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Il numero 24 dei Los Angeles Lakers parla della sua lunga e gloriosa carriera Nba e del suo futuro in una lunga intervista ai microfoni di NbaTv.

Fermo per la restante parte della stagione per una lesione alla spalla destra Kobe Bryant si è concesso ad una lunga intervista ai microfoni di NbaTv. Innanzitutto Kobe parla del suo futuro:

Ho iniziato a riflettere su quello che voglio fare quando chiuderò con la pallacanestro giocata, non ho paura e affronterò quella transizione senza problemi. Però non posso dire quando sarà. Basta guardare gli Spurs – continua Bryant – pensavo fossero arrivati al capolinea 20 anni fa, invece continuano a vincere. Ecco, mi piacerebbe poter risorgere nello stesso modo. Cosa mi spinge a tornare? È una sfida con me stesso”

La superstar giallo-viola parla anche del passato soffermandosi sul rapporto con un suo ex compagno di squadra, quel Shaquille O’Neal con cui non sempre ha avuto un buon rapporto:

Con Shaq non sono mai stato amico, avevamo un’idea diversa del lavoro e di come si arriva al successo ma ci siamo sempre detti tutto in faccia. La gente pensa che per vincere, tutti devono per forza tenersi per mano e andare d’amore e d’accordo, ma non è così. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e fare il proprio dovere. Se vuoi essere un leader devi riuscire a ottenere il massimo dai tuoi compagni, devi spronarli ma devi anche saper essere critico quando serve. Non bisogna avere paura del confronto, un leader a volte deve passare per solitario. Io fuori dal campo non credo di esserlo, spesso sono aperto e socievole. Non so bene come sia venuta fuori la storia che io sia un solitario. Di certo la pallacanestro, come la interpreto io, ha avuto un impatto fondamentale anche sulla mia vita sociale. Coltivare amicizie richiede tempo, tempo che io ho dedicato e dedico al basket. Se vuoi diventare un giocatore speciale hai bisogno di fare sacrifici”

Infine Kobe parla dei giocatori che ammira di più:

“Ho avuto la fortuna, nei primi anni di carriera Nba, di giocare contro Mj, Stockton, Drexler, poi si è passati a gente come Lebron, KD, D-Wade, adesso c’è la nuova generazione, quella dei Curry, degli Harden, dei Thompson. Ecco, io li ammiro tutti, puoi apprezzo quello che sono riuscito a fare nella Nba, so di essere stato fortunato, devi essere nella giusta situazione per poter avere successo. La sconfitta che mi brucia di più? La serie contro i Celtics. Sono ancora arrabbiato adesso. Prima o poi forse mi passerà”