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Notorious – L’amante perduta

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Un thriller, una spy story, una storia d’amore. Tutto questo è Notorious (italianizzato a volte in Notorius) di Alfred Hitchcock. Uno dei film più amati del Maestro inglese. L’emozione prevarica su tutto, anche sui geniali tecnicismi messi in atto dal regista per rendere più belle alcune inquadrature (il telefono e la tazzina di caffè giganti, la chiave inquadrata appunto, con un movimento di gru repentino (antesignano dello zoom). E che dire di Cary Grant e Ingrid Bergman? Due miti, due attori eleganti e perfetti sotto ogni punto di vista che insieme fanno faville.

Lui l’agente segreto T.R. Devlin che recluta lei, Alicia Huberman (in italiano Elena), figlia di una spia tedesca, per sabotare un complotto filonazista, spingendola nelle braccia di Alexander Sebastian (Alessio nell’edizione italiana) – Claude Rains -, uomo senza nerbo, sottomesso dalla subdola madre. Un triangolo che non può non appassionare. Si sa già che ci sarà un lieto fine, eppure vedere Alicia avvelenata poco a poco venir salvata dal suo uomo (sì, Grant) che la porta in braccio giù dalle scale con il nemico Alexander braccato dalla polizia che cerca invano di scappare con loro, vale tutta l’attesa. Un film intrigante (con la scena di bacio – spezzato, con i due protagonisti che chiacchierano amabilmente in terrazzo e si spostano al telefono, per sviare il detestabile Codice Hayspiù lungo della storia del cinema), intelligente, coinvolgente e soprattutto immortale.

E’ una delle pellicole che per quante volte trasmettano in televisione vale sempre la pena di rivedere.

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Una curiosità che non tutti sottolineano: alcune similitudini con il film Angoscia di George Cukor del 1944. Un thriller anomalo per il regista, molto hithcockiano in effetti, nel quale la Bergman (ancora lei) – vincitrice per il suo ruolo del suo primo Oscar – interpreta anche lì una donna soggiogata da un marito che le fa credere di essere diventata pazza. Una prova, un’ispirazione per Hitchcock, che due anni dopo la vorrà per il suo film (ma aveva già lavorato con lei l’anno prima in Io ti salverò come partner di Gregory Peck) in una parte simile, totalmente plasmatale addosso.

Una delle tante qualità di Sir Alfred era il saper trovare sempre gli attori perfetti per le sue opere ma anche di affezionarsi a tal punto da adoperali più volte nel corso degli anni affidando loro le parti più disparate. Una cosa è certa: Notorious con una coppia diversa di protagonisti non sarebbe stato lo stesso. La classe sorniona di Cary Grant ben si accostava al fascino moderno e vibrante di una Bergman radiosa dal primo all’ultimo fotogramma. E lì non c’è Maestro che possa insegnare.

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Cos’altro fa di Notorious una pellicola da ricordare? Come dicevamo prima, l’essere un ibrido. Il mescolare più generi tra loro senza scontentare nessuno. Hitchcock ha sempre adoperato molti ingredienti ma qui il mix risulta forse più ben integrato, inevitabile, doveroso per i meccanismi della vicenda. Qualcuno potrebbe trovarla un’opera un po’ ingenua, fine a se stessa, incredibilmente romanzata. Probabilmente lo è, così come probabilmente non è il suo miglior film in assoluto, ma è tuttavia da prendere come esempio per l’ingegno e la forza narrativa e uno dei primi titoli che dovrebbero essere considerati da chi si vuole avvicinare alla filmografia del regista.

Ed è altresì un insegnamento per chi non crede che si possa riuscire a creare suspence anche con un bacio dato a forza (ma al contempo voluto) per nascondere una bugia più grande e gravissima. La polvere di uranio nascosta nella bottiglia in cantina è un MacGuffin, un pretesto terribilmente affascinante da cui parte tutto ma che, una volta scoperto, viene messo da parte per concentrarsi su ciò che interessa davvero: riunire i due amanti, il cui futuro è stato messo a repentaglio proprio da un loro passo falso e fa cadere la protagonista nel tranello del suo caro maritino. “Non ti libererai più di me” “Non ho mai tentato” si sussurrano invece appassionatamente nella penombra di una camera Alicia e Devlin. E lo spettatore sogna con loro e parteggia per il liberatorio lieto fine.

A mio giudizio questo è un vero cult – un classico che non può essere snobbato soltanto perché considerato datato o, ancor peggio, ritenuto vecchio – e così mi presento come nuova curatrice per la rubrica a loro dedicata. I cult da riscoprire e tenere da conto.

Appuntamento alla prossima settimana con “Il film cult della settimana“.

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