completamente diverso e il poema omerico diventa solo un tappeto evocativo sul quale si stende una tragedia futura, ma non futuristica con un serie di esiti stravolgenti e anche spiazzanti, che rappresentano in il fulcro di una produzione complessa e nata dalla sinergia di attori e registi con esperienze molto diverse frana loro.

Il risultato è un film dall’alto valore creativo e ricco di sofisticate intuizioni, dove la responsabilità di accostarsi alla mitologia viene resa più flessibile, grazie ad una vocazione avanguardistica votata alla dimensione spettacolare. Tutto ciò riesce perfettamente nel creare un unicum sintattico e al tempo stesso  emotivo e coinvolgente sul quale dirigere i diversi piani drammatici dell’immaginazione e della narratività.

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