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E’ possibile una transizione verso l’industria 4.0, nell’Italia post elettorale?

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Industria 4.0

Il prossimo 4 marzo è il presunto giorno X: dove tutto potrebbe cambiare; dove l’Italia potrebbe tornare a un governo eletto e non impiantato a causa di un vuoto istituzionale.

Per arricchire i toni e le emozioni di questa campagna elettorale, si è puntato sui classici temi del lavoro, della sicurezza e del futuro, che tanto prendono il cuore e l’animo della gente. A volte, anzi troppo spesso i toni diventano per cosi dire aspri, ma alla fine tutti sperano in un mondo migliore.

Ciò di cui in Italia s’ignora l’esistenza è che molti dei principi che vengono proposti per l’innovazione e il futuro del paese, siano ancora lontane anni luce da come gran parte del mondo immagina il futuro.

Visita il sito: https://www.wired.it/attualita/politica/2018/03/01/elezioni-temi-no-campagna-elettorale/

Ridimensionato il quadro sul futuro, basta soffermarsi sullo sviluppo del lavoro, tema al centro di tutti i dibattiti politici della storia, eppure mai affrontato con una visione lungimirante.

Perché mentre da noi si parla ancora di precariato, l’industria nel mondo guarda avanti, attraverso un claim valido per tutti gli slogan: Industria 4.0; forse un sogno o forse un concetto, ma sicuramente una presa di coscienza generale sulla tecnologia.

La transizione verso un modello d’industria che pone al centro del suo operato la trasformazione energetica, la mobilità e l’ambiente continua ad essere un argomento molto sottovalutato nel dibattito politico italiano; eppure è questo il lei motiv dei prossimi anni.

Il cosiddetto telelavoro o la rivoluzione di Elon Mask e la sua Telsa, non riguardano solo un cambiamento trans-generazionale del modo di vedere il mondo, ma anche una formazione didattica, oltre i modelli classici, oltre ad una presa di coscienza verso la formazione dei lavoratori per evitare l’espulsione di massa dal mercato del lavoro di coloro che non possiedono le competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale.

Certamente viene ribadito l’impegno nella creazione del cosiddetto Human Technopole, per rendere strutturale il credito di imposta a chi investe nella ricerca e in ciò che Luigi Naldini spiega a profitto di editing genetico: “l’evoluzione della terapia genica attuale, perché consente di correggere il difetto genetico in maniera precisa direttamente sulla sequenza di DNA mutata, come un tipografo che corregge le lettere di un testo».

Prima di concentrarci però sulla scelta tra la purezza genetica e la riduzione dell’inquinamento, sui modelli di tradizione verso l’industria del futuro, avremmo dovuto tenere a mente altre piccole accortezze. Viviamo in un paese dove, in seguito a un ondata di gelo e neve siberiana, si ferma un’intera rete ferroviaria e tanti malcapitati fanno i pendolari su e giù per lo stivale in cambio di un contratto a tre mesi.

E’ triste dover prendere una posizione in parte “conservatrice”, ma è anche doveroso capire che, prima di affrontare le sfide del futuro, la new economy e le energie rinnovabili, dobbiamo arginare molti guai del passato.

 

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