Home Cinema

Recensione: Machete Kills

469

machete-kills-recMachete Kills

Regia e soggetto: Robert Rodriguez
Sceneggiatura:
 Kyle Ward
Cast: Danny Trejo, Jessica Alba, Amber Heard, Demian Bichir, Sofia Vergara, Michelle Rodriguez, Charlie Sheen, Mel Gibson, Lady Gaga, Antonio Banderas, Cuba Gooding Jr., Alexa Vega, Vanessa Hudgens, Marko Zaror
Genere: Azione
Produzione: USA, 2013
Durata: 107′

A tre anni di distanza dal primo capitolo, torna sugli schermi Machete, sempre interpretato dal mitico Danny Trejo, volto da caratterista se ce n’è uno, elevato per una volta a protagonista dall’amico Robert Rodrgiuez che continua così la sua trilogia grindhouse in salsa tex-mex.

Il grindhouse, quel genere di film che puntavano tutto l’exploitation con tante trovate e budget risicati, è stato riportato in auge proprio da Rodriguez e Quentin Tarantino nel 2007 quando il messicano produsse il divertente Planet Terror e il secondo girò A prova di morte, per un double bill d’altri tempi. Poi sono venuti fuori alcuni progetti interessanti come Hobo with a Shotgun e Machete, ma è apparso subito chiaro che il filone fosse nato già morto.

Il primo Machete dimostrava già quanto una riproposizione sterile di quel genere di film avesse il fiato corto, ma riusciva a salvarsi grazie alla perizia di Rodriguez, una serie di trovate riuscite, l’accumulo di citazioni e personaggi assurdi, risultando alla fine come un prodotto tutto sommato godibilissimo, soprattutto per gli amanti del genere. Il secondo, questo Machete Kills, cerca di giocare al rialzo, esasperando trovate, personaggi e situazioni, ma dimostrando alla fine solo la pochezza dell’operazione. L’aggettivo più adatto per questo film sarebbe però svogliato come appare il suo regista. Nel vederlo sembra quasi che Rodriguez sia il primo ad essersi stancato di questo scherzo tirato un po’ troppo per le lunghe e il suo impegno appare ben al di sotto della soglia di tollerabilità, provocando così un grosso pastrocchio.

Machete Kills segue gli eventi del primo capitolo e troviamo Machete convocato dal presidente degli Stati Uniti per sventare un attacco missilistico di un pazzo messicano, in cambio gli verrà cancellata la fedina penale e diventerà a tutti gli effetti un cittadino americano. Doppi giochi e personaggi corrotti a parte, le cose si complicano ulteriormente quando si scopre che dietro il terrorista, agisce il presidente di un importante fabbrica di armi.

In un film del genere si mette da subito in conto una trama senza senso, ma Rodriguez non riesce neppure a tenerla insieme, a causa di un montaggio davvero zoppicante e a livelli elementari che serve per mascherare tutti i buchi che ci sono tra una gag e l’altra, perché questo alla fine si rivela Machete Kills: azioni a caso con personaggi a caso per arrivare alla trovata successiva che dovrebbe riscattare l’attesa. Se questo meccanismo in parte funzionava nel primo Machete – ma lì il collante era indubbiamente di qualità superiore – qui si avverte solo stanchezza.  E se Rodriguez azzecca alcune trovate effettivamente divertenti, come l’utilizzo delle pale di un elicottero per fini poco ortodossi, dimostra comunque la sua mancanza di voglia (o di fantasia) riproponendola ben tre volte con minime varianti, così come la famosa battuta del primo “Machete don’t text” viene qui riproposta stancamente nella tecnologicamente aggiornata “Machete don’t tweet”.

machete-kills-rec2Alcune di queste trovate poi vengono svilite da effetti speciali davvero scadenti, segno di un budget non certo elevatissimo, ma che non giustificano una computer grafica che andrebbe bene per un film della Asylum, come un paio di esplosioni e la scena dell’elicottero. Come se tutto questo non bastasse Rodriguez ha la bella pensata di piazzare il trailer del terzo capitolo – Machete Kills Again…in Space – sia in apertura di film che alla fine, come a convincere lo spettatore (o se stesso?) di resistere alla mediocrità di questo secondo capitolo perché il bello arriverà nel terzo…o semplicemente per aggiungere più minutaggio.

Certo, per i più affezionati può funzionare il gioco delle citazioni – molte e spesso autoreferenziali, vedasi l’occhio di Michelle Rodriguez nel finale – ma è davvero poca cosa; alla fine l’esercizio più divertente è quello di guardare quale delle innumerevoli star  gigioneggi meglio sullo schermo, anche perché dato l’accumulo spropositato di personaggi, difficilmente ognuno avrà più di dieci minuti di screen time.  A riprova di ciò, è stato inserito anche un personaggio – El Camaleon – che cambia continuamente faccia e può così essere impersonato da ben quattro attori, tra cui la debuttante Lady Gaga. Se Charlie Sheen – che qui inspiegabilmente compare per la prima volta col suo vero nome, Carlos Estevez – sembra uscire fuori direttamente da Hot Shots nell’interpretare il Presidente degli Stati Uniti, mentre Demian Bichir è vittima di un pessimo personaggio bipolare. La sfida la vince probabilmente Mel Gibson con il suo magnifico cattivo-megalomane Voz, così come nei pochi minuti a loro disposizione sono divertenti le interpretazioni di Antonio Banderas e di Cuba Gooding Jr. Michelle Rodriguez fa il suo solito personaggio bad ass dal quale sembra non schiodarsi più, Sofia Vergara è una poco convinta e stereotipata padrona di un bordello, mentre la bellissima Amber Heard è una poliziotta con velleità da miss e fa bene la sua parte. Se fosse stata una gara a chi reciti più sopra le righe, però, sarebbe bastata una puntata di Saturday Night Live e non un film intero.

Il problema principale, comunque, per un film che dovrebbe puntare tutto sul divertimento, la battuta e l’azione è che la sciatteria del tutto rovina immancabilmente l’esperienza così che il divertimento latita e al massimo le trovate strappano un sorriso. Decisamente troppo poco.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here