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Tabula Rasa: la nuova serie Netflix, a metà tra sogno e dramma

2021

Cosa succede alla propria mente, quando accade qualcosa di forte, da cancellare una parte della propria vita dalla memoria e dai ricordi, proprio come quella “tabula rasa“, sulla quale, nell’antichità, si era soliti riscrivere una nuova storia.

Un evento tragico e straordinario che potrebbe accadere a chiunque, proprio come avviene per Annemie “Mie” D’Haeze, la protagonista della nuova serie Netflix, che prende il nome dall’antica espressione latina.

Tabula Rasa è una produzione belga, creata da Malin-Sarah Gozin, già trasmessa  a ottobre su Een, ma che verrà prossimamente dalla celebre piattaforma streaming.

Prendendo spunto anche dalle vicende di Legion, la narrazione che risulta poco affidabile, utilizza un’espediente molto efficace di contrapposizione dei piani all’interno di una struttura narrativa finita “a puzzle”, grazie al quale lo spettatore può ricostruire la  storia, mettendo insieme i pezzi e scoprirne la verità solo alla fine.

La vicenda segue un ordine drammatico e fatalista, nel quale la realtà quotidiana viene messa in discussione dal fato: in questo caso è un grave incidente stradale, a sconvolgere la vita di Mie, la quale viene colpita da una forma acuta di amnesia anterograda.

Nella fattispecie, ella si trova a ricordare lucidamente ogni dettaglio della sua vita prima dell’incidente, ma non è più in grado di memorizzare ulteriori informazioni, che possano aiutare a fare chiarezza su ciò che è accaduto e se vi siano altre persone coinvolte.

Sfruttando i canoni tradizionali del thriller psicologico, Tabula rasa, gioca sapientemente  con la strategia del narratore inaffidabile, introducendo anche gli elementi ambientali e strutturali del genere horror, all’interno dei quali la narrazione frammentata, oscilla continuamente tra i mesi precedenti all’incidente e la scomparsa di un altro personaggio che per l’ultima volta, era stato visto proprio in compagnia di Mie. In questo quadro vi è il confuso presente, dove la ragazza, internata in un istituto psichiatrico, non riesce a conciliare la costruzione temporale del suo presente e l’atmosfera di mistero e inquietudine che tiene alta la suspense dello spettatore, nonostante alcune debolezze strutturali della trama, che rendono il risultato finale un po acerbo e non del tutto convincente: un rischio da tener presente, quando si tenta la strada del thriller psicologico; scendere nelle profondità della mente e delle emozioni umane, portando fuori in maniera disarticolata, per lasciare al pubblico, il compito di costruire il “fitto giallo” della vicenda.

L’idea di fondo, di Tabula Rasa resta comunque buona e molto coraggiosa e in questo vi è un notevole supporto di un cast di alto livello, dalla cornice estetica e ambientale molto curata e dalla cura nella memoria onirica, che diventa quello dello sguardo che cerca con Mie, la soluzione per non cancellare tutto.

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